
Mikhail Saakashvili, eroe della ‘rivoluzione delle rose’ del 2003, continuerà a guidare la Georgia per i prossimi cinque anni: dopo una estenuante altalena durata ben oltre le 24 ore, il presidente della commissione elettorale centrale Levan Tarkhnishvili ha annunciato che il presidente uscente ha ottenuto il 52,8% dei voti nelle elezioni presidenziali anticipate di domenica.
Saakashvili evita così la necessità di un ballottaggio col rivale più accreditato, il candidato unico delle opposizioni Levan Gaceciladze: ma l’opposizione non sembra accontentarsi del pronunciamento di una commissione elettorale che considera vassalla del potere in carica e chiede il riconteggio di circa 100 mila schede. Già nella notte fra sabato e domenica, quando il presidente in pectore aveva festeggiato in base a un exit poll che lo vedeva vincente, i candidati rivali avevano gridato ai brogli e tirato fuori loro analisi su un inevitabile ballottaggio. E oggi gli oppositori sono scesi in piazza per sottolineare, al momento in modo pacifico, che non intendono lasciare mano libera a quello che definiscono un dittatore. A Tbilisi, una folla di 10.000 persone ha sfidato il gelo per manifestare il suo sostegno ai rivali di un presidente il cui carisma e’ rimasto gravemente danneggiato dalla dura reazione alle manifestazioni antigovernative del 7 novembre, culminate in una violenta repressione, una lunga serie di arresti, la proclamazione dello stato di emergenza e la chiusura delle emittenti scomode.
Gli osservatori occidentali hanno concesso con maggiore o minore entusiasmo il loro avallo alla correttezza della consultazione, “in linea - si legge in un comunicato emesso a scrutinio ancora iniziale - con le raccomandazioni e gli standard delle elezioni democratiche”. Ma se l’americano Alcee Hastings, leader della delegazione dell’Assemblea parlamentare dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), ha parlato di un “passo trionfale” per la giovane democrazia georgiana, il rappresentante dell’Odihr - l’ufficio di monitoraggio dell’Osce - Dieter Boden ha citato “intimidazioni” durante la campagna e irregolarità da valutare nelle sedi opportune, rimandando a febbraio il giudizio finale.
Quanto al capo delegazione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, Matias Eorsi, pur plaudendo alla “risposta democratica e alla soluzione pacifica” data alla “preoccupante crisi” di novembre, ha invitato “tutti a rispettare le regole del gioco e la costituzione”. Le violazioni “dovranno venire non solo lette, ma studiate, perché non si verifichino più. E’ un imperativo per il futuro della democrazia georgiana”.

Più diplomatica, ma altrettanto critica, la rappresentante del Parlamento europeo Marie Anne Isler Begun, che ha plaudito alla “possibilita’ per i georgiani di scegliere liberamente”, ma ha invitato a tenere conto anche della richiesta, sponsorizzata dalle opposizioni, di elezioni legislative in primavera.
Saakashvili resta il beniamino dell’Occidente, ma nel ruolo di sorvegliato speciale. Il presidente georgiano deve fare poi i conti in patria con un crollo verticale di consensi, paragonando il risultato attuale con il 96% dei voti ottenuto nel 2004. Non ha pagato presso gran parte dell’elettorato una politica economica aggressivamente liberista che piace all’estero, ma ha alti costi sociali e ha finito per creare - come nella Russia vituperata dal presidente georgiano - una classe di ‘oligarchi’ privilegiati a fronte di una larga fetta di popolazione ridotta alla pura sussistenza.
Il nuovo governo georgiano dovrà tenere conto del rischioso scivolone, e dedicare probabilmente piu’ attenzione ai finora disertati campi del welfare e dell’occupazione. A seconda delle fonti, si calcola che fra il 30% e il 50% della popolazione attiva sia senza lavoro, e l’emigrazione e’ diventata un fenomeno di massa.
In questo quadro, e’ stato perso di vista il referendum sull’adesione alla Nato, che la commissione centrale elettorale prendera’ in considerazione solo dopo il completamento dei conteggi sulla presidenza. Stando ad alcuni exit poll, anziché il plebiscito del 90% pronosticato dai sondaggi, il sì ha vinto, ma solo con il 60%. La geopolitica, ha constatato l’Ansa in interviste con i cittadini di Tbilisi - dove peraltro Saakashvili avrebbe ottenuto il risultato peggiore - non è certo la vera preoccupazione di una popolazione che stenta a trovare lavoro e quando ci riesce deve accontentarsi di salari minimi e condizioni arbitrarie.
- Lunedì 7 Gennaio 2008

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