[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto-gennaio/primarie-usa/normal_hillary-clinton1.jpg)
Hillary Clinton con la figlia Chelsea
Di lei, Hillary Rodham Clinton, dicono che abbia la corazza di una testuggine tanto è testarda, pugnace e capace di tirare fuori gli artigli proprio nei momenti di maggiore difficoltà, quando sembra che stia per sprofondare. E in difficoltà, Hillary, lo è stato davvero dopo l’inattesa batosta subita il 3 gennaio in Iowa per opera di Barack Obama, il senatore afroamericano dell’Illinois che la Clinton corporation ha finora dipinto come un rivale inesperto e persino un po’ naive. O anche, parola di Bill, come una “splendida fiaba per bambini” quasi a rimarcare il solco tra il pragmatismo di sua moglie, la sua capacità di coniugare speranze di cambiamento e concretezza, e la retorica sognatrice e morbida del suo rivale, quel Barak Hussein Obama che, avendo rifiutato di fare del colore della pelle una bandiera politica e razziale, è stato definito dalla stampa il meno nero di tutti gli afroamericani d’America.
Presentata con troppo anticipo come la vincitrice predestinata nella lunga corsa verso la Casa Bianca, Hillary Clinton ha saputo correggere la rotta dopo la sconfitta in Iowa e grazie a un momento di commozione, secondo i suoi detrattori sapientamente offerto alle telecamere nel New Hampshire, ha dato di sé, non si sa se per calcolo o per reale tensione emotiva, un’immagine meno fredda e sprezzante, più umana ed emotiva, simpatetica con quell’elettorato democratico che sembrava essersi perdutamente innamorato di Obama e delle sue generiche promesse di “cambiamento”. E la sua corsa è ripartita appunto dal New Hampshire, sconfiggendo per qualche migliaia di voti il senatore dell’Illinois, quanto tutto sembrava indicare una sua prossima uscita di scena.
Senatrice di New York, eletta nel 2000 e rieletta a furor di popolo nel 2006, Hillary, che ha ricevuto una severa educazione metodista ed è nata in un sobborgo della middleclass di Chicago, ha compiuto sessantanni il 26 ottobre scorso. Ha una figlia, Chelsea, che in tutte le occasioni pubbliche appare sempre con un sorriso timido sulle labbra - raccontano i media Usa - senza mai profferire parola, come schiacciata dal peso di due genitori che hanno fatto la storia e rimescolato, come in un’appassionante soap opera degna dei Kennedy, scabrose vicende private e grandi affreschi pubblici.
Ma Hillary ha soprattutto un marito, Bill, ancora amatissimo dal corpo elettorale democratico, che con i suoi consigli e il suo carisma può aiutarla a vincere ma che rischia anche di trasformarsi in un ingombrante compagno di viaggio che rischia di farle ombra, riducendone in qualche modo lo spessore e schiacciandola in un ruolo, quello di moglie di, contro cui, da femminista puntuta e liberal molto amata anche nei salotti ebraici newyorchesi, ha combattuto una vita. Quello che accadrà lo dirà il tempo, e soprattutto quello “tsunami-Tuesday” del 5 febbraio quando si voterà in ventidue Stati, tra cui Ny e California. Ma lei ha un obiettivo, vincere le primarie ed entrare nello Studio Ovale. E non sarà sufficiente il disgusto per l’establishment (che lei rappresenta), né l’insofferenza verso la banda dei “soliti noti” (i Bush e i Clinton), a frenarne le ambizioni cui la stampa aggiunge sistematicamente, quando si parla di lei, l’aggettivo “sfrenata”, quasi fosse una colpa. Determinazione, freddezza e capacità di calcolo, del resto, non le sono mai mancate, nemmeno quando, nove anni fa, si è presentata dignitosissima, davanti alle telecamere, per dire che sì, era disposta nonostante tutto a perdonare suo marito anche dopo quell’ultima scappatella sotto il tavolo della Studio Ovale.
LA SCHEDA
Professione: senatrice, ex First Lady
Data di nascita: 26 ottobre 1947, Chicago (Illinois)
Famiglia: sposata con Bill Clinton nel 1975, una figlia, Chelsea (1980).
Religione: metodista
Casa: Chappaqua, New York
LEGGI ANCHE: Gli altri articoli - Guarda la GALLERY-
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- Mercoledì 9 Gennaio 2008

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Il 11 Gennaio 2008 alle 11:36 Primarie Usa, le strategie dei candidati » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Vince Hillary, spinta dalle donne. Vince John McCain, ringiovanito dall’entusiasmo popolare per il suo “parlar chiaro”. Perdono Barack Obama, Mitt Romney, i media e i sondaggisti. E l’America, dopo due tappe che dovevano essere decisive - Iowa e New Hampshire - si ritrova al punto di partenza, con una gara dominata dall’incertezza e con tre democratici e quattro repubblicani ancora tutti in corsa per il premio finale: la Casa Bianca. [...]
Il 17 Gennaio 2008 alle 12:19 Primarie Usa, quanto conta veramente la guerra in Iraq? » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Un problema che riguarda soprattutto i democratici dal momento che i candidati repubblicani hanno posizioni più o meno identiche. La decisione di approvare con il suo voto al Senato la guerra all’Iraq costituisce oggi una spada di Damocle per Hillary Clinton che, avendo votato contro il rifinanziamento della missione senza un piano di ritiro delle truppe subisce oggi le forti critiche dell’ala pacifista ma anche di coloro che la accusano di aver voluto privare le truppe al fronte del finanziamento necessario a combattere. [...]
Il 17 Gennaio 2008 alle 15:20 Primarie Usa, quanto conta veramente la guerra in Iraq? » eBlog Network - Magazine ha scritto:
[...] Un problema che riguarda soprattutto i democratici dal momento che i candidati repubblicani hanno posizioni più o meno identiche. La decisione di approvare con il suo voto al Senato la guerra all’Iraq costituisce oggi una spada di Damocle per Hillary Clinton che, avendo votato contro il rifinanziamento della missione senza un piano di ritiro delle truppe subisce oggi le forti critiche dell’ala pacifista ma anche di coloro che la accusano di aver voluto privare le truppe al fronte del finanziamento necessario a combattere. [...]
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