Gli investigatori britannici - scrive stamani The Guardian - stanno mettendo a punto una nuova (e controversa) tecnica per indurre gli uomini sospettati di violenza sessuale a confessare: far inviare un sms o far fare una telefonata al sospetto stupratore. “Perché mi hai fatto questo?”, chiede la vittima dell’aggressione, di concerto con la polizia. Se il sospetto (che non sospetta di essere intercettato) risponde - “Scusami, non ero io, non succederà più” - dovrebbero scattare le manette. Tutto troppo semplice per essere vero. Perché quella delle telefonate trappola è una tecnica investigativa (già usata in alcuni Stati americani) che secondo molti è in palese violazione della cosiddetta Police and Criminal Evidence Act 1984 (Pace), una normativa che impone alla polizia di informare l’indagato prima di poterlo interrogare. In un Paese dove il rispetto degli imputati è sacro, un messaggio o una telefonata trappola è insomma percepita come una inammissibile violazione del diritto alla difesa. “Riconosciamo che l’uso di questo materiale probatorio è oggetto di discussioni”, ammette un investigatore capo citato da The Guardian.
Il caso Beth Ellis - una ragazza di ventotto anno che lo scorso anno ha inutilmente denunciato il suo padrino per ripetute violenze subite da bambina - ha però fatto scandalo in Inghilterra. E l’opinione pubblica non sembra più disposta ad accettare una legislazione, nel caso degli stupri, smaccatamente sfavorevole a donne e bambini. Lo stesso David Cameron, il popolare new Conservative che punta a Downing Street, ha fiutato l’aria e, sull’onda del caso Ellis, si è detto disponibile a rivedere le norme che regolano il processo penale nel caso delle violenze dentro le mura domestiche. In alcuni Stati americani, del resto, quello degli sms trappola è il modo più sicuro per incastrare i sospetti stupratori che conoscono la vittima della violenza, mentre oggi, in Gran Bretagna e in Galles, vengono condannati i presunti aggressori soltanto nel sei per cento dei casi. E spesso - scrive The Guardian - le donne che sporgono denuncia (14 mila ogni anno) vedono condannare non il loro aguzzino, ma la loro condotta sessuale, quasi fossero loro colpevoli.
Per le speranze degli investigatori c’è però un esempio virtuoso, quello del Canada, dove l’utilizzo di telefonate e sms trappola è stata ampliamente utilizzato senza contravvenire alla carta fondamentale del Paese. In California, dove questa tecnica è ampliamente utilizzata, i siti degli avvocati avvertono spesso i loro potenziali clienti di non dare mai informazioni essenziali al telefono o via sms alle loro (presunte) vittime. Ma l’esempio più illustre è quello del processo per abusi a Michael Jackson: gli investigatori cercarono di convincere nel 2005 il suo accusatore, Gavin Arvizo, a fargli una telefonata per indurlo a confessare. Niente da fare: il bambino ha rifiutato. E Jackson è stato assolto.
- Lunedì 14 Gennaio 2008

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Commenti
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Il 15 Gennaio 2008 alle 16:55 logani ha scritto:
Non vedo quale é il problema. Se per arrivare alla veritá ci sia bisogno di queste trovate, perché no?! I bambini vanno difesi dall’Orco con qualunque arma.
Logani
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