Anche se i più recenti sondaggi rivelano che solo il 25 per cento degli elettori americani considera la guerra in Iraq come il tema prioritario della campagna elettorale (contro il 50% preoccupato dalla crisi economica), la posizione assunta dai candidati rispetto al conflitto in Medio Oriente potrebbe rivelarsi importante per la vittoria alle primarie.
Un problema che riguarda soprattutto i democratici dal momento che i candidati repubblicani hanno posizioni più o meno identiche. La decisione di approvare con il suo voto al Senato la guerra all’Iraq costituisce oggi una spada di Damocle per Hillary Clinton che, avendo votato contro il rifinanziamento della missione senza un piano di ritiro delle truppe subisce oggi le forti critiche dell’ala pacifista ma anche di coloro che la accusano di aver voluto privare le truppe al fronte del finanziamento necessario a combattere.
Un problema risolto da John Edwards con un pentimento pubblico per il voto che nel 2002 diede all’operazione Iraqi Freedom, accompagnato da una decisa richiesta di ritiro delle truppe ultimamente un po’ meno evidenziata nei discorsi pubblici, complice anche il miglioramento delle condizioni sul terreno a Baghdad che sta limitando le perite americane sconfiggendo le forze ribelli e le milizie di al-Qaeda.
Anche Barak Obama chiede il ritiro delle truppe da quella che ha definito “una guerra imprudente” e lo fa con il vantaggio di non avere mai sostenuto in passato l’intervento contro Saddam Hussein. Definendo “occupazione” la presenza delle truppe americane in Iraq, Obama sostiene il rafforzamento dell’esercito afgano per concludere il conflitto contro al-Qaeda.
Nel campo repubblicano il senatore John McCain, ex pilota della Marina ed ex prigioniero di guerra in un carcere vietnamita di Hanoi, ha sostenuto il potenziamento delle forze in Iraq per concludere il conflitto con una vittoria. Fan della strategia del generale Petraeus, McCain ritiene che l’Iraq non possa essere abbandonato per evitare che diventi una nuova base di al-Qaeda.
Mike Huckabee attacca i democratici, che negano che quella campagna faccia parte della lotta al terrorismo, vedendo nell’offensiva di Petraeus la possibilità per ricompattare la società e la politica irachena. Un ritiro americano avrebbe conseguenze catastrofiche, posizione ribadita anche da Rudolph Giuliani che sostiene il rimpatrio dei soldati solo dopo la vittoria precisando che anche la riduzione delle forze prima di aver sconfitto il nemico finirebbe per aiutare i terroristi. Per l’ex sindaco di New York l’Iraq è solo uno dei fronti di lotta al terrorismo e un fallimento a Baghdad porterebbe a un bagno di sangue in tutto il Medio Oruente.
La polemica politica sulla guerra è quindi per ora un terreno di battaglia tra gli esponenti del Partito Democratico ma potrebbe rivelarsi un terreno di confronto tra i due candidati finali alla Casa Bianca, sempre che, entro l’autunno, Petraeus non regali a George Bush e ai repubblicani la vittoria decisiva.
LEGGI ANCHE: Mitt Romney conquista il Michigan, partita sempre più aperta tra i Repubblicani - Gli altri articoli sulle primarie - Guarda la GALLERY- Myspace
GLI SPECIALI: New York Times, Cnn, Washington Post, Youtube
n
n
n
- Giovedì 17 Gennaio 2008


LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.