
Un direttore d’orchestra di una banda militare al Congresso cinese
Nelle ultime settimane nuovi focolai di protesta sono divampati a Shanghai e Tianmen. È ancora presto per dire se siamo di fronte a un’inedita forma di dissidenza politica o si tratta di episodi di malumore tutto sommato controllabili al partito. Quel che è certo, secondo gli esperti interpellati, è che il passa parola in rete (ormai sempre più difficile da controllare per la polizia online) e sui media internazionali può conferire a proteste circoscritte (circa diecimila ogni anno, secondo il governo) un carattere più amplio, e dunque potenzialmente pericoloso per Pechino, in vista dei Giochi Olimpici. E questo anche se i manifestanti sono privi, come sono, di un struttura organizzata alle spalle.
Pochi giorni fa, a Tianmen, nella provincia di Hubei, è stato ucciso il primo “citizen reporter” cinese, Wei Wenhua, colpevole di aver filmato con il proprio telefono cellulare gli scontri tra una squadra di Ispettori municipali (il corpo amministrativo che fa rispettare l’ordine nelle aree urbane) e un gruppo di residenti che protestavano contro lo scarico dei rifiuti nei pressi delle proprie abitazioni. Wei è rimasto ucciso da calci e bastonate, e molti altri passanti sono finiti in ospedale. La protesta degli internauti non si è fatta attendere e su blog e forum di discussione hanno condannato duramente, sfuggendo alle maglie della censura, l’azione repressiva del governo. La stessa Zeng Junfang, vedova di Wei, ha chiesto giustizia. Risultato: il responsabile dell’ufficio dell’Amministrazione urbana di Tianmen, Qi Zhengjun, è stato arrestato per l’omicidio.
Non troppo lontano da Tianmen, a Shanghai, migliaia di cittadini si sono resi protagonisti di una manifestazione di protesta contro il prolungamento della linea ferroviaria ad alta velocità, che oggi collega il nuovo aeroporto internazionale di Pudong al centro città. In rivolta contro l’ampliamento della linea a levitazione magnetica, i manifestanti sostengono che genererebbe nuovo inquinamento acustico, atmosferico ed elettromagnetico. È stata la più grande manifestazione organizzata in Cina dai tempi delle proteste anti-giapponesi del 2005. La differenza, però, è che le contestazioni del 2005 furono tacitamente approvate dal governo, quelle di oggi sfidano le autorità. A fine giornata, le forze dell’ordine sono riuscite a far disperdere i manifestanti, ma questi ultimi hanno ribadito, anche sui blog, di non essere disposti a cedere. Ennesimo atto di coraggio in una Cina in continua evoluzione e attraversata da fermenti sociali. Ora resta da vedere se, in entrambi i casi, verrà fatta giustizia.
Un precedente positivo esiste: nel 2007, i residenti di Xiamen, cittadina del Fujian, sono riusciti a bloccare la costruzione di una fabbrica chimica vicino alle loro case. Tuttavia, ne esistono anche di negativi: pochi giorni fa è stata resa nota la sentenza contro Yu Changwu, un contadino cinese che, lo scorso dicembre, ha guidato circa quarantamila contadini di Fujing, cittadina al confine con la Russia, in una rivolta contro le autorità locali per ottenere la distribuzione dei terreni ora in mano allo Stato. Risultato: due anni di “rieducazione” nei campi di lavoro, come ai tempi della Rivoluzione culturale.
- Martedì 22 Gennaio 2008
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Il 22 Febbraio 2008 alle 11:16 Cina: blogger all’assalto della Grande Muraglia digitale » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Per ora sono solo i primi, timidi, tentativi di dissenso, ma qualcosa inizia a muoversi sotto la grande muraglia digitale di Pechino. Più il regime intensifica le misure censorie, più diventano chiari i contorni dell’enorme macchina del controllo manovrata dal governo. E, cosa non da poco, gli utenti più attenti iniziano a escogitare le contromosse. Armati di una buona dose di coraggio (gli arresti per attività sovversiva legata a Internet sono pur sempre all’ordine del giorno), alcuni netcitizen cinesi hanno iniziato a puntellare quà e là l’invalicabile sistema di sorveglianza. “Se non sai cosa c’è sulla tua testa, non potrai mai combatterla”, ha spiegato un blogger che ha messo a punto un programma di accesso a Wikipedia e Google, in grado di aggirare i filtri e i frequenti blocchi predisposti dal governo. Il software si chiama Gladder, contrazione di “Great Ladder”, ovvero una “grande scala” per provare a guardare un po’ più in là del muro censorio. Ma non si tratta di un tentativo isolato. Il New York Times ha raccolto diverse testimonianze di cittadini attivi sul fronte anticensura. È il caso Pan Liang, scrittore di romanzi per l’infanzia e responsabile di un sito sul tema. Solo quando il blog di un suo amico è stato improvvisamente bloccato, Liang ha iniziato ad aprire gli occhi: “Ho sempre avuto l’impressione che in Cina ci fosse qualche meccanismo di controllo, ma non avevo idea che si trattasse di una Grande Muraglia”. E così ha preso a raccontare il tutto sule sue pagine, ricorrendo a metafore storiche e letterarie. Un altro blogger ha fatto circolare le istruzioni per accedere a YouTube in caso di oscuramento. E c’è anche chi tenta la più utopistica strada legale: Du Dongjing, ingegnere elettronico ha denunciato China Telecom per violazione degli obblighi contrattuali (che, ovviamente, non parlano di restrizioni sull’accesso alla rete). Certo, presto la causa sarà insabbiata, ma intanto se ne parla. E in Cina è pur sempre qualcosa. [...]
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