- Tags: Egitto, Gaza, rafah, Striscia-di-Gaza
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Prosegue anche questa mattina il flusso di migliaia di palestinesi che da Gaza entrano in Egitto attraverso la grande breccia aperta ieri nella barriera d’acciaio di Rafah. La polizia egiziana, affiancata da quella di Hamas, sosta lungo la linea di frontiera senza intervenire, come vuole lo stesso Hosni Mubarak, il presidente del Cairo costretto a giostrarsi tra le pressioni di una piazza infuocata dalla mobilitazione dei Fratelli Musulmani e quelle di Israele.
Gli agenti palestinesi si limitano a saltuari controlli tra coloro che rientrano per verificare che non trasportino, insieme ai prodotti acquistati sul mercato egiziano di Rafah, quelle che vengono classificate come “merci proibite”: droga, armi e anche alcolici, banditi nella Steriscia da quando Hamas, nel giungo dello scorso anno, ha assunto con un putch il controllo politico e militare di Gaza.
L’arrivo in massa di palestinesi alla ricerca di qualunque tipo di merce da acquistare, sta intanto già facendo schizzare, fino a triplicare, i prezzi delle merci sul mercato di Rafah, nella sua parte egiziana. “Un sacco di 25 chili di cemento che fino a ieri costava 20 shekel, oggi ne costa già 60 e aumenterà ancora” racconta un uomo di ritorno dal territorio egiziano (60 shekel corrispondono a circa 11 euro), carico di ogni genere di mercanzia. Il prezzo che paga oltre la frontiera resta comunque molto più basso di quello che avrebbe pagato a Gaza, dove a causa dell’embargo israeliano il cemento da mesi è diventato praticamente introvabile e quel po’ che circolava arrivava a costare oltre 300 shekel.
- Giovedì 24 Gennaio 2008


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Commenti
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Il 24 Gennaio 2008 alle 14:55 ridetto ha scritto:
Io mi domando, ma dove prendono i soldi questi palestinesi? chi glieli dà? e inoltre, come fanno senza luce, gas, cibo etc a lanciare costantemente dei razzi su Israele? Ma non hanno nient’altro da fare?
Il 17 Aprile 2008 alle 9:53 Gaza, a cosa puntano davvero gli israeliani » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Lo stato ebraico, che con i carri armati è penetrato a più riprese nel territorio governato da Hamas, ha autorizzato ieri la ripresa delle forniture di carburante a Gaza, sospese da una settimana: una richiesta avanzata a più riprese dall’Unione Europea per il rischio che il blocco paralizzasse anche gli ospedali. Il riesplodere della tensione avviene in un periodo non casuale. Hamas è stato isolato anche dai Paesi arabi e si sente con le spalle al muro. Israele vuole cogliere questa occasione per assestare un colpo decisivo agli integralisti che controllano Gaza e allo stesso tempo obbligare il “moderato” presidente Abu Mazen a scegliere da che parte stare. Come spiega il sito del giornale israeliano Yediot Ahronoth, Hamas è sempre più isolata e i Paesi arabi temono che la violenza dilaghi in tutta l’area. L’Egitto ha allertato i suoi militari al confine con la Striscia, per evitare che i palestinesi aprano nuovi varchi nella frontiera, come avvenuto mesi fa. I legami di Hamas con l’Egitto, secondo Ynet, sono al minimo storico. “I siriani, d’altronde, hanno invitato Mahmoud Abbas (Abu Mazen) all’incontro della Lega Araba a Damasco”, mentre i membri di Hamas, tra cui Khaled Mashaal (ideologo del movimento integralista a lungo ospitato e protetto dalla Siria), non sono stati ammessi nemmeno come osservatori e questo ha minato seriamente la posizione di Hamas”. [...]
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