Quando il governatore dello stato di Guárico in Venezuela, Eduardo Manuitt, si è alzato come tutte le mattine per andare a lavorare non immaginava proprio che quella sarebbe stata una giornata diversa dalle altre.
Marlene Martín Brito, 36 anni, venezuelana ma con passaporto spagnolo, invece, aveva da qualche giorno come un presentimento. Non tanto per lei, quanto per le sue due figlie Kimberly e Giorleana, rispettivamente nove e sei anni. E così ha finito con il non staccarsi da loro, come per proteggerle. Ma in banca ci doveva proprio andare per un bonifico che ormai non poteva più rimandare. Quella di Altagracia de Orituco era la sua banca, non aveva nulla da temere. E allora le ha portate con sé. Eduardo invece ad Altagracia de Orituco e alla banca del BBVA, filiale venezuelana del Banco Provincial proprio non ci pensava. E neanche a Marlene di cui ignorava perfino l’esistenza. Ma le loro storie si sono intrecciate insieme a quelle di una quarantina di altri innocenti e 6 bambini. Per 36 ore, fino a rimanere impresse nella memoria. Oltre a Marlene infatti si stava dirigendo in banca un pugno di malviventi, pronti a tutto pur di assaltare il Banco Provincial di Altagracia de Orituco. Armi alla mano, volti mascherati, l’operazione scatta in un attimo e quando si accorgono che qualcuno ha dato l’allarme il gioco si trasforma in un incubo. I banditi si asserragliano dentro, clienti e impiegati si trasformano in ostaggi. Ma i malviventi non vogliono il panico e così offrono succo e cibo per tenere buona l’intera banca. E addirittura parlano al telefono con radio e televisioni.
Le interviste dei banditi a Radio Caracol
È solo più tardi, con la situazione ormai fuori controllo, che i banditi si trasformano mostrando aggressività e ferocia. “Hanno sparato colpendo un vetro, il terrore si è stampato sui volti dei sequestrati” racconta Marlene che dice anche di aver approfittato del delirio generale per chiudersi in bagno con le bambine. Ma un bandito la vede ed entra nel bagno armato. Le bambine si stringono alla madre fortissimo piangendo e gridando “non vogliamo morire”. Poi arriva finalmente l’ambulanza chiesta dai banditi per scappare insieme a cinque ostaggi. Marlene non è fra di loro e solo quando vede il pulmino perdersi lontano e trasformarsi in un punto capisce che l’incubo è finito.
La liberazione degli ostaggi
I banditi, loro, avrebbero terminato la loro corsa impazzita ad un posto di blocco in autostrada due ore dopo.
La cattura dei banditi da parte della polizia
“Ero tesissima, ora grazie a Dio sto meglio” dichiara adesso Marlene alle telecamere di mezzo mondo accorse sul posto per raccontare la vicenda. Ma un rimprovero la giovane spagnola-venezuelana ce l’ha “perché le autorità hanno ritardato così tanto ad inviare l’ambulanza quando è dalle 8 della sera che era stata richiesta? Ancora non riesco a crederlo.” A Marlene, come a tutti gli altri ostaggi, il governatore Eduardo dovrà dare delle risposte. Per il momento si limita a dichiarare: “La cosa più importante era salvare le vite degli ostaggi. E in questo, almeno ha avuto ragione”.
L’arrivo degli ostaggi all’ospedale
Il sequestro in banca ha cambiato la vita del governatore Eduardo: ha temuto una strage e con essa anni di onorata carriera andare in fumo, nelle polemiche. Quanto a Marlene, dopo quanto accaduto ha giurato a se stessa che in Venezuela non rimarrà un giorno di più. Entro la fine di febbraio si trasferirà in Spagna. Le figlie ancora sotto choc annuiscono: la seguiranno. Da lì sperano che sarà più facile dimenticare questa brutta storia.
- Mercoledì 30 Gennaio 2008


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