Ogni volta che il Partito Comunista Cinese allenta la presa, il Paese si evolve. E questa volta le novità riguardano le leggi sul matrimonio e sul divorzio. Fino al 2003, le giovani coppie che sceglievano di unirsi in matrimonio dovevano presentare a un ufficio comunale le autorizzazioni dei rispettivi datori di lavoro e un certificato di buona salute. Oggi, ai futuri sposi, basta presentare la carta di identità e un’autocertificazione che conferma lo stato libero di entrambi.
Le procedure che regolano il divorzio hanno subito la stessa evoluzione. Oggi basta un’amichevole constatazione delle due parti per decretare il fallimento della loro unione e rendere effettivo il divorzio. In ventiquattr’ore e pagando una tassa di dieci yuan, l’equivalente di un euro. Prima della riforma, invece, le coppie avevano bisogno dell’autorizzazione dei rispettivi datori di lavoro e degli amministratori comunali, nella maggior parte dei casi poco inclini a concederla.
Gli effetti della riforma si sono concretizzati essenzialmente in un aumento drastico del numero di divorzi nel Paese. In realtà, le separazioni di giovani sposi sono in aumento sin dagli anni ’80, quando se ne contavano una media di 341.000 ogni anno. Da allora i valori sono quadruplicati e le riforme del 2003 non hanno fatto altro che esacerbare una tendenza già in atto. Tra il 2003 e il 2006, i numeri si sono assestati su 1.2 milioni, ma i dati più eloquenti sono quelli registrati nel 2007: 1.4 milioni di divorzi, +18,2% rispetto all’anno precedente, a fronte di 9.5 milioni di matrimoni. Un dato sottostimato, afferma il China Daily, che trascura tutti divorzi ottenuti in tribunale.
Tante le ragioni che i sociologi orientali attribuiscono a questa nuova tendenza.
Anzitutto l’incapacità dei ragazzi nati negli anni della politica del figlio unico, educati come “imperatori del focolare”, a gestire in maniera equilibrata le relazioni con l’altro sesso. Allo stesso tempo, i lunghi periodi trascorsi per lavoro lontano da casa, da impiegati e da dirigenti, finiscono per trasformarsi, nel lungo periodo, in una minaccia per l’equilibrio della coppia. Infine, non va trascurato il processo di emancipazione femminile nella società cinese, che permette alle donne delle classi meno povere non solo di diventare “finanziariamente e mentalmente indipendenti”, ma anche di aspirare, come le cugine dall’altra parte dell’oceano, a un “matrimonio di qualità” piuttosto che a uno imposto dai familiari.
- Giovedì 31 Gennaio 2008



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