Sorriso smagliante, retorica kennediana, fisico asciutto: il senatore dell’Illinois Barack Obama, 46 anni, è l’uomo nuovo della politica statunitense. La stampa Usa lo ha definito il meno nero di tutti gli afroamericani. Forse perché più che a Martin Luther King, Malcolm X, Mohammed Alì, icone della stagione dei diritti civili e dell’orgoglio identitario “nigger”, il 46enne Barak Obama assomiglia a uno yuppie abbronzato e liberal, capace di toccare le corde profonde dell’elettorato, senza distinzioni di razza e di classe. Pacifista della prima ora, tra i pochi parlamentari ad essersi opposto, da subito, alla guerra in Iraq, è su di lui che punta la sinistra americana per riconquistare la Casa Bianca nel 2008 (Hillary Clinton permettendo).
Nato dal matrimonio tra un impiegato kenyota musulmano e una studentessa del Kansas, il senatore dell’Illinois (due legislature alle spalle) ha però un punto debole che i suoi avversari non mancheranno di rimarcare qualora dovesse vincere le primarie democratiche: il fatto di aver studiato, dai sei ai dodici anni, in una madrassa islamica di Giacarta. Per lui c’è pronto, tra i bloggers di destra, un nomignolo: Obama Bin Laden.
Joe Klein, decano dei commentatori politici d’America, ha seguito il tour del senatore in un giro di presentazione del suo libro The Audacity of Hope. Ed è giunto alla conclusione che Obama è l’erede dei grandi politici progressisti che negli anni ‘60 hanno cambiato il volto dell’America, sprovincializzandola: “Mentre viaggiavamo attraverso l’Illinois - scrive Klein - e poi oltre il Mississippi in Iowa, Obama sembrava l’equivalente politico di un arcobaleno: un evento improvviso e straordinario che suscita soggezione ed estasi”.
Quando ha deciso di sciogliere la riserva e candidarsi alle primarie democratiche, il 10 febbraio dell’anno scorso, lo ha fatto con un discorso sobrio e asciutto alla tv. Ha evocato Abramo Lincoln e invitato i suoi concittadini a rimanere uniti all’insegna delle “speranze e dei sogni comuni”. Pura retorica immaginifica e bob-kennediana, rivista e corretta per il 2008, con parole scandite con la precisione di un metronomo: sarà per questa sua dote che il Time gli dedicò la cover già nel primo numero del 2007? Di sicuro è anche il motivo per cui le sue immagini sono apparse, moltiplicandone le vendite, sulle copertine di riviste di moda come Vogue e Marieclaire. E anche su People dove, va detto, è stato immortalato nientemeno che in costume da bagno.
LA SCHEDA
Professione: avvocato, Senatore dell’Illinois eletto nel 2004. Dal 1997 al 2004 membro del Senato dell’Illinois
Data di nascita: 4 agosto 1961, Honolulu (Hawaii)
Famiglia: figlio di un immigrato del Kenia, sposato dal 1992 con Michelle Robinson, due figlie: Malia (1999) e Natasha (2001)
Religione: chiesa di Cristo
Casa: Chicago (Illinois)
IL PROGRAMMA
IRAQ: Si è opposto alla guerra in Iraq fin dal primo momento con motivazioni che si sono Poi rivelate profetiche. Fin dal 2002 aveva detto che Saddam Hussein non costituiva una minaccia imminente per gli Stati Uniti e che una invasione del Paese avrebbe portato ad una occupazione di lunghezza indeterminata, con costi Indeterminati e conseguenze imprevedibili. Entrato in Senato nel 2005 non ha dovuto votare la risoluzione che autorizzava l’invasione dell’Iraq (come ha fatto Invece Hillary Clinton) acquistando così un importante punto di attacco nei Confronti della sua maggiore rivale alla candidatura democratica.
IRAN: Cercherebbe una “aggressiva diplomazia personale” con Teheran, offrendo incentivi economici agli iraniani e possibilmente anche la promessa di “non cercare cambi di regime” se l’Iran cesserà di aiutare gli insorti in Iraq e comincerà a cooperare nella lotta al terrorismo e sulla questione nucleare.
AMBIENTE: Si è impegnato a diventare un leader della lotta contro i mutamenti del clima Se andrà alla Casa Bianca sottoloineando “la responsabilità che abbiamo con i nostri figli di lasciare questo pianeta in condizioni migliori di come l’abbiamo trovato”. E’ per una politica sull’energia che consenta all’America di aumentare la sua indipendenza energetica, con enfasi sulla produzione “non inquinante” di energia.
LOTTA ALLA POVERTÀ: “Vi sono 37 milioni di americani poveri. Gran parte di questa gente ha un lavoro ma non riesce lo stesso a far quadrare il bilancio. E tra i poveri ci sono troppe donne non sposate con figli a carico”. Obama ha trascorso diversi anni a Chicago ad organizzare assistenza agli abitanti dei quartieri poveri, puntando sulle iniziative per far ritrovare alle comunità, spesso dilaniate dalla violenza, una voce ed una speranza.
IMMIGRAZIONE: Figlio di uno studente del Kenya, cresciuto con un patrigno Indonesiano, Barack Obama ha vissuto sulla pelle i problemi di chi non è cittadino americano. Il senatore dell’Illinois è convinto che il problema della immigrazione “sia stato sfruttato dai politici per dividere la nazione piuttosto che per trovare una vera soluzione. E’ un atteggiamento che ha permesso al problema della immigrazione di continuare ad aggravarsi, con confini sempre più insicuri ed una economia sempre più dipendente dai milioni di lavoratori illegali”.
UNITÀ NAZIONALE: La lotta alla politica della divisione e la ricerca dei valori che uniscono i cittadini sono da sempre il suo ‘mantra’ politico. Una delle sue frasi più citate viene dal suo famoso discorso alla convention democratica del 2004: “Vi sono patrioti contrari alla guerra in Iraq e vi sono patrioti che la sostengono. Siamo un solo popolo, pronti a ribadire la nostra fedeltà alla bandiera, pronti a difendere gli Stati Uniti d’America. Non esiste un’America nera, un’America ispanica, un’America asiatica, un’America bianca: esistono solo gli Stati Uniti d’America”.
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- Lunedì 4 Febbraio 2008
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Commenti
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Il 4 Febbraio 2008 alle 16:34 nhico ha scritto:
Dalla capanna dello zio Tom alla Casa Bianca. E’ d’avvero un salto in alto da record mondiale.
Il 5 Febbraio 2008 alle 19:33 Primarie Usa, l’America con il fiato sospeso » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Quarantatre gare in 24 stati, exit poll e uno tsunami di risultati. Il trofeo più importante del Super Martedì, la California, che viene aggiudicato quando la Costa Est è andata letto. Un totale di 3.156 delegati assegnati secondo regole arcane. Metà degli Stati Uniti sono andati oggi alle urne: ecco una guida a una equazione a più incognite in cui si giocano la carriera politica i democratici Hillary Clinton e Barack Obama; tra i repubblicani John McCain e Mitt Romney. [...]
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