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Afghanistan, l’agguato nell’area più a rischio affidata agli italiani

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  • Tags: Afghanistan, Isaf, Militari, missione-italiana, Nato, Surobi
  • 3 commenti

Reparti scelti italiani impegnati in Afghanistan
L’uccisione del maresciallo Pezzulo e l’attacco alla colonna italiana nella valle di Uzeebin, nell’area di Surobi, confermano l’escalation delle azioni talebane anche nella regione della capitale afgana dove 3.000 militari della International Security Assistance Force della Nato operano da dicembre sotto il comando italiano.
Assumendo per otto mesi la guida del Regional Command Capital con la Brigata alpina Taurinense, l’Italia ha raddoppiato le responsabilità in Afghanistan dove già detiene il comando del settore ovest.

L’area di Surobi, circa 60 chilometri a est d Kabul, è una delle più calde dell’intero Afghanistan e non a caso per presidiare il forte che costituisce la base Nato sono stati mobilitati un centinaio di ranger del 4° Reggimento, unità d’élite degli alpini italiani.
Oltre ai ranger in quel settore operano anche altre componenti dell’Esercito italiano, come le unità del Reggimento CIMIC Group South di Motta di Livenza (Treviso), al quale appartengono i due soldati colpiti dal fuoco talebano, che ha il difficile compito di fornire aiuti alla popolazione civile per conquistarne il consenso.

Una missione complessa in un’area che tradizionalmente simpatizza per i talebani e dove le truppe alleate che dipendono dal Comando della capitale guidato dal generale di Brigata Federico Bonato sono in numero troppo limitato per poter controllare con efficacia il territorio al di fuori dell’area urbana d Kabul. Il settore di Surobi è scarsamente presidiato anche dalle forze governative afgane e i presidi di polizia lungo la strada che conduce a Jalalabad e al confine pachistano sono troppo deboli per contrastare talebani e gruppi criminali che attaccano i convogli e i veicoli in transito.
Proprio a Surobi, lungo questa strada, il 19 novembre 2001 venne uccisa dai miliziani la giornalista del Corriere della Sera Maria Grazia Cutuli assieme all’inviato spagnolo di El Mundo Julio Fuentes e due corrispondenti dell’agenzia Reuters, l’australiano Harry Burton e l’afghano Azizullah Haidari.

LEGGI ANCHE: Afghanistan, attacco agli italiani: un morto e un ferito - Pezzulo, il maresciallo ucciso era scampato a Nassiriya - Due comandi per 2350 italiani, a Kabul ed Herat - Un tributo di 12 militari in quattro anni - Prodi: la missione va avanti, ma la sinistra italiana chiede il ritiro delle truppe

Guarda le VIDEOCARTOLINE dei soldati italiani in Afghanistan
Guarda le GALLERY: Giovanni Pezzulo tutto Esercito e famiglia - Sulla cooperazione dei soldati italiani - Sulll’attività dei militari italiani in Afghanistan

  • gianandrea gaiani
  • Mercoledì 13 Febbraio 2008
Le videocartoline dei soldati italiani in Afghanistan »
« Afghanistan, 12 soldati italiani morti in 4 anni

Commenti

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Il 13 Febbraio 2008 alle 17:24 Afghanistan, attacco agli italiani: un morto e un ferito » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Due comandi per 2350 italiani, a Kabul ed Herat - Un tributo di 12 militari in quattro anni - L’agguato nell’area più a rischio affidata agli italiani Guarda la GALLERY dell’attività dei militari italiani in Afghanistan -Giovanni-Pezzulo: le news in tempo reale (fonte Google News) [...]

Il 13 Febbraio 2008 alle 20:14 Afghanistan, governo compatto: la missione va avanti » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] “Sentimenti di riconoscenza del Paese, di sentito cordoglio personale e di sincera partecipazione al grande dolore” della famiglia del maresciallo Pezzulo, ucciso “in uno dei momenti delicati dell’impegno italiano per la ricostruzione civile del paese” sono espressi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E che l’Italia intenda mantenere gli impegni presi “da Paese serio”, d’altra parte, lo ha messo subito in chiaro Romano Prodi. Assieme alla “vicinanza” espressa in mattinata alla famiglia del maresciallo Pezzulo, il premier dimissionario ha ammesso l’esistenza di “rischi” concreti per le truppe dislocate in qualsiasi parte del Paese, ma ha sottolineato l’obiettivo “di lungo periodo” al quale l’Italia non vuole sottrarsi: riportare in Afghanistan pace e sviluppo. Stessa fermezza è arrivata dal ministro degli Esteri Massimo D’Alema: “L’Italia rimane fortemente impegnata assieme alla comunità internazionale nell’opera di stabilizzazione dell’Afghanistan, per favorire il consolidamento democratico e porre le condizioni per lo sviluppo sociale ed economico del Paese”. E dal premier del Pd Walter Veltroni che ha confermato il sostegno del suo partito alle missioni all’estero; Silvio Berlusconi ha detto di condividere “da padre” il dolore dei genitori del militare italiano, mettendosi “a loro disposizione per qualunque necessità”. Alle parole del leader di Forza Italia si sono aggiunte quelle di Gianfranco Fini, che ha chiesto di evitare “strumentalizzazioni” e si è detto convinto che la missione italiana debba continuare “per la libertà e la democrazia del popolo afghano”. Se Forza Italia prospetta un aumento delle truppe, che nel centrodestra stia montando una richiesta ancora più interventista lo confermano anche le parole del senatore Sergio De Gregorio. Secondo il leader di “Italiani nel mondo” infatti, “sono necessari più uomini e più mezzi per tutelare i nostri soldati”. Prospettiva che ovviamente la Sinistra vede come il fumo negli occhi, ma che pure percepisce. Tanto che il capogruppo del Pdci in commissione Difesa al Senato Severino Galante ha denunciato “il rischio che il prossimo governo si pieghi alle pressioni degli Usa e impieghi ancora di più i soldati italiani in azioni di combattimento”. Ovvero al Sud, dove più forte è la guerriglia taleban e dove il Pentagono vorrebbe rinforzi dagli alleati europei. LEGGI ANCHE: Afghanistan l’agguato nell’area più a rischio [...]

Il 14 Febbraio 2008 alle 17:26 luanmagi ha scritto:

è morto mentre noi, comodi in poltrona, ci commuovevamo per la replica del telefilm Nassiria. Abbiamo un altro eroe, stava facendo del bene, e lo hanno ucciso. Una vedova e orfano in più. Altre vite spezzate. Perchè? quali che siano le parole che verranno dette, saranno tutte sbagliate e mancherà, come sempre, quella giusta BASTA. Che si ammazzino tra loro, che spariscano nel seventre della terra che li ha generati e con loro quelli che, per un oleodotto in più, usano la carne dei cittadini per una mattanza senza fine. Se dobbiamo morire lo possiamo fare per la nostra gente, per la nostra democrazia, per la nostra libertà, non per oleodotti infami e infami campi di papaveri. Questi ultimi devono essere distrutti e la terra resa incoltivabile, e gli americani sanno come farlo, lo sanno molto bene, hanno l’esperienza del vietnam…. non è un grido di sinistra o di un pacifista ma quello di un semplice cittadino. Basta e non raccontateci più la favola del bisogno di quei popoli, perchè, il bisogno lo misurate solo in base alla localizzazione del petrolio e delle sue vie, non in base a principi morali, in base all’interesse dei pochi e alla faccia della felicità dei molti.

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