Non è ancora il colpo da KO, ma Barack Obama, con la netta vittoria di ieri nelle primarie del Potomac, ha inferto a Hillary Clinton una sconfitta numerica severa e senza possibilità di appello. In Maryland, Virginia e nel Distretto di Columbia i distacchi tra i due candidati democratici sono stati in alcuni casi clamorosi e ora, secondo Realpolitics.com, il senatore dell’Illinois può contare su 1.2259 delegati (tra cui 156 superdelegati), 49 in più della rivale. Anche in questo round, in attesa del voto chiave del 4 marzo in Ohio e Texas, Obama ha confermato la sua capacità di sfondare tra gli elettori di origine afroamericana (a Washington lo hanno votato il 90% degli elettori neri), tra i giovani e tra gli indipendenti, ma questa volta è riuscito anche a fare breccia tra i gruppi tradizionalmente vicini alla Clinton: gli over 65 del Maryland, gli ispanici e gli elettori a basso reddito in Virginia, le donne. Un dato che conferma le difficoltà di tenuta dell’ex First Lady, costretta ora a rincorrere e a puntare tutte le sue carte sulla rivincita del 4 marzo. Per alcuni commentatori, l’ultima chiama a disposizione della Clinton per poter riacciuffare la nomination.
Sul fronte conservatore, McCain, il ragazzo terribile del Partito repubblicano, vince invece con percentuali larghe in Maryland e a Washington, la capitale del distretto di Columbia, aggiundicandosi una vittoria più sofferta, sul rivale Huckabee, anche nell’ultratradizionalista Virginia. L’ex reverendo, molto amato dalla destra del partito, ha già annunciato che non ha intenzione di ritirarsi, ma il distacco accumulato in numero di delegati (797 delegati vs 240, secondo Realpolitics.com) rende praticamente impossibile riaprire la partita. Per altro, la difficoltà del successo di McCain in Virginia, dove ha ottenuto solo il 50 per cento dei voti repubblicani, contro il 41 per cento per l’ex predicatore, ha confermato che i conservatori repubblicani continuano a non guardare con favore all’ex eroe del Vietnam, molto forte tra gli elettori “fluttuanti” e indipendenti ma troppo filodemocratico su temi chiave come quelli della lotta all’immigrazione e delle politiche sociale. Il suo sforzo, dato che la nomination non è in discussione, dovrà ora concentrarsi sulla ricostruzione dell’unità del Partito repubblicano.
- Mercoledì 13 Febbraio 2008
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