Il partito che sostiene il presidente si avvia verso un pesante fallimento nelle elezioni legislative che si sono svolte ieri, fra assenteismo e paure di attentati. “Via tutti gli uomini del re”, “La vendetta della democrazia”, “Alleati di Musharraf subiscono l’indignazione dei votanti”, titolano i giornali del mattino, dopo che nella notte i sostenitori dell’opposizione avevano già celebrato la vittoria.
Dodici ore dopo la chiusura delle urne, la Lega musulmana-N dell’ex primo ministro Nawaz Sharif guidava con il 29 per cento, seguita dal Partito popolare pachistano (Ppp) della leader assassinata Benazir Bhutto con il 27 per cento, contro il 9 per cento della Lega musulmana pachistana-Q (partito costituito sei anni fa da Musharraf) e il 7 per cento del partito nazionale pashtu Anp. Mentre è andato male il partito dei radicali islamici, Muttahida Majlis-e-Amal.
Sharif, rientrato da otto anni di esilio dopo accuse di corruzione, ha capitalizzato sulla rivalità aperta con Musharraf e il sostegno ai giudici, mentre il Ppp si è rafforzato sull’onda dell’emozione dell’omicidio della Bhutto, malgrado sia ormai un partito senza leader.
Uomini importanti, potenti, molto vicini al presidente, come il capo del partito Lega musulmana pachistana Chaudhry Shujaat Hussain e il ministro delle ferrovie e consigliere Sheikh Rashid Ahmed, non sono stati rieletti. “Se l’andamento è confermato, è un referendum contro il presidente”, afferma il giudice Wajihuddin Ahmed, a capo del movimento dei togati, che molta parte ha avuto nel crollo della popolarità di Musharraf. “È decisamente un voto contro Musharraf”, ha detto l’analista politico Kamran Shafi ha detto alla televisione privata Dawn.
“Questa è la voce della nazione”, aveva detto ieri Musharraf alla televisione di Stato. “Dobbiamo tutti accettare i risultati, me incluso”. Ottanta milioni di aventi diritto, la metà della popolazione, sono stati chiamati alle urne, l’affluenza è stata del 40 per cento, dopo una campagna elettorale silenziosa e sanguinosa, cominciata con l’assassinio della Bhutto a dicembre e conclusasi con un bilancio di 450 morti dall’inizio dell’anno. Ma la giornata si e’ svolta senza incidenti gravi.
I risultati definitivi di queste none elezioni nella storia dell’unico Paese musulmano dotato di arsenale nucleare arriveranno fra oggi e domani. La consultazione, per 272 dei 342 seggi del parlamento nazionale e per le assemblee provinciali, dovrebbe segnare la conclusione della transizione a un governo civile, dopo che Musharraf, su pressioni dell’alleato Stati Uniti, ha smesso la divisa da generale prima del giuramento per il nuovo mandato a novembre. La sua rielezione è contestata come incostituzionale dall’opposizione che se si dovesse alleare e ottenere due terzi del parlamento potrebbe chiedere l’impeachement di Musharraf.
Centinaia di osservatori stranieri e migliaia di pachistani hanno monitorato lo svolgimento delle elezioni, ma non sono stati autorizzati a condurre exit polls. Il gruppo dell’Unione europea dovrebbe esprimere un giudizio preliminare mercoledì.
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- Martedì 19 Febbraio 2008


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Commenti
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Il 19 Febbraio 2008 alle 9:40 Corrado Buccieri ha scritto:
Forse la volontà del popolo può valere
più di una guerra, se questo signore
non è gradito al suo popolo certo dev’essere sostituito democraticamente, e non come Saddam.
Il 19 Febbraio 2008 alle 10:14 nhico ha scritto:
La democrazia è bella perché uno ha la facoltà di scegliere. Ma non va dimenticato che sotto Saddam mancava proprio la democrazia.
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