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Musharraf, a dispetto dei santi (e dei voti): “Non ho intenzione di lasciare”

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  • Tags: Benazir Bhutto, Nawaz-Sharif, Pakistan, Pervez-Musharraf
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Il presidente pachistano Pervez Musharraf, in un’intervista al Wall Street Journal, ha escluso le sue dimissioni, malgrado l’eclatante vittoria dell’opposizione nelle elezioni legislative di lunedì: un trionfo che secondo gli analisti non semplifica la crisi politica nell’unico Paese musulmano dotato di atomica.

A chiederne le dimissioni si è aggiunto ieri anche Nawaz Sharif, ex primo ministro destituito nel colpo di Stato militare che nel 1999 ha portato al potere Musharraf. Il partito di Sharif, la Lega musulmana pachistana-N (Pml-N) è uscito seconda forza d’opposizione nelle elezioni, subito dopo il Partito popolare pachistano (Ppp) della leader assassinata Benazir Bhutto. Ora i due starebbero pensando a un governo di coalizione con il Pml-N.

Le elezioni, con un’affluenza del 45% superiore alle ultime del 2002, si sono trasformate in un vero referendum contro Musharraf. Il partito creato sei anni fa per sostenere l’allora generale, la Lega musulmana pachistana-Q (Pml-Q), è stato travolto da una sconfitta che ha colto di sopresa la presidenza.
Dagli ultimi risultati, non ancora definitivi, i due partiti d’opposizione avranno in parlamento la maggioranza dei seggi, se raggiungessero i due terzi potrebbero chiedere l’impeachement del presidente, di cui non riconoscono la legittimità perché eletto quando era ancora capo delle forze armate. Musharraf ha smesso la divisa a novembre, su pressioni americane, ma solo dopo essersi assicurato il secondo mandato presidenziale ed avere purgato con leggi speciali due terzi della Corte suprema a lui ostile.

La posizione del presidente non è mai stata tanto precaria, dicono gli osservatori a Islamabad, e ci sono timori per la stabilità del Pakistan. Musharraf, 64 anni, è stato un alleato degli Stati Uniti nella guerra al terrorismo internazionale e ha ricevuto in cambio 10 miliardi di dollari dal 2001, che hanno aiutato lo sviluppo dell’economia senza in alcun modo ridurre la povertà nel Paese di 160 milioni di persone, di cui il 31 per cento vive in indigenza.
Il presidente americano George Bush, in visita oggi nel Ghana, ha sottolineato che sono state elezioni libere e pertanto rappresentano una vittoria del popolo. “È stata una vittoria del popolo poiché è stato valutato che si è trattato di una consultazione libera: il popolo ha potuto parlare”, ha detto Bush nel corso di una conferenza stampa. Gli Usa amavano molto la Bhutto, ma non hanno nessuna simpatia per Nawaz Sharif.

Fino a questo momento i risultati parziali danno 87 seggi al Ppp, 66 al Pml-N, 39 al Pml-Q, 19 all’alleato del partito di Musharraf Mqm (che di fatto e’ solo nel Sindh), dieci all’Anp (nazionalista laico pashtun, nella Provincia di Frontiera del Nord Ovest), tre al Mma (alleanza di partiti islamici radicali, che ha subito una sconfitta) e 34 ad indipendenti e altri. (ANSA)

  • redazione
  • Mercoledì 20 Febbraio 2008
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Il 22 Febbraio 2008 alle 16:55 Pakistan: perché Musharraf giocherà la carta americana » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Le elezioni in Pakistan hanno lasciato il Paese in un equilibrio incerto. Per quanto molti analisti abbiano interpretato il risultato elettorale come un plebiscito contro Musharaf, tra le ombre che avvolgono il Paese vi è proprio il destino del Generale. Per capire meglio che cosa sta capitando a Islamabad, Panorama.it ha incontrato Swaran Singh, professore di Relazioni Internazionali e Studi Strategici presso la Jawaharal Nehru University di Nuova Delhi, in India. Professor Singh, fino a che punto è credibile che i due partiti di opposizione formino insieme un nuovo governo? Il punto della questione non è tanto se un’alleanza tra il Partito Popolare Pachistano (PPP) e la Lega musulmana pachistana-N (Pml-N) sia credibile, ma la mancanza di un’alternativa. Se questi due partiti non si metteranno d’accordo, non sarà formato il governo e bisognerà procedere con nuove elezioni. Ecco perché oggi i due gruppi sono alla disperata ricerca di un compromesso. Quali sono i principali motivi di attrito? Senza dubbio il destino del Generale Musharraf. Per quanto le elezioni abbiano chiaramente evidenziato un forte malcontento nei suoi confronti, la questione delicata è: se ed eventualmente come estrometterlo dal regime. E mentre il PPP è alla ricerca di una strategia di uscita onorevole, il Pml-N è pronto ad avviare la procedura di impeachment. Cosa potrebbe succedere in Pakistan se Musharraf fosse definitivamente estromesso dai giochi politici del Paese? Partendo dal presupposto che la priorità di Musharraf consiste nello scongiurare la concretizzazione di tale scenario, il suo partito, la Lega musulmana pachistana (Plm-Q), ha proposto al PPP di formare insieme un nuovo governo. Ma di fronte al rifiuto del PPP, Musharraf sembra ora orientato a giocare la carta americana. Cosa intende ? Gli Stati Uniti, che continuano a mantenere legami con il Genarale -in questi giorni in visita a Washington-, potrebbero trovare il modo per convincere il nuovo governo a non assumere un atteggiamento ostile nei suoi confronti. Inoltre, non è credibile che la nuova coalizione decida di guidare il Paese trascurando gli interessi dei militari. Anche se non sappiamo se l’esercito di fatto appoggi o meno Musharraf, è certo che ufficialmente non sosterrà mai decisioni eccessivamente dure nei suoi confronti. In tutto questo marasma, esiste qualche partito minore in grado di giocare un ruolo significativo? I candidati indipendenti che si sono presentati alle elezioni sono 27, ma i partiti che rappresentano sono troppo piccoli per giocare un ruolo significativo nella formazione del governo. Tuttavia, i loro voti potrebbero diventare determinanti per raggiungere la maggioranza dei due terzi necessaria per approvare le riforme costituzionali di cui il Paese ha bisogno. Che conseguenze hanno queste evoluzioni sulle relazioni tra Pakistan e, rispettivamente, Cina, India e Stati Uniti? Le relazioni tra Pakistan, Cina e Stati Uniti poggiano su basi talmente solide da rendere difficile immaginare delle modifiche sostanziali delle stesse, soprattutto nel breve periodo. Il caso indiano, invece, è un po’ diverso. Non appena in Pakistan saranno i politici e non più i militari a guidare il Paese, è possibile che i toni dei primi assumano sfumature populiste. In Pakistan, purtroppo, è molto facile ottenere l’approvazione delle masse dipingendo l’India come la causa principale della maggior parte dei problemi del Paese. Tuttavia, quella del populismo è solo un’ipotesi, cui non è detto verrà data sostanza. In conclusione, quindi, qual’è il suo giudizio su queste elezioni? Indipendentemente dal risultato finale, ritengo che le ultime elezioni abbiano dato prova del livello di maturità della democrazia in Pakistan. Fino a ieri sarebbe stato impensabile immaginare che la popolazione esprimesse il proprio dissenso contro il Generale Musharraf in maniera così chiara. Tuttavia, quello che mi auguro è che i leader politici siano in grado di gestire l’ondata di cambiamenti che sta attraversando il Paese evitando di appoggiare misure drastiche la cui unica conseguenza sarebbe l’aumento dell’instabilità. Ecco perché spero che l’opposizione raggiunga un accordo sul “destino” del Generale, tenendo anche in considerazione che, nonostante i suoi difetti, è l’unico leader che sa come guidare un Paese come il Pakistan. Benazir Bhutto sarebbe stata un’ottima alternativa, ma sia il marito che il figlio non sembrano avere la sua stessa stoffa. Almeno per ora. [...]

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