
Il senatore democratico dell’Illinois, Barack Obama
Con la netta affermazione di oggi nello Stato del Wisconsin, dove erano in palio novantasette delegati, e nelle “sue” Hawaii (venti delegati), Barack Obama ha portato a dieci il numero di vittorie consecutive contro Hillary Clinton, costretta ora a puntare tutte le carte sulla conquista di Texas e Ohio il 4 marzo. In pratica, l’ultima spiaggia prima della (eventuale) debacle. Scontata la netta vittoria nelle Hawaii, con oltre il 70% dei voti, il trionfo del senatore dell’Illinois è importante anche perché ottenuto in uno Stato come il Wisconsin dove la comunità afroamericana non è numerosa (circa il 10%) e il numero delle donne bianche e dei lavoratori sindacalizzati - considerati potenzialmente vicini alla base democratica della Clinton - è assai consistente. Quindi Obama sfonda anche tra le categorie che gli erano considerate più ostili.
Sul fronte repubblicano McCain, il senatore dell’Arizona, prosegue la sua corsa e ha praticamente ipotecato la vittoria finale sconfiggendo di larga misura Huckabee anche nelle primarie repubblicane a Washington. L’eroe del Vietnam, ormai con la vittoria in tasca, anziché rivolgere gli strali contro il suo rivale interno, ha duramente attaccato Obama, quello che ritiene il suo prossimo avversario, definendone l’oratoria “eloquente ma vuota”. Anche Hillary, ormai sulle difensive, ha puntato l’indice contro la “mancanza di esperienza” del senatore, per cercare di invertire la rotta nelle ultime battute di questa campagna elettorale. Difficile che questi atti d’accusa, iniziati dalle prima battute della campagna, possano improvvisamente contribuire a frenare la corsa di Obama, lanciatissima grazie anche all’entusiasmo degli elettori indipendenti, di sinistra e senza tessere in tasca.
Il servizio Reuters
Semmai, in casa democratica, per ora non c’è un vincitore. E molto probabilmente l’esito dipenderà (salvo sorprese, passi indietro, o una affermazione di Obama anche il 4 marzo) da che cosa decideranno di fare i superdelgati, quegli ottocento deputati, senatori e governatori che a Denver potrebbero decidere l’esito finale dello scontro. La battaglia si gioca anche su questo terreno. Per ottenere la nomination democratica bisogna conquistare 2025 delegati: per Obama, che secondo il Nyt ne ha conquistati finora 1117 elettivi, cinque in più della rivale, la strada è insomma ancora lunga, anche se i bookmakers, riporta Agipronews, ormai scommettono apertamente su di lui. La sua vittoria viene data a 1,25, contro il 3,30 affibbiato a Hillary Clinton.
- Mercoledì 20 Febbraio 2008


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Commenti
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Il 20 Febbraio 2008 alle 9:37 terranostra ha scritto:
Il nuovo avanza. Obama è vincente.
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