
La Serbia dice no all’indipendenza del Kosovo. E, di fronte ai riconoscimenti che arrivano progressivamente dalle principali capitali europee, compresa l’Italia, che lo ha fatto nel corso della seduta odierna del Consiglio dei Ministri, decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Belgrado, protestando insieme con il premier Voijlav Kostunica e invocando il ritorno del nuovo Stato al rango di provincia. In un centinaio hanno attaccato l’ambasciata statunitense e quelle di altri Paesi che hanno detto sì a Pristina. Sassi sono stati scagliati contro le filiali di banche occidentali, compresa quella di Unicredit.
Organizzata dal governo, la manifestazione è stata la sfogo dell’impotenza serba di fronte prima alla dichiarazione unilaterale di indipendenza e poi al riconoscimento del nuovo Stato da parte dei principali paesi europei, tranne la Spagna. Nel corteo anche uomini di cultura, come il regista Emir Kusturica. Il Kosovo, ha detto Kosturica nel comizio, “è il primo nome della Serbia. Il Kosovo appartiene alla Serbia. Il Kosovo appartiene al popolo serbo. Così è stato sempre e sempre sarà”. Anche stamattina c’erano state tensioni al confine di Merdare, nel sud della Serbia, dove un gruppo di 400 riservisti aveva attaccato il posto di controllo difeso da un centinaio di agenti kosovari di sorveglianza. Gli altri due posti di confine a Banja e Jarinije sono rimasti chiusi nel timore di nuovi raid da parte di serbi. A Mitrovica, enclave serba nel nord del Kosovo, c’è stato un nuovo attacco contro il tribunale gestito dalle Nazioni Unite: durante la notte qualcuno aveva preso a sassate le finestre del palazzo e in mattinata un centinaio di manifestanti si era radunato davanti al tribunale per protestare contro la presenza Onu.
Nel timore di attacchi dall’esterno del Kosovo, i ministri della Difesa della Nato, riuniti in Slovenia, hanno ipotizzato la creazione di forze di sicurezza che diano al nuovo Stato la possibilità di difendersi adeguatamente.
Ma c’è chi cerca di smorzare la tensione. Il presidente Boris Tadic, più attento di Kosturica nell’usare parole ultimative, oltre a dire che “la Serbia non riconoscerà mai il Kosovo”, ha aggiunto: “Ma non rinuncerà ad entrare nell’Unione Europea”.
- Giovedì 21 Febbraio 2008

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Commenti
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Il 21 Febbraio 2008 alle 21:17 paolo.manzo ha scritto:
Per l’Europa riconoscere l’indipendenza del Kosovo a mio avviso è stato un errore le cui conseguenze oggi non sono prevedibili ma sicuramente saranno nefaste a livello di scenario, nel lungo periodo.
Tutti sanno che mai i serbi accetteranno l’amputazione di quella che considerano la culla storica e religiosa della loro terra. Un po’ come se all’Italia togliessero Roma o all’Arabia Saudita La Mecca.
L’unica cosa che posso dire è che nel leggere le notizie di questi giorni la mia mente, non so perché, è andata a Francesco Ferdinando che nonostante le avvisaglie (una bomba sul treno blindato mentre l’arciduca arrivava a Sarajevo) volle sfilare comunque nella capitale bosniaca, dove anche le capre sapevano delle mire indipendentiste dall’Impero asburgico dei locali. Quello che è successo dopo lo sanno tutti.
Bene, i paesi che hanno riconosciuto l’indipendenza del Kosovo in questi giorni mi hanno ricordato un po’ Francesco Ferdinando.
Il 21 Febbraio 2008 alle 23:09 Serbia, proteste per il Kosovo. Il giallo di un morto all’ambasciata Usa » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] L’Europa riconosce il Kosovo. Assalti alle ambasciate in Serbia [...]
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