Una foto di Barack Obama vestito “all’araba” ha provocato un duro botta e risposta con Hillary Clinton. Dopo gli accostamenti non sempre involontari tra Obama e Osama (Bin Laden) e le false insinuazioni su una sua fede nell’Islam, è spuntata un’immagine del senatore dell’Illinois nell’abito tradizionale degli anziani dei villaggi somali. La foto è stata diffusa dal sito Drudgereport, tradizionalmente vicino ai repubblicani, che sostiene di averla ricevuta dallo staff di Hillary Clinton. Mostra Obama che, aiutato da un anziano, si prova una veste e un turbante bianchi che richiamano il tipico abbigliamento arabo. Fu scattata durante un tour in Africa del 2006 quando Obama fece tappa a Wajir, un’area rurale nel nord-est del Kenya, il Paese di cui è originario il senatore afroamericano.
Secondo Drudgereport, un assistente di Hillary l’ha spedita con un’osservazione: “Non la vedremmo su tutte le copertina se si trattasse della Clinton?”.
Pronta la reazione dello staff di Obama. Il direttore della sua campagna, David Plouffe, ha denunciato quella che ha definito come “la più vergognosa e offensiva criminalizzazione” di queste primarie. “Questo”, ha aggiunto, “è esattamente il tipo di politica fatta per dividere che allontana gli americani da tutti i partiti e fa perdere all’America il rispetto del mondo”. “Ora basta”, ha replicato Maggie Williams, responsabile della campagna della Clinton, “se lo staff di Obama vuol far credere che una foto di lui che indossa un abito tradizionale somalo divide, si dovrebbe vergognare”. “Hillary Clinton ha indossato gli abiti tradizionali dei Paesi che ha visitato e quelle immagini sono state ampiamente pubblicizzate”, ha osservato la collaboratrice dell’ex First Lady, “questo è solo il tentativo di distogliere l’attenzione dai veri problemi e di alimentare le stesse divisioni che si denunciano”.
Va ricordato, però, che a dicembre lo staff dell’ex First Lady silurò un coordinatore dell’Iowa che aveva inoltrato una “mail a catena” in cui si sosteneva che Obama fosse musulmano. Senza contare che l’associazione Obama-Osama è stata spesso fatta circolare maliziosamente dai detrattori del senatore afroamericano. La pubblicazione della foto è apparsa un colpo basso contro il senatore dell’Illinois, ad appena una settimana dalle cruciali primarie in Texas e Ohio.
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- Lunedì 25 Febbraio 2008



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Il 27 Febbraio 2008 alle 18:27 Sorpresa: su Cuba Miami la pensa come Obama » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Lo sanno anche le pietre. I cubani di Miami, gli irriducibili di Calle Ocho, hanno sempre votato repubblicano, a differenza del resto dei “latinos” statunitensi, che tradizionalmente votano democratico in un rapporto di due a uno. La storia, tuttavia, non sempre si ripete e, questa volta, in vista delle presidenziali Usa, potrebbero esserci molte sorprese. Soprattutto se il candidato che uscisse vincitore dalle primarie democratiche dovesse essere Barack Obama. L’uomo del turbante, come ormai lo chiamano affatto amichevolmente i supporter di Hillary Clinton, ha infatti chiarito che, se dovesse diventare presidente degli Stati Uniti, farebbe subito “due primi passi” assai graditi alla comunità di Miami: togliere le restrizioni ai viaggi aerei e navali verso l’Avana e azzerare le limitazioni all’invio di rimesse in denaro dagli Usa verso l’isola caraibica introdotte dall’amministrazione Bush nel 2004 e considerate come fumo negli occhi dai cubani in esilio. Gli esuli del castro-comunismo che oggi risiedono e votano negli States non sono del resto gli stessi di 45 anni fa: circa il 60 per cento di loro è arrivato sulle coste della Florida dopo il 1980 e, in base a due sondaggi (condotti il primo dalla Florida International University e dal quotidiano Sun-Sentinel e l’altro da Bendixen & Associates) per questi “new comers” prima di tutto viene la famiglia: le politiche che aumentano la “tensione” con l’isola caraibica e le sofferenze dei loro famigliari (e sono tanti) rimasti a Cuba sono ritenute dannose. Più che impedire i voli aerei (uno ogni tre anni in base alla legge attuale) e porre barriere all’invio di rimesse in denaro verso la madrepatria (adesso il limite massimo è di 100 dollari al mese) come è stato fatto nel 2004, moltissimi esuli cubani desiderano esattamente il contrario. E per questo oggi sarebbero disposti, in controtendenza con il passato, persino a votare per un presidente democratico anche se finora la nomina di Raúl Castro e degli altri dirigenti è avvenuta chiaramente nel segno della più assoluta continuità politica. [...]
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