Un prete condannato a un anno di carcere per proselitismo. Decine e decine di visti rifiutati ad alti responsabili religiosi. E l’invito, formulato nel maggio 2007, a lasciare il paese a causa delle minacce di Al Qaeda. Dall’Algeria giungono pessime notizie per la Chiesa cattolica. A tenere banco in queste ultime ore è la condanna formulata dal tribunale di Maghnia (al confine con il Marocco) contro Pierre Wallez, prete cattolico francese accusato di aver presieduto una messa in una bidonville della città algerina per dei migranti subsahariani. Una legge approvata il 28 febbraio 2006, e giustificata con non meglio precisate “ragioni di sicurezza”, vieta infatti le riunioni religiose non musulmune in luoghi di culto non ufficiali.
Questa volta, però, la pazienza di Monsignor Teissier ha superato il limite. Profondamente rattristato, l’Arcivescovo di Algeri sostiene che “il nostro prete non ha mai ufficiato una messa, si è trattato di una visita di un cristiano ad altri cristiani”. In Algeria da ormai sessant’anni, Monsignor Tessier, figura storica della Chiesa cattolica nel Maghreb, è convinto che “questo episodio di condanna segna un passo ulteriore della minaccia che incombe sulla piccola comunità cattolica presente in Algeria”.
Perché tanta paura dei cristiani?
Noi cattolici stiamo subendo le conseguenze della lotta che le autorità algerine hanno deciso di ingaggiare contro i gruppi evangelisti, che sono finanziati dagli americani e composti da fedeli di origine musulmana che provengono dalla Kabilia, una regione tradizionalmente critica nei confronti del regime algerino. È un fenomeno assolutamente inedito che mette a rischio il rapporto di fiducia che noi cattolici abbiamo costruito con i musulmani negli ultimi decenni.
Eppure non tutti in Algeria distinguono tra varie confessioni cristiane. Non vede il rischio di una guerra di religione tra cristianità e Islam?
La legge del febbraio 2006 è stata adottata per combattere questi evangelisti, ma, è vero, ormai molti algerini non fanno più la differenza tra noi e loro. Al contrario dei cristiani evangelici, noi cattolici non ci presentiamo mai in una logica di scontro, ma di confronto. È quindi mio dovere riaffermare la nostra convinzione di voler perseguire con i musulmani un rapporto di dialogo e rispetto reciproco
C’è il rischio che la comunità cattolica scompaia dall’Algeria?
Spero di no, ma i segnali sono negativi. Subiamo pressioni che non hanno riscontro nella storia di questo Paese. Vede, dall’indipendenza dell’Algeria nel 1962, i cristiani hanno sempre rappresentato una comunità numericamente insignificante. Siamo rimasti qualche migliaio. La guerra civile degli anni ‘90 è stata poi molto pesante – basti ricordare la tragedia di Tibhirine – ma siamo sempre riusciti a dimostrare la nostra vicinanza al popolo algerino. Oggi invece ci si invita a lasciare il territorio con il pretesto che la nostra sicurezza non è più garantita. A questo si aggiungono i visti negati ai superiori delle varie congregazioni cattoliche e molti cattolici vivono sparsi tra le città, le campagne e addirittura le oasi. Siamo esposti a un isolamento che giudico molto pericoloso.
- Mercoledì 27 Febbraio 2008



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