- Tags: carri-armati, Colombia, Ecuador, Farc, guerra, Hugo-Chavez, Venezuela
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Al presidente venezuelano Hugo Rafael Chávez Frías si riconoscono molte peculiarità: aver raccolto l’eredità di Fidel Castro, aver inventato, a comunismo sepolto, il “socialismo del secolo XXI” e infine avere suggerito al mondo che le Farc, le Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia, non sarebbero un gruppo terrorista in crisi bensì degli eroici guerriglieri, ignorandone macchie ed implicazioni con il narcotraffico. Da ieri, a Chavez si può attribuire un quarto traguardo: avere riportato lo spettro della guerra in America Latina.
Dieci battaglioni con decine di carri armati inviati alla frontiera con la Colombia, la chiusura dell’ambasciata venezuelana a Bogotà, tutto il personale diplomatico ritirato, l’aviazione mobilitata. Sono queste alcune delle misure adottate domenica 2 marzo dal presidente venezuelano, letteralmente infuriato perché qualche ora prima l’esercito colombiano aveva ucciso il numero due delle Farc, Raúl Reyes. “Un vero rivoluzionario”, lo ha definito Chávez sapendo che la sua eliminazione rappresenta l’ennesimo colpo inferto ai guerriglieri marxisti dal presidente colombiano Álvaro Uribe Velez.
Come mai questa misura così drastica? Ufficialmente la Colombia è stata accusata da Chávez di avere sconfinato in Ecuador durante gli scontri con le Farc che sabato 1 marzo hanno portato all’uccisione di Reyes. Ipotesi tutt’altro che peregrina dal momento che quella di rifugiarsi presso stati vicini è una strategia consolidata delle Farc che da anni approfittano dei confini “porosi” con Ecuador e Venezuela.
In realtà, l’avere per l’ennesima volta attirato tutta l’attenzione dei mass-media su un nemico esterno (sia esso l’Impero, Álvaro Uribe o il re di Spagna), porta ad un risultato concreto, molto utile a Chávez. Non si parlerà più dell’inflazione galoppante che sta erodendo il potere d’acquisto dei venezuelani, nonostante l’introduzione di una nuova moneta dall’inizio del 2008, il bolivar forte. Né della mancanza di prodotti alimentari base, dal latte alle uova, che da mesi soffre il popolo della Repubblica Bolivariana de Venezuela.
La minaccia di guerra alla Colombia, dunque, per ora appare più come un diversivo ad uso e consumo interno che una reale minaccia. Resta il fatto che dal conflitto delle Falkland-Malvinas nella regione non soffiavano più venti di guerra. Nel 1982 lo scontro Argentina-Inghilterra segnò drammaticamente una generazione di giovani lanciati al macello da una giunta militare già destinata al fallimento. Di fatto la guerra con Londra per riprendere le Falkland-Malvinas fu l’ultimo colpo di coda di Gualtieri prima del crollo della dittatura.
Il video-SERVIZIO della Cnn
- Lunedì 3 Marzo 2008


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Commenti
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Il 3 Marzo 2008 alle 12:00 paolo.manzo ha scritto:
Aggiornamento: anche l’Ecuador ha ordinato l’espulsione dell’ambasciatore colombiano da Quito, poche ore dopo avere richiamo il proprio rappresentante.
Inoltre, dopo avere consultato il presidente venezuelano Hugo Chávez, il presidente dell’Ecuador Rafael Correa ha schierato anche le sue truppe alla frontiera con la Colombia
Il 5 Marzo 2008 alle 12:41 Uribe denuncia Chávez per “finanziamento al genocidio” » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Dal canto suo il ministro degli Esteri venezuelano Nicolás Maduro ha definito i documenti resi pubblici dal governo colombiano “semplicemente ridicoli” e, mentre circa l’85% dei venezuelani secondo i sondaggi dei principali giornali del paese sono contrari a una guerra con la Colombia, Caracas continua a gettare benzina sul fuoco. Da oggi, infatti, ha interrotto ogni flusso commerciale verso Bogotà. Una misura che si aggiunge ai dieci battaglioni con migliaia di soldati e decine di carri armati inviati alla frontiera e all’interruzione di tutte le relazioni diplomatiche ordinata da Chávez il 2 marzo scorso. Come mai, mentre Ecuador e Colombia hanno ripreso a dialogare nelle ultime ore e stanno cercando di risolvere la crisi attraverso le vie normali diplomatiche, Caracas e Bogotà sono ormai ai ferri corti? Chávez ha messo “nel mirino” Uribe a partire dallo scorso dicembre, quando quest’ultimo decise di riprendere in mano direttamente il dialogo con le Farc, cercando di escludere il presidente venezuelano dal ruolo di mediatore privilegiato nelle trattative con i ribelli marxisti colombiani. Uribe, tuttavia, non ce l’ha fatta ad escludere il presidente del Venezuela, il quale ha continuato nella sua missione oramai non più richiesta dal governo colombiano, interloquendo con le Farc e contribuendo negli ultimi due mesi alla liberazione di sei ostaggi. Questo sovrapporsi di ruoli e la differenza di approccio dei due presidenti – Uribe è contro ogni concessione alla guerriglia marxista, Chávez li considera, ricambiato, degli eroi - ha fatto precipitare le cose alla prima occasione possibile. Occasione che si è presentata sabato primo marzo quando la Colombia ha fatto sconfinare alcuni suoi soldati in Ecuador durante gli scontri con le Farc che hanno portato all’uccisione di Reyes. [...]
Il 18 Aprile 2008 alle 13:02 Colombia sotto choc: telecamere aperte sulle Farc » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Di certo c’è che grazie ai video online è possibile ascoltare e vedere la faccia di Pastor Alape, capo Farc della regione colombiana del Magdalena Medio nonché probabile successore di Raúl Reyes, il numero uno del gruppo ucciso un mese e mezzo fa. Alape parla con una flemma che si confà di più ai salotti buoni che a una guerriglia che negli ultimi decenni ha ucciso migliaia di colombiani. Sulla sua testa gli Stati Uniti hanno messo una taglia di 4 milioni di dollari. C’è da scommettere: in questo momento sarebbero disposti a versarli immediatamente e in contanti a Beriain, a patto di conoscere il luogo in cui l’intervista ad Alape è stata fatta. Al di là delle polemiche, tuttavia, i video sono un documento molto utile per capire come dopo l’uccisione di Reyes, le Farc stiano cercando di riorganizzarsi. [...]
Il 11 Luglio 2008 alle 15:08 Chávez incontra “fratello Uribe” e torna a Canossa » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Oggi il presidente venezuelano Hugo Rafael Chávez Frías riceve il suo omologo colombiano Álvaro Uribe Vélez nella città di Coro (Venezuela nord-occidentale) e lo fa, sono parole sue, “come si riceve un fratello”. Un bel giro di valzer rispetto a quattro mesi fa quando l’ex tenente dei paracadutisti di Caracas aveva deciso di chiudere le frontiere con Bogotá e mobilitare decine di carri armati al confine, dichiarandosi pronto a fare la guerra al governo colombiano colpevole di aver ucciso in un’operazione militare al confine ecuadoriano il numero 2 delle Farc, Raúl Reyes, commemorato da Chávez come “un vero rivoluzionario”. La vita è strana. Soprattutto in America Latina dove ai giri di valzer e alle contraddizioni di Hugo sono oramai un po’ tutti abituati. Ma perché stupirsi? Non è lui del resto che dall’aprile 2002 non perde occasione per attaccare a parole l’impero Usa, colpevole a suo dire di aver tentato di rovesciarlo con un golpe durato 48 ore, cui però ha continuato a vendere in questi anni la maggior parte del petrolio venezualeano prodotto dalla Citgo, la società petrolifera di proprietà della compagnia statale venezuelana PDVSA (sede centrale a Huston, Texas) , da qualche anno completamente controllata dal líder máximo di Caracas? [...]
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