Si è conclusa alle prime luci dell’alba di oggi l’operazione che l’esercito israeliano ha lanciato nella notte tra venerdì e sabato nel campo profughi di Jabalyia, nel nord della Striscia di Gaza, e costata la vita a 76 palestinesi parte dei quali bambini e civili, e a due soldati israeliani. Le vittime degli ultimi sei giorni di scontri a Gaza sono complessivamente 111 da parte palestinese.
Le unità della brigata Givati sono arretrate fino alla zona vicina al cimitero dei martiri, a ridosso della barriera che delimita il confine fra la Striscia e il territorio di Israele e dove sostano normalmente. Una posizione dalla quale possono agevolmente, e in ogni momento, lanciare nuove incursioni. A poche ore dal ritiro i miliziani palestinesi hanno ripreso a lanciare razzi sulle città di Sderot e di Asqhelon (con una ventina di civili ricoverati in stato di shock), attività che in realtà non avevano mai interrotto neppure durante i combattimenti con le forze israeliane. Hamas ha così potuto cantare vittoria mostrando il ripiegamento israeliano come una fuga. Migliaia di palestinesi sono scesi in piazza nella città di Gaza e nel campo profughi di Jabalyia celebrando l’evento.
Immagini da Askelon e Gaza
“L’ingresso dei mezzi corazzati israeliani nel territorio della Striscia non richiede una operazione di sfondamento come ad esempio è accaduto nel Libano del sud - spiega una fonte dell’esercito israeliano all’Ansa - e questo perché tecnicamente le nostre unità si trovano già al di là della linea di frontiera, sostando normalmente in territorio palestinese sia pure senza intervenire”. Di incursioni come quelle di Jabalyia ne avvengono frequentemente e in varie zone della Striscia, ma normalmente si concludono dopo poche ore: a Jabalyia l’operazione è stata piú lunga nella durata e ha avuto un maggior numero di obiettivi da raggiungere, e questo spiegherebbe anche la ragione dell’altissimo numero di vittime. “Terminata questa azione - ribadisce la fonte - non significa che entro brevissimo tempo non ne vengano condotte altre: anche per questo i canti di vittoria di Hamas sono fuori luogo, e loro lo sanno molto bene”.
La conferma che non si tratti di alcun ritiro, ma solo di una operazione conclusa in attesa che ne vanga lanciata una nuova, è poi giunta in mattinata anche dal primo ministro Ehud Olmert. Parlando alla Commissione parlamentare per gli affari esteri e la difesa, Olmert ha detto che Israele ha due obiettivi principali: mettere fine ai lanci di razzi da Gaza verso il Neghev ed indebolire il regime di Hamas, e questo evidentemente implica che vengano condotte nuove azioni militari. Per raggiungere tali obiettivi, ieri il ministro della difesa Ehud Barak aveva addirittura evocato una operazione di terra più estesa e massiccia rispetto a quella condotta a Jabalyia. Olmert ha rilevato d’altra parte che Israele intende proseguire i negoziati di pace “con i palestinesi pragmatici”, ossia con l’Anp di Abu Mazen che due giorni fa ha però congelato tutti i rapporti con lo Stato ebraico.
Un gesto che è bastato a far tracimare la tensione dalla Striscia di Gaza a tutta la Cisgiordania dove anche oggi si sono ripetute manifestazioni di protesta a sostegno di Gaza e incidenti fra dimostranti palestinesi e forze di polizia israeliane. Scontri sono avvenuti praticamente su tutte le principali arterie stradali della Cisgiordania, come non accadeva da anni. In questo clima che qualcuno arriva a definire da “pre-intifada” è atteso con ansia l’arrivo del segretario di Stato generale americano Condoleeza Rice, che sbarcherà mercoledì a Gerusalemme. Oggi è invece iniziata la missione dell’alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Javier Solana.
- Lunedì 3 Marzo 2008



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