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“È superfluo ricorrere ai sondaggi di opinione per analizzare gli umori della società iraniana, basta raccogliere gli sms scambiati sul nostro territorio”. Per Babak Khabiri, specialista dei fenomeni sociali in Iran, la questione è semplice: in un Paese bombardato da mattina a sera dai messaggi propagandistici del presidente Ahmadinejad, dove i media indipendenti si contano sulle dite di una mano, il cellulare è diventato il mezzo di comunicazione di massa più efficace per sfuggire alle maglie del regime degli ayatollah. Basta farlo di notte.
Le cifre fornite dalla Mobile Communications Company (l’operatore di telefonia mobile iraniana) rivelano infatti che dei venti milioni di sms inviati ogni giorno, l’ora di punta è tra le dieci di sera e l’una del mattino. Secondo il web magazine panarabo Mianeh, “i giovani iraniani approfittano del sonno dei conservatori per scambiarsi messaggi divertenti, sovversivi, insolenti”. Il fenomeno ha assunto dimensioni così vaste da assumere i contorni di “una rete sociale invisibile”, capace di produrre conseguenze sorprendenti. In cima al best of, non potevano mancare gli sms che deridono la politica nucleare di Ahmadinejad. In un periodo dove i media ufficiali martellavano l’opinione pubblica a colpi di slogan pro-nucleare, i giovani mandavano in piena notte messaggi del tipo: “Mi dispiace svegliarti. Niente di particolare. Volevo solo dirti che l’energia nucleare è un nostro diritto inalienabile”.
Obiettivo numero uno della gioventù iraniana è spesso, se non sempre, il presidente Ahmadinejad, preso di mira in seguito al suo invito di sfruttare l’asino come mezzo di trasporto per risparmiare benzina e, all’indomani del suo discorso tenuto alla Columbia University, e di convincere le ragazze a portare l’hijab. Ma proprio un sms scambiato sulla delicatissima questione del velo musulmano ha portato all’arresto nell’agosto 2007 di un ragazzo accusato di “detenzione e invio di messaggi immorali”.
Da Teheran alla regione meridionale del Kuzhestan, passando per il Khorasan o Ispahan, la condanna ha ovviamente fatto il giro del Paese in poche ore. Al punto da sollevare un polverone non appena i media hanno evocato l’esistenza di “una polizia tecnologica della telefonia mobile”. Una notizia prontamente smentita dal governo che, dopo aver programmato la nascita di un reparto di poliziotti specializzati nella caccia agli sms “sovversivi”, si è presto rassegnato all’idea che si trattava di una missione impossibile.
- Mercoledì 5 Marzo 2008

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