
Confermando i sondaggi della vigilia, il Psoe del premier Zapatero ha vinto le elezioni in Spagna e ottenuto, a scrutinio concluso, il 43.7% dei voti e 169 seggi (+5), sei in meno di quanti necessari per raggiungere la maggioranza assoluta in Parlamento.
Per governare Zp, come lo chiamano affettuosamente i quotidiani spagnoli, dovrà, come nel quadriennio 2004-2008, costruire alleanze variabili con gli ex comunisti di Izquierda Unida (3 seggi) e con i partiti regionali, dal Pnv basco (6 seggi) ai catalani Convergència i Unió (10 seggi) e Esquerra republicana (3 seggi): un quadro tutto sommato rassicurante per i socialisti di Zapatero, usciti vincitori da una competizione elettorale che in generale ha rafforzato il bipartitismo e indebolito i partiti minori.
Anche il Partido Popular di Mariano Rajoy, che pure non è riuscito nell’obiettivo della rimonta, ha infatti ottenuto un risultato ragguardevole, aggiudicandosi il 40% dei voti e 154 seggi, sei in più del 2004. Il rafforzamento del bipartitismo in Spagna è un dato in controtendenza con quanto accade in gran parte dei Paesi europei da molti anni, dove l’onda lunga del frazionamento del consenso e l’astensionismo sembra non conoscere battute d’arresto: le due grandi formazioni di massa (Pp e Psoe) raggiungono nel prossimo Parlamento il 92% dei seggi, un dato mai così alto dalla fine del franchismo. Un dato che non ha eguali in nessun Paese dell’Europa continentale.
Zapatero aveva confidato proprio sull’alta affluenza alle urne per ottenere il bis alla Moncloa. E alta partecipazione (75%) è stata, favorita anche dall’emozione suscitata dall’assassinio nella basca Mondragon, venerdì scorso, dell’ex consigliere comunale socialista Isaias Carrasco per mano di un commando dell’Eta. La difficoltà sarà ora, per il premier, quella di darsi un programma di legislatura che non sia la semplice riedizione di quanto realizzato con il divorzio-express o i matrimoni gay. Anche perché prolungare il braccio con la Conferenza episcopale spagnola, che non ha mai cessato di fare campagna contro il laicismo del Psoe, rischia di inasprire ulteriormente il clima in un Paese che sta cercando faticosamente di fare conti con la propria memoria. Indebolito dall’appello zapaterista al voto utile, il leader ex comunista di Iu Gaspar Llamazares ha annunciato le proprie dimissioni. La totale marginalizzazione del partito ex comunista in Spagna è forse uno dei dati più significativi di questa tornata elettorale, dove ha vinto Zapatero ma anche Rajoy può dire di avere rafforzato il partito e l’opposizione popolare.
VIDEO: L’annuncio della vittoria di Maria Teresa Fernandez de la Vega, braccio destro di ZP:
Il VIDEO servizio:
ZP, il discorso della vittoria:
LEGGI ANCHE: Voto in Spagna, il dossier
- Lunedì 10 Marzo 2008

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Commenti
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Il 10 Marzo 2008 alle 10:22 edoardo.argentino ha scritto:
Padova, 10 marzo 008.
Alla Direzione di Omnibus La7 ( always You !).
Prima che inizino le ostilità dei politicanti nel nuovo giorno che sta nascendo, fra le vostre ed altre mura, un cosa vorrei dirvi.
Voi che siete “culo&camicia” con l’ Uomo “WeCan” del Pd che ha già cominciato da ieri sera e continuato questa notte, ad esultare e magnificare, sui Giornali Radio e Tv Pubbliche e Private, la vittoria dei Socialisti alle Elezioni Spagnole ed in Francia ( ma quelle erano elezioni Municipali, ricordatelo però !), lasciatemi fare una prece.
Dite ai “Guru” del Pd, che non si sono dimostrati, a mio avviso, così “politically-correct”, andando a strombazzare ai propri militanti Rossi un pò ingenui in verità, che >. Ma come fate a spiegare a quegli stessi proseliti, allora, che in Italia il Socialismo della Rosa nel Pugno di Boselli, è stato lasciato oltre la siepe della grande Coalizione del Pd, il Nuovo, il Futurista Partito che secondo i Massimi dirigenti Radical-Rossi, sconvolgerà l’Italia ? Non sentite “in quell’aria, respirar qualcosa anche d’antico…..o io vivo altrove ” ?
Vi ricordo che nel frattempo il vostro Presidente Mortadella, proprio in queste ore, si è ritirato, bontà sua, dalla politica tutta, per sempre (deo gratias !). Avete pensato chi sarà il Nuovo Presidente del Pd, da oggi in poi ? Il Nocchiero D’Alema testè asportato a forza dal suo “Icarus”, l’ex-Birmano Fassino od il Trans Sircana, così per dare anche lì, una svolta “Socialista” ? Ma la Rosa nel Pugno, ndò stà ? Sempre sopra coperta ?
My compliments, Rossi Vermigli, You Can. Continuate così, le Idi di Aprile si avvicinano, e la furbizia vostra non demorde mai, anzi continua “a naufragar nel vostro mare…de munnezza”.
Edoardo Argentino.
Il 10 Marzo 2008 alle 18:26 Francia o Spagna, purché si litighi. A sinistra scoppia la polemica sul riformismo » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] E pensare che fino a qualche settimana fa erano nella stessa maggioranza a sostenere Romano Prodi. E ora? Oggi sono tante le cose cambiate: il governo non c’è più, la maggioranza s’è squagliata al primo sole, il Professore annuncia di voler lasciare la politica, il Pd è partito da solo, la Sinistra non sta a guardare, i socialisti sono rimasti fuori dai grandi giochi. Oggi (meglio, da giorni) Bertinotti e Veltroni si divertono a darsi pizzicotti, quasi fossero l’uno per l’altro il nemico politico da battere, come fossero i soli a correre per Palazzo Chigi. E Boselli? Anche solo per farsi notare, il “trasformato” segretario socialista, dice la sua e non ci sta. Ultimo - ma solo in ordine di temo - casus belli è il risultato delle elezioni. Ma non quelle che si terranno ad aprile in Italia. Bensì quelle che si sono appena chiuse in Spagna e in Francia: sono questi risultati a fare da specchio del malessere del popolo della sinistra italiana. Infatti il leader del Pd, Walter Veltroni legge così la vittoria di Zapatero al di là dei Pirenei e la sconfitta di Sarkozy oltralpe: “Sta spirando un vento nuovo in Europa e in occidente”, che “suggerisce di essere realisti e innovatori, di avere quella sana radicalità del riformismo che è necessaria”. Secondo l’ex sindaco di Roma, insomma, l’esito delle urne avrebbe infatti premiato il riformismo democratico a danno delle posizioni più massimaliste della sinistra. Tradotta, la tesi di Veltroni vuol dire: “Le sinistre radicali hanno subito un peggioramento serio”: “Si capisce da parte dei cittadini che oggi la sfida non è di testimonianza ma di realismo e innovazione”. Affermazioni che hanno mandato, ovviamente, su tutte le furie il leader di Prc, Fausto Bertinotti: “Io sono convinto che il voto in Spagna e in Francia, come quello che sta accadendo negli Stati Uniti, ci dicono che sta cambiando aria, che c’è bisogno di aprire una fase nuova nella vita di un occidente che ha sempre più bisogno di armonizzare la crescita economica, necessaria e del tutto insufficiente, con una attenzione alle diseguaglianze”. Il vento che il candidato premier della Sinistra-Arcobaleno vede spirare da Madrid e Parigi non è di “pesante peggioramento della sinistra radicale” avvertito da Veltroni. Anzi: “Le destre perdono in Spagna e in Francia” continua Bertinotti “ma sull’Europa mi fermerei un momento, perché si è visto che le socialdemocrazie perdono perdono e la sinistra avanza”. Il problema riguarda invece l’Italia, aggiunge il presidente della Camera, dove “di formazioni socialiste non ce ne sono”. Apriti cielo! L’uscita del Subcomandante Fausto non poteva non irritare Enrico Boselli. Costretto, dopo essere rimasto escluso dalle grandi alleanze e dopo aver incassato anche il no di Mastella, a correre da solo e fare una fatica immane per cercare di liberarsi, nelle tabelle dei sondaggi o nelle partecipazioni televisive, dall’indeterminatezza della scritta “altri partiti”. A stretto giro di posta, l’ex mite Boselli risponde, piccato: “Bertinotti dovrebbe essere rosso di vergogna” dice il leader del garofano “in Italia un partito socialista c’è da 116 anni e correrà alle prossime elezioni politiche con un proprio simbolo e un proprio candidato premier”. E pensare che fra qualche settimana, dovessero vincere, Pd, Sinistra Arcobaleno e socialisti potrebbero ritrovarsi a governare insieme città, comuni e regioni… [...]
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