Anche se la vittoria militare conseguita dal generale David Petraeus contro le milizie di al-Qaeda ha relegato il conflitto iracheno a un ruolo marginale nella corsa alle elezioni presidenziali statunitensi, sulla guerra al terrorismo e soprattutto sul fronte afgano ancora caldo si intrecciano le campagne elettorali italiana e americana. E il tema è destinato a surriscaldarsi ancora di più all’inzio tra meno di un mese quando, dal 2 al 4 aprile, si riunirà il vertice Nato a Bucarest.
Se negli Usa il dibattito è affrontato apertamente dai tre candidati (McCain per i Repubblicani, Obama e Clinton per i Democratici) in Italia le missioni militari all’estero sembrano essere quasi scomparse dal dibattito politico (e dai media) con l’avvio della campagna elettorale, nonostante l’affollamento di generali in lista.
In realtà, se si esclude la Sinistra Arcobaleno che chiede il ritiro delle truppe dall’Afghanistan, tutte le altre compagini politiche sono favorevoli a mantenere l’impegno militare a Kabul e Herat ma nessuno si vuole sbilanciare sulle richieste sempre più forti provenienti dagli Usa, dai vertici della Nato e dagli alleati canadesi, britannici e olandesi che premono perché anche gli italiani combattano apertamente i talebani rimuovendo le limitazioni poste finora al contingente. Argomento all’ordine del giorno proprio nel vertice di Bucarest.
Un tema spinoso che rischia di mettere in imbarazzo sia il Pdl che da sempre si dichiara filo-statunitense, sia il Pd, spiazzato dalle recenti dichiarazioni di Barack Obama.
Il candidato democratico, divenuto quasi un idolo dei “progressisti” italiani, ha dichiarato a fine febbraio che “con tutto il rispetto per i nostri alleati della Nato, ho detto chiaramente che abbiamo bisogno di maggiore sostegno da loro e dobbiamo anche rimuovere alcune delle limitazioni che hanno imposto alle loro forze. Non possiamo avere una situazione dove gli Stati Uniti sono chiamati a fare il lavoro sporco, o insieme alla Gran Bretagna, e nessun altro vuole impegnarsi nei veri scontri a fuoco con i talebani”.
Parole dure rivolte chiaramente a Germania e Italia anche se Obama non ha citato nessun paese in particolare. Dal governo italiano e dal Pd nessuna reazione ma, anche se le limitazioni all’impiego bellico permangono, negli ultimi giorni sembra che a Herat siano giunti in silenzio nuovi rinforzi italiani inclusi un centinaio di paracadutisti della Folgore. Del resto, il 18 febbraio il sottosegretario alla Difesa, Lorenzo Forcieri, riferì alla stampa la presenza di 2.400-2.500 militari. Dieci giorni dopo Massimo D’Alema dichiarò che i soldati italiani erano 2.600 e il 6 marzo, ancora D’Alema, parlò di 2.700 militari. Senza dimenticare che documenti ufficiali della Nato riferivano già il mese scorso di 2.880 soldati italiani presenti.
- Martedì 11 Marzo 2008
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Commenti
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Il 12 Marzo 2008 alle 15:44 La spirale silenziosa | Sara Taricani ha scritto:
[...] Leggo sul blog di Panorama un post molto interessante sulla questione del ruolo dei militari italiani all’estero. [...]
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