Per evitare nuove violenze, l’Onu si ritira dalla zona settentrionale di Mitrovica, la città nel nord del Kosovo divisa dal fiume Ibar che è stata teatro oggi un’ondata di violenze provocate dai nazionalisti serbi. I rappresentanti di Russia e Serbia hanno fatto sapere che sono allo studio non meglio precisate iniziative comuni per tutelare tutti quei cittadini serbi-kosovari (tra gli 8.000 e i 10.000) che hanno scelto di restare nei palazzi del quartiere nord, lungo la strada che porta al confine con la Serbia, e che guardano alla secessione kosovara con preoccupazione e spesso con paura. Il significato del messaggio è chiaro: sul no all’indipendenza del Kosovo non si tratta.
Il bilancio degli scontri, originati dal tentativo Onu e Nato di sgomberare un tribunale Onu occupato dai nazionalisti serbi, è di almeno cento feriti, venticinque dei quali poliziotti dell’Unmik e otto dei quali militari delle forza di pace Nato. E ora lo scontro, coinciso con il quarto anniversario delle rivolte anti-serbe, si è spostato subito sul piano diplomatico. Con la Russia, grande protettrice della Serbia, che ha ribadito quando va ammonendo da mesi: “L’acuirsi della tensione nei è una diretta conseguenza della dichiarazioni unilaterale di indipendenza fatta da Pristina e della non accettazione dai serbi del Kosovo di questo atto illegittimo”. Nulla di nuovo sotto il sole. Come era ampiamente prevedibile la reazione del presidente serbo, Boris Tadic, che ha esortato la polizia Onu e il contingente di pace Nato ad astenersi dall’uso della forza contro i cittadini serbi, già vittime di una pulizia etnica postbellica che ha stravolto gli equilibri demografici del Kosovo. Anche la risposta del presidente del Kosovo Fatmir Sejdiu, che ha condannato senza mezzi temini “l’attacco brutale dei manifestanti” contro le forze dell’ordine, era tutto sommato prevedibile. Sono i grandi attori internazionali che possono decidere la partita. E finora i più attivi sembrano proprio i russi, reduci da un incontro con Kostunica, il premier serbo uscente. Sul no all’indipendenza del Kosovo, proclamata unilateralmente il 17 febbraio scorso, Belgrado e Mosca non ammettono negoziati.
- Lunedì 17 Marzo 2008


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