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Tibet, la censura cinese online vede tutto. O quasi

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  • Tags: Cina, dalai-lama, lhasa, Tibet
  • 3 commenti

Un attivista filotibetano viene portato via dalla polizia in Himachal Pradesh, India,
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Pechino ha mostrato i muscoli contro i tibetani in rivolta. E ha messo in campo tutta la sua formidabile capacità di controllare l’informazione su internet. Un’abilità raffinata, metodica, capillare. Le forze dell’ordine hanno isolato la regione in rivolta non soltanto fisicamente con un “cordone sanitario”, ma hanno anche minuziosamente cancellato le tracce del dissenso sul web, dalle immagini alle discussioni. I cinesi non possono vedere su Youtube i filmati in cui gli agenti reprimono con violenza le proteste. I motori di ricerca non danno risultati per parole come Lhasa, capitale del Tibet, e i commenti dei blogger critici verso l’intervento sono stati eliminati dal web. I controllori sono entrati perfino nelle conversazioni private, bloccando le chat su QQ (il sistema di instant messaging più usato in Cina) quando gli utenti scrivono il nome della provincia ribelle o altre parole sensibili. E anche la pagina sul Tibet della Wikipedia cinese Baidu Baike è inaccessibile. Secondo alcuni analisti si tratta delle prove generali in vista delle Olimpiadi di agosto. Ma alcune persone sono riusciti ad attraversare le maglie della censura: sul web il consenso nella Repubblica popolare non è così monolitico come appare.

Il sito Cryptome ha pubblicato alcune foto scattate nelle strade di Lhasa, presidiata dalle forze dell’ordine: sono visibili i segni delle devastazioni dei giorni scorsi. Nel tempo i cinesi hanno imparato come aggirare, in parte, il controllo sul web: per esempio, scrivendo commenti a post o articoli sul Tibet nei spazi dove lo sguardo dei censori è più distratto perché non sono dedicati alla politica o all’informazione: come siti, forum e blog dedicati al turismo e all’intrattenimento. Il portale China Digital Times dell’università di Berkeley ha pubblicato una breve conversazione avvenuta su Tianya, una comunità online con sei milioni di membri: “Che c’è da discutere?” dice un utente “la spazzatura separatista dovrebbe essere uccisa. Non è una buona idea parlarne soltanto. Anche se ci fosse un giorno la democrazia, supporterei comunque un partito nazionalista”. Risponde un altro: “Ma comunque è sbagliato eliminare l’argomento. Le persone in Cina hanno il diritto di sapere. Un sito grande come Tianya non ha nessun focus, nessuna pagina di discussione. Inoltre, la maggior parte dei cinesi difenderebbe l’unità”.
L’opinione pubblica non è favorevole alle proteste dei tibetani, ma sul web si possono trovare segni di insofferenza verso l’asfissiante controllo dei media. Per esempio, tra i brevi messaggi dei microblog di Fanfou, un servizio simile a Twitter. Scrive un utente: “Mi oppongo fermamente all’indipendenza tibetana, ma voglio che siano garantiti i diritti appropriati per la regione autonoma del Tibet”. Altri appoggiano invece la repressione: “Davvero non capisco perché questi tibetani danno costantemente problemi, sarebbe meglio sterminarli”.

Pechino ha approfittato della mobilitazione contro gli autonomisti della “cricca del Dalai Lama”, come l’ha definita il primo ministro Wen Jiapao, per realizzare un giro di vite contro i dissidenti in tutta la nazione. È stato processato l’attivista Hu Jia che rischia fino a cinque anni di carcere. E nelle province confinanti con il Tibet sale la tensione: China Digital Times racconta di manifestazioni e scontri nel Gansu e nel Sichuan.

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Repressione in Tibet e diritti umani: l’Italia deve boicottare le Olimpiadi di Pechino?
  • luca.delloiacovo
  • Martedì 18 Marzo 2008
L’occhio indiscreto di Sarkò. Che sbircia il décolleté di Bar Rafaeli »
« Tibet: il premier cinese accusa “la cricca del Dalai Lama”

Commenti

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Il 18 Marzo 2008 alle 20:55 otrebla ha scritto:

Penso che la Cina stia facendo un passo molto pericoloso per la pace Mondiale, la vedo molto brutta, soppratutto perchè l’Amministrazione Americana non può andare tanto contro la Cina anzi per nulla perchè ha dei legami molto potenti di commercio…!!!
Le Olimpiadi possono essere anche boicottate ma serve a poco, sarà solo una enorme notizia che nulla potrà fermare la ideologia della Cina di voler prevaricare a tutti i costi…

Lo sdegno dei popoli sarà enorme ma l’interesse di commercio e politico che ne consegue sarà il motore di un futuro problematico, sotto il profilo di una guerra fredda fra America e Cina con relativi interessi al mercato della Guerra stessa.

Ogni momento come questo è sinonimo di passaggi obbligati che non possiamo evitare se non con un dialogo difficile ma sempre possibile.

Diversamente saranno problemi che rifletteranno inetavilmente su tutto il globo.

Nessuno può farneticare e prevedere chissà cosa, ma se diamo uno sguardo inditro alla storia, non cambia nulla sotto questo sole, dovremmo attendere la fine di maggio per vedere a che punto questo NUOVO FOCOLAIO DI VIOLENZA CI PORTERA’, sperando in un nuovo dialogo chirificatore fra i popoli, naturalmente con i relativi interessi economici di sopravvivenza.

a maggio a fine maggio, qualcosa potremo vedere meglio

Il 1 Agosto 2008 alle 11:52 Internet: Pechino allenta la morsa della censura » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Un internet point in Cina La Cina ha annunciato oggi di aver tolto la censura su numerosi siti Internet, tra cui quello di Amnesty International. Lo hanno deciso Comitato organizzatore e il Comitato internazionale olimpico dopo la condanna arrivata dalla comunità internazionale per le restrizioni alla libertà di stampa. Restano tuttavia ancora oscurati alcuni siti come quello della Bbc in cinese, dei dissidenti e dei protibetani. Un certo numero di siti su Internet erano stati bloccati da Comitato olimpico inizialmente perché in “violazione delle leggi cinesi”. Decisione fortemente contestata da Amnesty International che aveva accusato l’organizzazione di “tradire lo spirito olimpico”. Fino a ieri pero gli organizzatori avevano continuato a sostenere le proprie ragioni: “Auspichiamo”, aveva detto Sun Weide, portavoce degli organizzatori , “che i mass media stranieri al riguardo rispettino le nostre norme”. Le autorità cinesi operano un vaso controllo sulla rete, oscurando portali scomodi al regime, gli esperti parlano di un lavoro svolto da oltre 40mila agenti. Da sempre Reporter senza frontiere descrive il paese come il “nemico di internet” [...]

Il 23 Ottobre 2008 alle 18:55 Il parlamento europeo premia il dissidente cinese Hu Jia » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Due settimane fa non è riuscito ad ottenere il premio Nobel per la pace, ma l’Occidente ha deciso comunque di premiare il suo impegno per la promozione dei diritti civili in Cina. Quest’anno il Parlamento europeo ha deciso di assegnare il Premio Sakharov 2008 al dissidente cinese Hu Jia, famoso in tutto il mondo per la difesa dell’ambiente, la lotta all’Aids e le battaglie civili nel suo paese. Jia, detenuto in carcere dal marzo del 2007, è stato condannato a tre anni e mezzo di prigione per aver partecipato attraverso una webcam ad una conferenza del Parlamento europeo e aver criticato duramente l’autoritarismo del governo di Pechino. Hu Jia è nato a Pechino il 25 luglio 1973. I suoi genitori, impegnati sin da giovani in battaglie per i diritti civili, vengono etichettati come “dissidenti” dal governo cinese e fino al 1978 sono costretti a cambiare più volte residenza. Nel 1996 Jia si laurea alla Scuola economica di Pechino, specializzandosi in ingegneria informatica. Durante il periodo universitario inizia il suo impegno nelle questioni sociali e fa parte di diverse organizzazioni per la difesa dell’ambiente, come ad esempio “Friends of Nature” e “Green Camp”. Partecipa così a numerose iniziative di protesta, come alla campagna per il salvataggio delle antilopi tibetane, specie uccisa da decenni per la lavorazione delle pellicce. Dal 2000 inizia ad interessarsi anche al problema dell’Aids, diventando molto popolare per le sue accuse contro Pechino, ritenuto responsabile della continua crescita della malattia in tutto il territorio cinese. Negli stessi anni è impegnato in numerose campagne per la liberazione di vari prigionieri politici cinesi, tra cui l’amico Wan Yanhai. La sua lotta per i diritti civili col tempo si fa sempre pù accesa e la sua campagna contro l’autoritarismo del governo acquista una visibilità sempre più internazionale Nel corso delle sue lotte Jia viene arrestato più di una volta: nel 2006 viene tenuto in carcere per 41 giorni e nel marzo del 2007 viene messo agli arresti domiciliari. Nonostante le difficoltà e l’attento controllo delle autorità, Jia continua la sua lotta civile attraverso il web, partecipando a vari blog e inviando email di protesta in tutto il mondo. Nel novembre del 2007 partecipa con una webcam ad una conferenza organizzata a Bruxelles dal Parlamento europeo. Nell’intervento attacca duramente il governo cinese, sottolineando l’evidente contrasto tra la continua violazione dei diritti umani e la fastosa organizzazione dei Giochi olimpici 2008. Un mese pù tardi Jia viene arrestato per aver “sovvertito l’autorità dello stato” e ad aprile la sentenza di un tribunale lo condanna a tre anni e mezzo di reclusione. Negli ultimi mesi la storia di Jia diventa un caso internazionale e Jia riceve diversi riconoscimenti internazionali. Il suo nome viene preso in considerazione anche per l’assegnazione del premio Nobel per la pace 2008, che però alla fine va al finlandese Martti Ahtisaari. Il 23 ottobre il Parlamento europeo gli attribuisce il Premio Sakharov per la libertà di pensiero, generando forti critiche da parte di Pechino. Jia e’ sposato da due anni con la giovane Zeng Jinya che lo ha sempre appoggiato pienamente nelle sue iniziative. Dal 2006, anno del suo primo arresto, la moglie ha iniziato un’accesa campagna su internet per denunciare la situazione del marito ed attirare l’attenzione della comunità internazionale. Nel 2007 il settimanale Time l’ha incluso tra le 100 personalità più influenti del mondo. [...]

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