- Tags: Cina, darfur, diritti-umani, Pechino
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Sono per la gran parte di fabbricazione cinese le armi impiegate dalle truppe e dalle milizie irregolari sudanesi nel Darfur. Lo riferisce un dettagliato rapporto dell’organizzazione non governativa per la tutela dei diritti Human Rights First secondo la quale Pechino fornisce il 90% delle armi leggere acquistate dal Sudan e usate nella guerra del Darfur (che ha fatto almeno 20 mila morti, secondo l’Oms ndr) in violazione dell’embargo dell’Onu.
Il rapporto, dall’eloquente titolo Investing in treagedy - China’s money,
arms and politics in Sudan, evidenzia il contrasto tra il calo delle forniture militari a Khartoum da parte di molti paesi e il parallelo, progressivo aumento delle armi cinesi,
pari a 55 milioni di dollari tra il 2004 e il 2006 solo per quanto riguarda le armi leggere. In realtà la Cina ha fornito anche armi pesanti come i 12 velivoli da contro guerriglia K-8, una trentina di jet F6 ed F-7, oltre 100 carri armati e numerosi lanciarazzi. Il bilancio per le spese militari è ufficialmente di circa 600 milioni di dollari annui ma il Sudan paga con il petrolio le forniture militari, incluse quelle di Pechino che è il più importante fornitore di armi al regime di Khartoum seguito da Iran e Russia. La crisi nel Darfur ha stimolato la produzione petrolifera sudanese il cui export ha garantito entrate per 1,2 miliardi di dollari nel 2000 e 4,7 miliardi nel 2006. A fronte di una produzione di 397.000 barili al giorno il fabbisogno interno è infatti limitato a 80.000 barili.
La Cina è molto attiva in Sudan anche nella cooperazione economica realizzando pozzi petroliferi, oleodotti, raffinerie, ma anche strade e strutture portuali. Nel 2000, prima della crisi nel Darfur, il Sudan produceva petrolio per 1,2 miliardi di dollari, nel 2006 è arrivato a 4,7 miliardi (+291%). La Cina fornisce anche esperti militari e il rapporto di Hrf nota come la più alta presenza di consiglieri militari abbia coinciso con “periodi di maggiore violenza nel Darfur”. Pechino aiuta inoltre il Sudan a sviluppare la produzione autonoma di armi e veicoli militari tramite una stretta cooperazione con l’industria della Difesa cinese.
LEGGI ANCHE: - A day for Darfur (foto)
- Giovedì 20 Marzo 2008


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Commenti
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Il 21 Marzo 2008 alle 15:56 Carlalberto Iacobucci ha scritto:
Se i monaci tibetani, protestano contro la dominazione cinese per poi subirne centinaia di morti e tanto accade per sfuggire alle proteste che potrebbero contaminare i giochi olimpici, il credere del genocidio in Darfur è assai verosimile.
Il 10 Aprile 2008 alle 11:05 Il pugno di ferro cinese contro stranieri e dissidenti » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] da Hong Kong A più di tre settimane dalle manifestazioni indipendentiste a Lhasa, il governo cinese dimostra ogni giorno di più la propria incapacità di far rientrare le emergenze interne negli schemi predefiniti del Partito comunista. Già sotto accusa per ripetuti episodi di avvelenamento da cibo, violazioni dei diritti umani e il ruolo giocato nel genocidio Darfur, il governo di Pechino si è trovato di fronte questa volta, in Tibet, con un’emergenza che non aveva previsto e che dimostra, complici le critiche provenienti da Europa e Stati Uniti, di non saper gestire in modo razionale e composto. [...]
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