- Tags: anti-cnn.com, Cina, dalai-lama, lhasa, Tibet
- Un commento
Un gruppo di internauti cinesi ha creato un sito, dall’eloquente titolo anti-cnn, per sbugiardare le presunte menzogne della stampa straniera sul Tibet e sulla repressione cinese. La cosiddetta propaganda occidentale viene smontata punto per punto e in modo assolutamente sistematico: una serie di pagine web di Cnn, Washington Post, Bbc, Bild, Spiegel e RadioFrance Internationale sono messe in fila una dopo l’altra, e le manipolazioni evidenziate e tradotte per i lettori cinesi. Vengono messe in luce, per esempio, le frasi di un blogger canadese che afferma che “le proteste dei tibetani non sono state affatto pacifiche” e che questi ultimi sono passati con estrema facilità dall’attaccare i poliziotti a colpire innocenti, la cui unica colpa era quella di essere cinesi. Secondo i volontari di anti-cnn, il canadese è stato uno dei pochi blogger che ha saputo ricostruire la verità dei fatti. In altri estratti viene messo in evidenza l’uso inappropriato delle parole: Lhasa, contrariamente a quanto scritto dai media occidentali, non è la capitale del Tibet, dato che il Tibet, come Stato nazionale, semplicemente non esiste. Per accusare la polizia cinese di aver perpetrato violenze ingiustificate contro i tibetani, gli “immorali” giornalisti occidentali - scrivono sul sito anti-Cnn - hanno infine diffuso fotografie che ritraggono soldati indiani o nepalesi (riconoscibili per la divisa oltre che per il colore della pelle) che picchiano alcuni monaci della diaspora. È evidente, quindi, che i media occidentali stanno utilizzando le immagini della rivolta dei monaci avvenuta in Nepal per demonizzare la Cina e colpevolizzarla per qualcosa che non ha mai commesso.
Anche l’agenzia francese Afp è accusata di aver utilizzato strumentalmente le fotografie della rivolta in Nepal per raccontare quello che i giornalisti stranieri hanno riferito di aver visto a Lhasa durante la visita ufficiale organizzata dal governo. Infine, la Bbc viene parzialmente salvata perché quanto meno utilizza immagini del Tibet (o meglio, della Cina). Tuttavia, gli inglesi sbagliano nell’interpretazione dei fatti: la fotografia che accompagna l’articolo ritrae poliziotti cinesi nell’atto di accompagnare alcuni feriti alle ambulanze. A differenza di quanto sostenuto nel pezzo, quindi, l’intervento della polizia cinese è stato collaborativo oltre che tempestivo, gli agenti sono intervenuti per aiutare i feriti, non per colpirli.
Su Chinanews: il Tibet è cinese
Ad ogni immagine è collegato un forum, in cui i blogger cinesi aggiungono quotidianamente informazioni a sostegno dell’unica tesi che condividono. Quella governativa, tanto da spingere oggi un giornalista occidentale a chiedere al portavoce del Ministro degli Esteri durante una regolare conferenza stampa se dietro anti-cnn non ci sia lo zampino del partito. “Niente affatto”, ha risposto Qin Gang, specificando che si tratta “semplicemente” di una critica spontanea e generalizzata montata da cittadini cinesi stufi di sopportare passivamente le ingiuste accuse dei quotidiani stranieri. O almeno questa è la versione riportata stamane dal China Daily, che al tema ha dedicato un editoriale.
Toronto: protesta anti-tibetana dei cinesi
- Mercoledì 2 Aprile 2008
![[i]17 marzo 2008[/i] - Manifestazione di solidarietà per il Tibet ad Amburgo, Germania.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/marzo08/tibet/nuove/normal_tibet-new-14.jpg)
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Commenti
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Il 10 Aprile 2008 alle 11:05 Il pugno di ferro cinese contro stranieri e dissidenti » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Per far fronte al pressing della comunità internazionale Pechino ha risposto finora in modo ambivalente e contraddittorio. Da un lato ha creato apposite “zone di protesta” nei pressi del villaggio olimpico: una “timida” apertura alla libertà di espressione (almeno per gli standard cinesi) anche se non è chiaro di quali mezzi verrà dotato il possente servizio d’ordine per evitare che i manifestanti escano dalla “gabbie” loro destinate. Fatto inedito nella storia nazionale, il partito comunista ha permesso inoltre ai media in lingua inglese di diffondere le proteste in Tibet e in Europa, ma non senza sfumarle con un tocco (nemmeno troppo leggero) di propaganda. [...]
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