Chiamato a deporre di fronte a una commissione del Senato a Washington, il comandante delle forze americane a Baghdad, David Petraeus, ha esortato (guarda il video) il Parlamento Usa a non affrettare il ritiro dall’Iraq: “La situazione sul terreno è sì migliorata rispetto a settembre” ma non “in modo omogeneo” in tutto l’Iraq e i progressi registrati sono ancora troppo “fragili e reversibili come hanno dimostrato gli eventi delle ultime due settimane” per giustificare un’ulteriore riduzione delle truppe.
Al rientro di circa 20 mila soldati dal fronte entro luglio (su un totale di 158 mila) deve quindi fare seguito, secondo il generale, “un periodo di pausa di 45 giorni” prima di decidere ulteriori riduzioni del contingente americano. Petraeus, contestato nell’audizione da alcuni pacifisti che indossavano l’hijab nero, avevano il viso truccato di un bianco cadaverico e le mani imbrattate di rosso sangue, è apparso preoccupato soprattutto per il ruolo giocato dall’Iran e dalle milizie sciite radicali capeggiate da Moqtada al Sadr, mentre il numero dei miliziani vicino ad Al Qaeda, ha dichiarato con soddisfazione, è “stato significativamente ridotto”, anche se non azzerato.
Quando il ritiro delle truppe?
Contro Petraeus si è scagliata non solo la pattuglia pacifista ma anche il senatore democratico Carl Levin, del Michigan, che ha definito senza mezzi termini la strategia di Petraeus come “un piano di guerra senza exit strategy“. Al suo fianco si è invece subito schierato John Mccain, che ha ribadito di “vedere genuine prospettive di un successo” in Iraq, che potrebbe essere minato da un ritiro troppo affrettato delle truppe. Un chiaro riferimento alle posizioni di Hillary e Obama, tutt’e due favorevoli ad accelerare, anche se con alcuni distinguo, il piano di ritiro.
Il presidente americano George Bush annuncerà giovedì in un discorso televisivo le sue decisioni sul livello di truppe in Iraq in un discorso di circa venti minuti. Tutto lascia pensare che seguirà il giudizio dato oggi al Congresso dal generale Petraeus e che, dopo la fine del ritiro dei 20 mila uomini a luglio, non darà seguito a un ulteriore riduzione delle truppe.
Il sostegno di John McCain
La reazione di Obama
- Martedì 8 Aprile 2008

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