
Pattuglie di poliziotti a Katmandu alla vigilia del voto
Alla vigilia del voto per eleggere l’Assemblea costituente, il Nepal è blindato. Le strade principali sul confine con l’India sono pattugliate costantemente da guardia armate, e decine di migliaia di poliziotti sono stati dispiegati nei vari distretti del Paese. Tutto questo per evitare che le violenze impediscano ai 17,6 milioni di nepalesi chiamati alle urne per la prima volta dopo il 1999, dopo lo storico accordo con i guerriglieri maoisti.
Già due volte gli osservatori elettorali delle Nazioni Unite sono stati costretti a posticipare la data delle elezioni per una improvvisa radicalizzazione degli scontri tra le principali fazioni che si contendono la maggioranza. Questa volta sembra che tutto sia sotto controllo, o meglio, che il Paese sia attrezzato per portare a termine le procedure di voto anche qualora la situazione dovesse precipitare. I nepalesi sono chiamati ad esprimere due preferenze: una per il partito e una per il rappresentante del distretto in cui risiedono. Gli eletti andranno a formare l’Assemblea Costituente incaricata di scrivere la nuova carta costituzionale che definirà il futuro del Paese. I partiti che competono per influenzarne il contenuto sono quattro: i monarchici legati a Re Gyanendra (sovrano assoluto dal 2005, ma di fatto privato di tutti i suoi poteri già dal 2006), i centristi del Partito del Congresso Nepalese, i ribelli maoisti ancora legati alla figura del guerrigliero “Prachanda” e un’alleanza di centro sinistra nota come Marxisti-leninisti uniti.
Ad esclusione di Gyanendra, tutti concordano sulla necessità di abolire la monarchia e instaurare una repubblica federale. Difficile dire a chi i nepalesi affideranno il compito di portare avanti una riforma che ridisegnerà tutta l’architettura del Paese. La rivolta iniziata dodici anni fa dai ribelli maoisti è costata la vita ad almeno 13mila persone, e ancora oggi i seguaci di Prachanda sono ritenuti i responsabili della maggior parte delle violenze e delle azioni intimidatorie che hanno insanguinato la campagna elettorale. Le ultime risalgono proprio a pochi giorni fa: martedì è stato ucciso il candidato maoista Rishi Raj Sharma, ieri sei attivisti sono stati freddati dalla polizia e altri 15 son rimasti feriti negli scontri. “È vero”, ha commentato uno dei feriti, “i maoisti sono stati i più colpiti dagli scontri pre-elettorali, ma non va dimenticato che sono sempre loro a iniziare le violenze”. Nonostante abbiano abbandonato da due anni la lotta armata e si siano autodefiniti un partito democratico pronto a implementare le riforme economiche di cui il Paese ha bisogno, la popolazione stenta a fidarsi degli “ex” ribelli. Ma solo dopo il conteggio definitivo dei voti sarà possibile capire se i nepalesi considerano i marxisti o il Partito del Congresso un’alternativa credibile.

Prachanda, l’ex leader guerrigliero, guida ora i maoisti alle prime elezioni dal 1996
- Giovedì 10 Aprile 2008

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Commenti
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Il 10 Aprile 2008 alle 12:37 Nepal, l’emozione dei giovani al voto raccontata dai blogger » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] “È stata un’esperienza entusiasmante andare a votare dopo così tanti anni. Sono venuto al computer pochi minuti dopo aver espresso la mia preferenza nelle storiche elezioni dell’Assemblea costituente, questa mattina”. Dinesh Wagle è un blogger nepalese e racconta così l’emozione di andare al seggio dopo quattordici anni dall’ultima chiamata alle urne, per scegliere tra 53 partiti. Molti giovani sono alla prima esperienza, in una nazione dove l’età media è di 20 anni: “Ho votato per la prima volta nella mia vita. Il mio numero era 773″ scrive Zadexpress. Meno dell’un per cento della popolazione ha accesso a internet, su 29 milioni di abitanti: è una minoranza comunque attiva che sul web può trovare un’informazione indipendente. E lo ha dimostrato: dopo la presa del potere autoritaria dell’attuale sovrano Gyanendra nel 2005 (ma ridotto a figura rappresentativa della monarchia dall’anno successivo) i blogger sono diventati un’importante voce per descrivere al mondo gli avvenimenti in Nepal, a causa della censura nei mass media tradizionali. Secondo Reporter senza frontiere nel 2006 sono stati arrestati 245 giornalisti. E su questa giornata pesa l’ombra della guerriglia maoista. Alcune foto della popolazione al voto si possono già vedere su Monsters and critics. [...]
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