- Tags: Giappone, H5N1, influenza-aviaria
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Il Giappone sarà il primo Paese al mondo a vaccinare, nei prossimi sei mesi, 6000 operatori sanitari contro l’influenza aviaria. Ma queste potrebbero essere solo le prime misure di un programma di prevenzione molto più ampio dato che, rivela la BBC, il governo si è recentemente procurato circa venti milioni di dosi del vaccino contro l’H5N1. Nonostante dal 2003 siano state scoperti “solo” 376 casi di influenza aviaria, nessuno dei quali in Giappone, va ricordato che ben 240 di questi casi si sono rivelati letali, e che qualora scoppiasse un’epidemia in Asia, il contagio in Giappone sarebbe velocissimo, vista la densità della popolazione nell’arcipelago.
Ma qual è stata la vera molla che ha portato all’approvazione di un piano preventivo a così ampio raggio? I primi casi di vittime di influenza aviaria risalgono al 1997, e sono stati identificati in Cina, sull’isola di Hong Kong. Fino al 2003 la situazione è rimasta stabile, mentre dal 2003 al 2005 i casi di influenza registrati nei volatili sono aumentati in maniera esponenziale, pur rimanendo geograficamente circoscritti ai Paesi del Sud-est asiatico. Dal 2005 ad oggi, volatili malati sono stati identificati in tutte le altre regioni del mondo, mentre i contagi umani sono stati rilevati prevalentemente in Asia. Tuttavia, proprio negli ultimi giorni, sono emerse nuove preoccupazioni in merito alla possibilità che il virus H5N1 si sia modificato al punto da rendere possibile il contagio uomo-uomo. Di nuovo in Cina, ma questa volta nella provincia di Jiangsu, un uomo di 52 anni, che si presume sia stato infettato dal figlio di 24, è sopravvissuto grazie ad un immediato trattamento antivirale e a una trasfusione di plasma ricevuta da un donatore precedentemente vaccinato contro l’H5N1. Tuttavia, non è ancora del tutto chiaro se i due uomini si siano infettati a vicenda o se entrambi siano stati a contatto con volatili malati: mentre il giovane era stato al mercato dei polli sei giorni prima di ammalarsi, il padre ha negato qualunque contatto con volatili di ogni specie.
Pur non escludendo a priori l’ipotesi del contagio umano, gli esperti, in linea con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, continuano a ritenere che l’influenza aviaria sia una malattia che colpisce prevalentemente i volatili e che il contagio umano possa verificarsi solo quando si ha un contatto diretto e continuo con animali infetti. I giapponesi, più scettici, sono invece convinti che, quando si tratta di malattie potenzialmente epidemiche, la prudenza non sia mai troppa.
- Mercoledì 16 Aprile 2008



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Il 10 Dicembre 2008 alle 19:48 Le dritte di Altroconsumo: etichette europee contro “maiale pazzo” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Dopo i polli, il maiale. L’inquietudine sul fronte della sicurezza alimentare continua, questa volta a fare paura è la diossina presente nella carne suina di provenienza irlandese. Perché l’ennesimo scandalo? Ancora una volta il problema nasce dai mangimi, contaminati da un olio contenente diossina. In pratica, scarti di produzione industriale si sono mischiati con mangimi destinati alla catena alimentare. O almeno questa sembra essere l’unica spiegazione che ha portato a rilevare concentrazioni di diossina 100 volte superiori ai limiti di legge. Una pericolosa falla nei controlli sui mangimi destinati agli allevamenti animali, che espone i consumatori a rischi per la salute (sul sito della nostra associazione è disponibile un dossier sulla diossina negli alimenti e informazioni sugli effetti sull’organismo, notizie utili e consigli pratici). Altroconsumo aveva già denunciato in passato la fragilità del sistema di vigilanza, in occasione di altri scandali causati dalla scarsa sicurezza nel trattamento delle farine. Era successo nel 1999, in Belgio, con i polli alla diossina, e con lo scandalo della mucca pazza, che provocò il tracollo economico dei settori di produzione e commercializzazione della carne bovina. Gli scandali alimentari di circa dieci anni fa obbligarono a introdurre nuove regole: il cosiddetto “pacchetto igiene”, che ha imposto sia per gli alimenti sia per i mangimi controlli rigorosi di uguale misura. Il provvedimento è da ricordare soprattutto per l’adozione dell’etichettatura della carne bovina. Nessuno, invece, si è preoccupato finora di garantire la tracciabilità anche per la carne suina, che Altroconsumo invece aveva chiesto proponendo l’adozione di un’etichettatura ad hoc. Purtroppo c’è voluto un altro scandalo per capire l’importanza della nostra proposta. Solo adesso, dopo l’emergenza, il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, ha annunciato che chiederà l’etichettatura di origine anche sulla carne suina. Ancora una volta l’intervento legislativo arriverà solo dopo l’allarme. A danno avvenuto. [...]
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