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Papa Ratzinger agli ebrei: sì al dialogo, nelle reciproche differenze

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  • Tags: Benedetto XVI, joseph-ratzinger, pedofilia, pope, preti-pedofili, Vaticano
  • 2 commenti

Di Ignazio Ingrao da Washington

LEGGI ANCHE: Il Pontefice e i preti pedofili - Il Papa americano - Partecipa al FORUM e guarda la GALLERY

In sei giorni di viaggio, tre incontri con esponenti della comunità ebraica. Il viaggio di Benedetto XVI sarà ricordato anche per l’attenzione dedicata dal Papa al rapporto con le comunità ebraiche. Una scelta non casuale: le relazioni tra il Santo Padre e gli ebrei sono pericolosamente peggiorate nelle ultime settimane. La nuova preghiera “Oremus et pro iudaeis” inserita nella liturgia del Venerdì Santo secondo l’antico rito tridentino, in sostituzione della versione del 1962, ha irritato le comunità ebraiche di tutto il mondo, compresa quella americana. “Preghiamo per gli ebrei. Il Signore Dio nostro illumini i loro cuori perché riconoscano Gesù Cristo salvatore di tutti gli uomini”: queste le parole della discussa orazione che chiede al Signore la conversione del popolo ebraico.

Una formula che ha provocato una vera e propria crisi diplomatica paragonabile, sotto certi aspetti, alla crisi con il mondo musulmano seguita al famoso discorso di Ratisbona (leggi il testo), tanto da far persino saltare nel mese di marzo una visita del Rabbinato di Israele in Vaticano. A poco sono valse le spiegazioni offerte dalla stessa Segreteria di Satato, dal presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, monsignor Gianfranco Ravasi e dal presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, cardinale Walter Kasper, che hanno ripetutamente sottolineato come questa preghiera (il cui uso sarà limitato alle comunità cattoliche tradizionaliste) non intende affatto intaccare decenni di dialogo tra cattolici ed ebrei, inaugurato con il Concilio Vaticano II.

Benedetto XVI ha incontrato una prima volta a Washington, presso il Centro culturale Giovanni Paolo II, i rappresentanti della comunità ebraica insieme con quelli delle comunità musulmane, gli indù, i buddisti e giainisti. Rivolto ai leader religiosi, il Papa ha sottolineato la necessità e l’utilità del dialogo. Ma, con grande chiarezza, non ha nascosto le difficoltà esistenti: “Nel nostro tentativo di scoprire i punti di comunanza, forse abbiamo evitato la responsabilità di discutere le nostre differenze con calma e chiarezza. Mentre uniamo sempre i nostri cuori e le menti nella ricerca della pace, dobbiamo anche ascoltare con attenzione la voce della verità. In questo modo il nostro dialogo non si ferma ad individuare un insieme comune di valori, ma si spinge innanzi ad indagare il loro fondamento ultimo”.

Benedetto XVI ha spiegato che “la libertà religiosa, il dialogo inter-religioso e la fede mirano a qualcosa di più di un consenso volto a individuare vie per attuare strategie concrete per far progredire la pace. L’obiettivo più ampio del dialogo è quello di scoprire la verità”. Subito dopo il Papa si è intrattenuto privatamente con i rappresentanti della comunità ebraica e ha consegnato loro un messaggio per la Pasqua che si apprestano a festeggiare. Nel messaggio il pontefice riafferma “l’insegnamento del Concilio Vaticano II sulle relazioni cattolico-ebraiche” e ribadisce “l’impegno della Chiesa per il dialogo che nei trascorsi quarant’anni ha cambiato in modo fondamentale e migliorato i nostri rapporti”.

Il Papa ha invitato cattolici ed ebrei “a cooperare gli uni con gli altri e con tutti gli uomini e le donne di buona volontà per rendere migliore questo mondo per tutti”. E ha aggiunto: “Naturalmente la nostra condivisa speranza per la pace nel mondo abbraccia il Medio Oriente e la Terra Santa in particolare”. A New York Benedetto XVI si recherà infine a visitare la Park East Synagogue e si incontrerà personalmente con il Rabbino Arthur Schneier, austriaco, sopravvissuto all’Olocausto e oggi molto impegnato nel dialogo interreligioso. Tuttavia non è detto che queste parole e questi gesti risultino sufficienti a mettere fine alle polemiche. Abraham Foxman, direttore della Anti-defamation League ha chiesto infatti che la contestata preghiera venga ritirata.

  • redazione
  • Venerdì 18 Aprile 2008
Colombia sotto choc: telecamere aperte sulle Farc »
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Commenti

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Il 19 Aprile 2008 alle 13:24 Il Papa alle Nazioni Unite: un discorso di annuncio, non di denuncia » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Il Papa e gli ebrei - Il Pontefice e i preti pedofili - Il Papa americano - Partecipa al FORUM e guarda la GALLERY [...]

Il 20 Aprile 2008 alle 11:32 albore_alessandro ha scritto:

Traggo un piccolo paragrafo, scritto da James Carroll sul Washington Post il 17 Aprile 2008

http://newsweek.washingtonpost.....about.html

Posted by James Carroll on April 17, 2008 3:59 PM

James Carroll
What Benedict Hasn’t Said About the Holocaust

“Il papa Benedict Xvi visiterà la synagogue di New York questa settimana evoca la sua chiamata alla più vecchia synagoga in Germania quasi tre anni fa.
In quell’occasione, parlando ai capi della Comunità ebrea di Colonia, il papa Benedict ha rivolto correttamente la domanda sulla Shoah.

Ha deplorato la campagna del Hitler per eliminare la gente ebrea ed ha condannato l’antisemitism Nazista -

Che questo capo cattolico è egli stesso un tedesco, avente suo la propria gioventu nel regime di morte del Hitler, ha fatto il suo ricordo di quella storia per forza.

Tuttavia ci era qualcosa che si disturba in cosa il papa Benedict ha detto in quell’occasione.

Le prime persecuzioni dell’Europa si sono presentati nell’undicesimo secolo in cui i mobs si sono versati dalla cattedrale de Colonia il venerdì SANTO cercando “gli assassini di Christo-.”

La famiglia di Dreyfus ha avuto relative origini qui vicino, come le celebrazioni cattoliche tedesche del trattato 1933 fra il Vaticano ed il terzo reich.

L’antisemitismo nazista ha avuto il relativo proprio carattere diabolico, ma costruito sul contesto profondo per gli ebrei che hanno avuto a seconda della natura diventata per i cristiani e perfino una conoscenza poco profonda con la storia tedesca (sia lutheran che cattolico).

Ma nella condanna del antisemitismo Nazista prima di Colonia, il papa Benedict la ha definita univocamente come “essendo sopportando del neo-paganismo.”

Quello era vero, un riferimento al misticismo disparo che ha sottoscritto i miti Teutonici su cui i reclami per la superiorità razziale arianna si riposavano.

Ma l’odio Nazista degli ebrei è stato sopportato da due genitori oltre a quello - la storia lunga di anti-Judaism cristiano -
il papa non ha accennato.
Ciò non era un’omissione leggera.

È urgentemente importante, nell’entrare in avanti nel ventunesimo secolo, che il contesto da cui il genocidio Nazista della gente ebrea si è sviluppato ed all’interno di quale quasi ci è riuscito, da non essere dimenticato.

I crimini di Hitler non erano i crimini di cristianità, ma la sua soluzione finale dipendeva, sia per il reclutamento dei perpetratori attivi che per il passività di valore del continente dei sostenitori, dal anti-Jewishness incoraggiato dalla teologia cristiana, dalla liturgia e dalla tradizione.

Mesi più successivamente, il papa Benedict è andato a Auschwitz.
Di nuovo, parlando nella condanna del che cosa era il nazismo.

Ma ora esonerando implicitamente la gente tedesca, efficacemente ha definito l’ultimo obiettivo dei Nazisti come essendo non ebrei ma cristiani e si è lamentato non del silenzio della chiesa di fronte all’orrore, ma del dio.

Benedict è andato a Auschwitz,egli disse:
“come un figlio della gente tedesca, un figlio di quella eccedenza della gente che un anello dei criminali ha aumentato il potere delle promesse false di grandezza del futuro e del recupero dell’onore, della protuberanza e della prosperità della nazione, ma anche con il terrore l’intimidazione.”

In Germania in se ormai, ci è una tradizione stabilita di un riconoscimento molto più completo della complicità nazionale nel progetto Nazista.

Per una generazione, i tedeschi hanno rifiutato di ritrarsi come le vittime e “dupes” puri ed i capi tedeschi della chiesa in particolare sono stati diretti nella confessione del loro peccato rispetto al Holocausto.

Nella sua rappresentazione del passato, sia a Colonia che ad Auschwitz, Benedict gli stava bene come un tedesco a parte.

E come cristiano?
Qui è come ha definito lo scopo Nazista nell’assassinio degli ebrei:
“in profondità giù, quei criminali viziosi, eliminando questa gente… distruggendo l’Israele, infine hanno desiderato strappare in su la radice della fede cristiana.”

Come se per drammatizzare questo reclamo sbalorditivo che “l’ultimo” obiettivo Nazista a Auschwitz era la chiesa, Benedict prese in consegna 32 superstiti dell’accampamento, tutti erano cattolici polacchi,tranne 1.

Un ebreo solo ha rappresentato i più di un milione di ebrei che sono morto là.

Senza l’imbarazzo apparente, il papa ha pregato, “perchè, il signore, con voi è rimasto silenzioso?”

“la spada de Constantine,” una pellicola da Oren Jacoby, ha relativo primo ministro teatrale a New York il giorno della chiamata del papa allo Synagogue. *
La coincidenza non ha importanza, anche se, nella mia mente, solleva queste questioni.

Nella pellicola, Oren Jacoby ed io indicano che l’eredità scura del antisemitism cristiano ha cominciato ad essere riacquistata quando il secondo Consiglio Vaticano ha rinnegato la carica “dell’Christ-assassino” contro la gente ebrea ed ha affermato la validità on-going della religione ebrea.

I giorni degli ebrei scapegoating e di ricerca della loro conversione finito. O sono?

Quando il papa Benedict viene a contatto dei capi ebrei a New York questa settimana, i saluti cordiali saranno heartfelt, ma in modo da voglia un undercurrent di domandarsi.

Perchè, sotto la sua autorità, il Vaticano recentemente ha ristabilito le preghiere pre-Vatican di II del venerdì santo per la conversione degli ebrei?
Questo pontificato rappresenta una ritirata dal conto morale cristiano con l’Holocausto?
Intende ristabilire la convinzione cristiana mortale che l’unico programma del dio per gli ebrei è il battesimo?”

Di certo, secondo me è un declino nonchè disturbo alla stessa semiotica dialettica rimasta in letargo da oltre 43 anni, e senza dubbio una grave posizione escatologica anacronica, che va oltre la ortodossia cattolica,per un buon dialogo politico, piu che teologico.

Buona domenica

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