
Si chiama “Bain 2004 Printemps”. Assomiglia a un muffin pieno di frutta candita e il suo odore, a quanto pare, è irresistibile. Un prodotto perfetto per i bambini insomma, salvo poi scoprire che il presunto dolce americano è in realtà un bagnoschiuma le cui palline multicolorate si sciolgono come neve al sole non appena le si butta in una vasca piena d’acqua. Vallo a spiegare a un pupo: non c’è marchio o controindicazione che tenga, una volta in mano le probabilità di ingollarsi il prodotto salgono alle stelle, così come purtroppo i rischi di soffocare e di intossicarsi. Per questo “Bain 2004 Printemps”, importato dalla Cina e distribuito in Italia dal marchio Sephora, è stato inserito in una lista di 605 prodotti ritenuti altamente pericolosi da Bruxelles e quindi banditi dal mercato dell’Ue.
Presentata dal Commissario europeo per la Tutela dei consumatori, Meglena Kuneva, l’ultima relazione annuale del Sistema di allarme rapido (Rapex) rivela che tra il 2006 e il 2007 il numero di prodotti ritirati dall’Unione europa è cresciuto del 53%. Un aumento significativo che la Kuneva ha spiegato ricorrebdo a tre fattori: “Una più efficace attuazione della normativa sulla sicurezza dei prodotti da parte delle autorità nazionali, una maggioranza consapevolezza tra le aziende dei loro obblighi e una più stretta cooperazione con i Paesi terzi”.
Istituito nel 2001, il Rapex consente di accelerare lo scambio di informazioni tra gli Stati europei e la Commissione con lo scopo di ritirare dal mercato i prodotti che possono minacciare la salute e la sicurezza dei consumatori (ad eccezione dei prodotti alimentari e farmaceutici). Sui 1605 prodotti notificati, ben 417 sono rappresentati da giocattoli, seguiti da veicoli a motore (15%) e apparecchiature elettroniche (12%). Insieme, queste tre categorie raggruppano oltre il 50% delle notifiche effettuate nel 2007 (con una crescita sostanziale dei giocattoli). “Ancora una volta” spiega il rapporto, “la Cina è il paese di origine di più della metà dei prodotti periocolosi individuati”. Ciò si spiega con l’ondata di prodotti cinesi continuamente importati sul mercato europeo (l’80% dei giocattoli) e una prima visita del Commissario in Cina nel giugno 2007 che si era conclusa con l’adozione di un nuovo sistema di relazioni trimestrali sulle azioni attuate da Pechino. “Tra il luglio e il settembre 2007″ sostiene la Commissione per la tutela dei consumatori, “le autorità cinesi hanno investigato 184 casi Rapex rispetto ai soli 84 casi trattati nei dodici mesi precedenti”.
Per l’Ue sono segnali importanti che Bruxelles intende rafforzare con un vertice trilaterale in programma nel novembre 2008 e in cui saranno coinvolti gli Stati Uniti, devastati nell’estate scorsa dal ritiro del mercato di 18 milioni di giocattoli prodotti in Cina e distribuiti dal marchio statunitense Mattel. Sul versante europeo, la Germania si conferma il paese più attivo del sistema Rapex (163 notifiche, circa il 12%), seguita da Grecia, Slovacchia, Ungheria e Spagna. E l’Italia? Con 43 prodotti notificati nel 2007, il nostro paese si piazza in dodicesima posizione, assai lontano dalla media europea (53,5 notifiche), ma in netta ripresa rispetto al 2006 (soltanto sei i prodotti ritirati l’anno scorso). Detto questo, il rapporto non dice nulla sulle imprese coinvolte da RAPEX e i marchi banditi dal mercato europeo. Per scoprirlo, Panorama.it è andato a spulciare il sito del Commissario Kuneva scoprendo una miniera d’informazioni nei rapporti settimanali diffusi dal 2005 in poi. È bastato recarsi sul link seguente, digitare “Italy” nella casella “Search” e precisare l’anno di ricerca (2007). La pagina successiva rivela che l’Italia fa segnare 89 notifiche: 43 quelle registrare sulla nostra penisola più 46 prodotti Made in Italy banditi in altri paesi europei. Marchi famosi come la Chicco, Sephora, Renault, LG Electronics o Ariston hanno messo sul mercato italiano prodotti ritenuti pericolosi per i consumatori, mentre all’estero sono stati colti in flagranza aziende di primissimo piano come la Fiat (almeno in cinque occasioni), Alfa Romeo (due volte), Lancia (tre), Ducati (quattro) o la CAM. Nella stragrande maggioranza dei casi, le bocciature si sono verificate nei paesi dell’Est europeo.
- Lunedì 21 Aprile 2008

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