Torna a far discutere il caso di Natascha Kampusch, la ragazza fuggita nel 2006 da una prigionia durata otto anni in una cantina alla periferia di Vienna. Alcuni giorni fa il quotidiano gratuito Heute, entrato in possesso di parte degli atti ufficiali sui quali sta lavorando una commissione parlamentare d’inchiesta, ha divulgato particolari raccapriccianti sulla prigionia di Natascha (guarda il sito), sequestrata il 10 marzo del 1998 da un maniaco di nome Wolfgang Priklopil mentre, all’età di dieci anni, si stava recando a scuola.
Dai documenti emerge che gli effetti personali e “due mini-dv con sequenze fotografiche di N.K. (Natascha Kampusch ndr)” sono state sigillate senza che fossero sottoposte ad un’analisi approfondita. Alcune prove, come una foto scattata dalla polizia scientifica durante il primo interrogatorio, sarebbero state distrutte. Tutte decisioni, accusa il quotidiano austriaco, assunte in seguito a ordini ricevuti dall’alto. A supporto di questa tesi, che ipotizza presunti e incomprensibili “buchi” nell’inchiesta sul rapimento della ragazza, il quotidiano cita un investigatore presente alle ricerche nella villetta-prigione di Strasshof, dieci chilometri a nord di Vienna. Un j’accuse pesantissimo che sta già suscitando polemiche: “Era come giocare a mosca cieca. Noi avevamo gli occhi bendati, erano tutti molto tesi, ognuno vedeva nell’altro una spia, eravamo a malapena preoccupati di fare un buon lavoro”. Superficialità, volontà di coprire qualche nome eccellente o semplicemente desiderio di proteggere la privacy della ragazza, nascondendo i dettagli più penosi della vicenda?

Di dettagli scabrosi e inquietanti, in effetti, il quotidiano austriaco ne rivela più di uno. Innanzi tutto, scrive sempre Heute, il carceriere, suicidatosi subito dopo l’evasione della ragazza, era noto da molto tempo negli ambienti sadomaso viennesi. E come racconta una testimone, Nicole S., “aveva una predilezione per i giochi con ragazze in uniforme scolastica” e una certa propensione alla brutalità. Perché, insinuano i tabloid austriaci, non sono riusciti ad arrestarlo, visto che già nel 1998 erano arrivate segnalazioni sul suo conto? Tutti si sono sempre chiesti inoltre se Priklopil abbia abusato della sua vittima, e se avesse dei complici. A queste domande Heute risponde riportando parte dell’inquietante resoconto stilato dalla poliziotta e dal medico che per primi hanno parlato con Natascha dopo la fuga.
Quando la poliziotta ha chiesto alla giovane se fosse stata costretta ad avere rapporti intimi con Priklopil, scrive Heute citando il documento rimasto finora segreto, lei avrebbe risposto di aver fatto volontariamente sesso con lui. Il medico sostiene che Natascha gli avrebbe fatto anche delle domande sulla gravidanza, lasciando supporre che potesse essere rimasta incinta, particolare smentito poi dalla ragazza. Riguardo a eventuali complici del suo aguzzino, la teenager ha sempre detto di non “conoscere nessun altro nome” anche se la polizia, e il padre della ragazza, sospettano che ci fossero altre persone a conoscenza della doppia vita del tecnico informatico.
Speculazioni rilanciate dal giornale Österreich parlano di una foto a luci rosse di Natascha durante la prigionia già venduta al tabloid tedesco Bild per 200 mila euro. Oggi il quotidiano svizzero Blick ipotizza, in prima pagina, che la madre conoscesse l’aguzzino che l’ha sequestrata. La ragazza, che tra poco dovrebbe cominciare la sua carriera televisiva conducendo un talk show sulla tv privata Puls 4, ha per voce del suo avvocato annunciato cause contro il quotidiano e la sua fonte. Ma sul caso si è scatenata anche una guerra politica: i verdi e la destra del Fpö hanno accusato il partito popolare Övp di essere dietro alla fuga di notizie. E le presunte, e mai accertate, complicità dei vertici della polizia per insabbiare il caso diventano ancora una volta argomento di dibattito pubblico.
La prima intervista di Natascha Kampusch
- Mercoledì 23 Aprile 2008


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