A dispetto dei timidi segnali di apertura nei confronti degli emissari del Dalai Lama dei giorni scorsi, che avevano diffuso un infondato ottimismo tra i diplomatici occidentali, la stampa cinese non perde occasione per demonizzare il Dalai Lama, Tengin Gyatso, presentato anche oggi dal China Daily, quotidiano del regime, come un traditore opportunista al soldo dello straniero o peggio come un finto buddista disposto a vendere il suo popolo agli odiati “imperialisti stranieri”. Eccone un estratto, nel giorno in cui la fiaccola arriva in Corea del Nord, l’unico Paese in cui il percorso della fiaccola (per ragioni intuibili) non sarà modificato.
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“Per anni i tibetani hanno trattato il Dalai Lama come una divinità, nonostante abbia abbandonato il Tibet, fisicamente e spiritualmente, svariati decenni fa. Nominato Dalai Lama nel 1939, secondo la tradizione buddista, avrebbe dovuto aiutare i tibetani a comprendere e accettare i precetti del Buddismo e spendersi per il bene del Tibet e del suo popolo. Al contrario, [Tenzin Gyatso] ha dimostrato di essere soltanto un opportunista. Negli anni ’50, mentre parlava di liberazione pacifica del Tibet con il governo cinese, di nascosto si teneva in contatto con le potenze imperialiste occidentali. Nel 1959, ha finalmente svelato la sua vera natura schierandosi dalla parte della rivolta armata: ha fondato un governo separatista e ha annunciato la nascita di un “Tibet indipendente”, abbracciando definitivamente la strada del tradimento. Tra gli anni ‘60 e gli anni ‘70, con l’aiuto dei servizi segreti di un certo paese straniero, ha fondato un esercito cui è stato affidato il compito di attaccare regolarmente i confini della Cina allo scopo di distruggere i progressi sociali ed economici raggiunti dalla comunità tibetana. [...] A partire dal 1990, ha intensificato le azioni separatiste, incoraggiando soprattutto i giovani tibetani a lasciare illegalmente la madrepatria. [...] Da un punto di vista religioso, ha calpestato i precetti del Buddismo e ha disonorato la profondità della fede dei tibetani. [...] Colui che viene spesso definito “il garante dei diritti umani” ha perseguitato tutti i buddisti tibetani che non condividevano i suoi metodi distorti. [...] L’anno scorso, ha gridato a gran voce che le Olimpiadi di Pechino avrebbero rappresentato l’ultima grande occasione per i tibetani [...] per fare pressioni sul governo della Repubblica Popolare, e con queste parole ha spinto i suoi seguaci non solo a intralciare la fiaccola durante il suo percorso, ma anche a commettere una serie di crimini violenti a Lhasa il 14 marzo scorso. Sono state picchiate e uccise persone innocenti, sono stati distrutti edifici pubblici e abitazioni private, e sono stati attaccati tutti coloro che cercavano di soccorrere i feriti. [...] A questo punto, credo sia scontato concludere affermando che i tibetani vivrebbero meglio se il Dalai Lama la smettesse di distruggere la loro serena quotidianità, ed oggi spetta loro l’arduo compito di difendersi dalle prevaricazioni di [Tenzin Gyatso] e dei suoi seguaci”.
- Lunedì 28 Aprile 2008


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