- Tags: Belgrado, Boris-Tadic, Kosovo, Ratko-Mladic, serbia, Slobodan-Milosevic, Tadic
- 2 commenti
Più che a elezioni parlamentari quelle del’11 maggio in Serbia assomigliano a un referendum sull’ingresso di Belgrado in Europa. Dopo la proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo, l’esito del voto non è affatto scontato, ma per i sostenitori dell’europeista presidente Boris Tadic un aiuto è arrivato proprio da Bruxelles, che oggi ha dato un primo via libera alla pre-adesione della Serbia all’Ue con la firma dell’Accordo di associazione e stabilizzazione (Asa) a Lussemburgo. Una firma storica che, dopo anni di isolamento internazionale, potrebbe assumere un peso decisivo sulle elezioni.
Con il sì dell’Ue (che ha dovuto superare le perplessità di Belgio e Olanda), il governo filoeuropeista di Belgrado ha ottenuto infatti un successo che potrebbe spendere in campagna elettorale per indebolire l’appeal del Partito radicale, su posizioni nazionaliste e antieuropeiste, fino a ieri in testa nei sondaggi. Prima che la Serbia (come ha chiesto Tadic) possa ottenere lo status di candidato nel 2009, certo, deve proseguire sulla strada delle riforme economiche e soprattutto dimostrare di voler seriamente cooperare con il Tpi (Tribunale penale internazionale) nell’ambito della caccia ai criminali di guerra come Ratko Mladic, l’ex capo dell’esercito jugoslavo, sotto processo all’Aia, fino a ieri protetto - secondo alcuni - dalle alte sfere del Paese.
L’ago della bilancia sembra essere in mano al primo ministro uscente Vojislav Kostunica, che si era schierato duramente contro l’indipendenza del Kosovo e che è sempre sembrato riluttante ad accettare patti con Bruxelles dopo il riconoscimento dell’ex provincia serba da parte della maggioranza degli stati europei. Kostunica, che è stato presidente della Repubblica federale di Jugoslavia dal 2000 al suo scioglimento nel 2003, aveva già in passato avuto forti screzi con il Tribunale internazionale dell’Aja, negando l’estradizione dell’ex presidente Slobodan Miloševic.
(Ha collaborato matteo.buffolo at fastwebnet.it)
- Martedì 29 Aprile 2008

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Commenti
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Il 30 Aprile 2008 alle 11:46 dido1 ha scritto:
LA GRANDE SERBIA non smetterà mai di essere….LA GRANDE SERBIA.
Le orde ottomane che passavano per conquistare Vienna e l’Europa non ci sono più, non bisogna più opporre i petti alle scimitarre turche, bisogna però capire che l’Europa è cambiata profondamente, e rimanere ancorati alla vecchia ideologia statalista-vetero-comunista, non pagherà le loro aspirazioni nazionalistiche.
Il nazionalismo è il morbillo dell’umanità! (Einstein)
Il moderato Tadic ha incassato, io penso, l’approvazione europea solo per farlo apparire diverso dal coacervo di politici nazionalisti, ma se non si smarca velocemente dal pensiero unanime che serpeggia a Belgrado, difficilmente la Serbia entrerà in Europa.
Il 22 Luglio 2008 alle 12:07 Karadzic: l’Europa si congratula con Belgrado » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] In Europa, i leader politici sono stati unanimi nell’esprimere soddisfazione per un arresto che, assieme a quello dell’ultimo grande fuggitivo, Ratko Mladic, era considerato da Bruxelles una condizione sine qua non per l’entrata della Serbia nell’Unione europea. Senza tanti giri di parola, il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha fatto sapere che “questo arresto dimostra chiaramente la volontà del nuovo governo di Belgrado di riavvicinare la Serbia all’Ue”. Sulla stessa scia, il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, ha parlato di “sviluppo molto positivo per la riconciliazione e la giustizia nei Balcani”, ma anche per “le aspirazioni europee della Serbia”. Poco fa, il Commissario responsabile per l’allargamento, Olli Rehn, ha dichiarato nel corso della sua conferenza stampa che “l’arresto di Karadzic è un segnale molto importante da parte del governo serbo nella sua volontà di cooperare con il Tribunale penale internazionale”. La svolta di Belgrado potrebbe secondo Rehn aprire nuove prospettive per l’adesione della Serbia nell’Ue. A Panorama.it, la portavoce del Commissario europeo per l’allargamento, Krisztina Nagy, ha ricordato “il rifiuto di Bruxelles di applicare l’accordo di associazione e di stabilizzazione (ASA) firmato con Belgrado il 29 aprile scorso” in seguito all’impasse provocata dalla mancata collaborazione del governo serbo con la giustizia internazionale. Dopo mesi di tensione, “l’arresto di Karadzic segna indubbiamente una cambio di rotta”. Oggi Olli Rehn proverà a convincere il Consiglio europeo sulla necessità di mettere in applicazione l’ASA. Purtroppo, tra i ministri degli Affari esteri dell’Ue, il trasferimento di Karadzic all’Aja potrebbe non bastare. Paesi-Bassi e Belgio, per nominare solo loro, hanno sempre vincolato l’entrata della Serbia nell’Ue con l’arresto di altri due illustri criminali: l’ex presidente della repubblica dei Serbi della Krajina, Goran Hadzic, e Ratko Mladic , ex responsabile dell’esercito dei Serbia della Bosnia, accusato assieme a Karadzic di genocidio, di crimini contro l’umanità e di crimini di guerra perpetrati in Bosnia-Erzegovina tra il 1992 e il 1995. [...]
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