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Hezbollah Land e militari italiani: guarda le GALLERY
Dopo la polemica che dalle colonne del quotidiano israeliano Haaretz ha investito la missione Unifil in Libano, sono tornate al centro dell’attenzione e delle discussioni politiche le regole d’ingaggio per i militari italiani. “Ma questo è un falso problema - spiega a Panorama.it Vittorio Emanuele Parsi, professore dell’Università Cattolica di Milano e massimo esperto di relazioni internazionali - Come sempre le regole sono molto generali. Ciò che sarebbe eventualmente da rivedere sono i caveat (le eventuali restrizioni relative alle caratteristiche e all’area di impiego dei militari ndr) dati dal ministero della Difesa e la loro interpretazione. Ma ancora prima di rivederli, dobbiamo capire se le regole che ci siamo dati sono adeguate agli obiettivi che vogliamo raggiungere”.
Specialmente in uno scenario regionale che, dall’inizio della missione quasi due anni fa, è profondamente cambiato. Già allora il Parlamento libanese si stava preparando per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Ancora oggi, dopo 18 consultazioni, i partiti politici non sono riusciti a raggiungere un accordo. “E oltre alle dinamiche interne fra Hezbollah e il governo di Fouad Siniora - dice Parsi - ci sono anche quelle fra Hezbollah e Israele, che non sono intenzionati a riconoscersi. Quindi l’Ue, che a parole è lì per una missione di interposizione ma che in realtà vuole giocare un ruolo nella sicurezza complessiva del Medio oriente, deve semplicemente chiedersi se è disposta a correre dei rischi per raggiungere l’obiettivo che si è preposta”.
Un aiuto in questo senso potrebbe venire dal cambio di governo. Il ritorno di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, infatti, potrebbe smuovere l’empasse che si è venuta a creare. “Il cambio di governo può aiutare principalmente per due motivi - dice Parsi - Da un lato per un nuovo governo è più facile rivedere i caveat: non li hanno stabiliti loro, e se li rivedessero non potrebbero essere accusati di incoerenza. Dall’altro, non avendo mandato loro le truppe in Libano, possono chiedere più facilmente un meeting con gli alleati francesi e spagnoli per ridiscutere il ruolo della missione”. E per dare finalmente ai nostri militari il permesso di fare quello per cui sono lì, senza essere bloccati da veti di politica interna.
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- Mercoledì 30 Aprile 2008

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