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Archivio di Aprile, 2008

Bufera sulla missione Unifil in Libano

OkNotizie

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  • Tags: Israele, Libano, Nazioni-Unite, Unifil
  • 2 commenti

Hezbollah Land e militari italiani: guarda le GALLERY

Israele accusa Claudio Graziano, il comandante della missione Unifil in Libano, di aver nascosto deliberatamente informazioni sul rafforzamento militare della milizia sciita di Hezbollah nel Libano, a sud del fiume Litani. Secondo il quotidiano Hareetz, che riporta autorevoli fonti del governo di Gerusalemme, negli ultimi sei mesi sarebbero avvenuti diversi momenti di tensione tra i caschi blu e i miliziani sciiti, dei quali il Consiglio di Sicurezza dell’Onu non è mai stato messo al corrente.

Militanti palestinesi inneggiano a Nasrallab a Sidone.

Il dubbio che l’operazione Leonte, dove i soldati internazionali sono chiamati ad agire come semplice “cuscinetto” tra i contendenti, stia insabbiando le attività di Hezbollah cova da tempo tra gli alti comandi dell’esercito israeliano ma è esploso nel corso di una riunione a porte chiuse dopo l’episodio, rivelato di recente, che ha visto la notte tra il 30 e il 31 marzo militari italiani scoprire un carico di armi e tornare alla base sotto le minacce di un gruppo di miliziani. Graziano, secondo gli alti gradi dell’esercito ebraico, “continua a presentare mezze verità nel timore di eventuali conflitti con Hezbollah” .

Quello che secondo Israele il comandante italiano sta mettendo in atto è un’interpretazione quantomeno indulgente del suo mandato ma il cui risultato è quello di svuotare il contenuto della risoluzione 1701 (leggi qui). Secondo una fonte diplomatica delle Nazioni Unite contattata da Hareetz, anche l’incidente di marzo era destinato ad essere cancellato dal rapporto dell’Onu sotto pressioni del segretariato generale del Palazzo di Vetro e di ufficiali in alto grado di Unifil. Uno dei problemi più dibattuti della missione in Libano sono le cosiddette regole di ingaggio, in base alle quali i soldati possono sì usare le armi per disarmare i contendenti ma solo se attaccati.

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n

Giusto cambiare le regole di ingaggio Unifil in Libano per consentire ai soldati di sparare per disarmare i contendenti?
  • redazione
  • Lunedì 28 Aprile 2008

Valanga conservatrice in Iran

OkNotizie

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  • Tags: Iran, Mahmoud Ahmadinejad, Teheran
  • Un commento

Manifesti elettorali a Teheran, in vista del rinnovamento del Parlamento nelle elezioni del 14- marzo 2008.<br> Credits: Giovanni Porzio

Il miracolo non poteva accadere e non è accaduto: il secondo turno delle elezioni legislative in Iran, svoltosi lo scorso 25 aprile, ha confermato il chiaro successo dei conservatori. I riformisti (quelli che erano riusciti a presentare le liste, superando l’ostacolo delle arbitrarie squalifiche pre-elettorali) hanno recuperato qualche punto rispetto al primo turno del 14 marzo scorso, ma di fatto hanno subito una sconfitta senza possibilità di appello. A prenderne atto è stato anche l’ex Presidente riformista Mohammad Khatami, 65 anni, che ha annunciato il ritiro definitivo dalla vita pubblica con una dichiarazione che la dice lunga sullo sconforto tra le file dei progressisti: “Sono un pensionato della politica, ormai sto invecchiando”, ha risposto ai giornalisti che, al seggio, gli chiedevano se avrebbe sfidato il Presidente ultraconservatore Mahmud Ahmadinejad nelle presidenziali del 2009.

Il presidente Ahmadinejad al voto

Secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Interno, Mostafa Pur-Mohammadi, i conservatori si sono aggiudicati 198 seggi, contro i 47 dei riformisti e i 42 degli indipendenti. I tradizionalisti (da cui ci si aspetta comunque una sorta di presa di distanza nei confronti del Presidente) hanno ottenuto una schiacciante affermazione persino nella capitale Teheran, conquistando al secondo turno 10 seggi su 11, che vanno ad aggiungersi ai 19 (su 19) già ottenuti il 14 marzo. All’undicesimo posto figura il primo dei riformisti, Alireza Mahjub, leader storico di un’importante organizzazione sindacale del Paese degli Ayatollah.
L’attenzione sarà a questo punto tutta concentrata nella valutazione della forza e dello spessore delle critiche che i neoeletti saranno capaci di muovere a questo presidente ritenuto responsabile soprattutto di una significativa crescita dell’inflazione. Due settimane fa Ahmadinejad aveva pronunciato un discorso nella città santa di Qom nel quale aveva puntato il dito contro i suoi oppositori, spacciandoli per mafiosi corrotti, responsabili dei problemi dell’economia iraniana. Aveva quindi rimosso il ministro dell’Economia, Davud Danesh-Jafari, che però, per tutta risposta, lo aveva tacciato di incompetenza. E certo non possono dirsi migliori i rapporti del Presidente con l’apparato giudiziario: l’ayatollah Mahmud Hashemi Shahrudi, ha dichiarato, riferendosi chiaramente a lui, che “ogni affermazione deve essere circostanziata e deve evitare slogan ed esagerazioni. La falsa propaganda va evitata perché porta al turbamento dell’opinione pubblica”.

Il giorno della festa nazionale dell'esercito a Teheran

  • tiziana.prezzo
  • Lunedì 28 Aprile 2008

La stampa cinese insulta il Dalai Lama

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  • Tags: Cina, dalai-lama, fiaccola-olimpica, olimpiadi-2008
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A dispetto dei timidi segnali di apertura nei confronti degli emissari del Dalai Lama dei giorni scorsi, che avevano diffuso un infondato ottimismo tra i diplomatici occidentali, la stampa cinese non perde occasione per demonizzare il Dalai Lama, Tengin Gyatso, presentato anche oggi dal China Daily, quotidiano del regime, come un traditore opportunista al soldo dello straniero o peggio come un finto buddista disposto a vendere il suo popolo agli odiati “imperialisti stranieri”. Eccone un estratto, nel giorno in cui la fiaccola arriva in Corea del Nord, l’unico Paese in cui il percorso della fiaccola (per ragioni intuibili) non sarà modificato.

LEGGI ANCHE: Guarda la GALLERY

“Per anni i tibetani hanno trattato il Dalai Lama come una divinità, nonostante abbia abbandonato il Tibet, fisicamente e spiritualmente, svariati decenni fa. Nominato Dalai Lama nel 1939, secondo la tradizione buddista, avrebbe dovuto aiutare i tibetani a comprendere e accettare i precetti del Buddismo e spendersi per il bene del Tibet e del suo popolo. Al contrario, [Tenzin Gyatso] ha dimostrato di essere soltanto un opportunista. Negli anni ’50, mentre parlava di liberazione pacifica del Tibet con il governo cinese, di nascosto si teneva in contatto con le potenze imperialiste occidentali. Nel 1959, ha finalmente svelato la sua vera natura schierandosi dalla parte della rivolta armata: ha fondato un governo separatista e ha annunciato la nascita di un “Tibet indipendente”, abbracciando definitivamente la strada del tradimento. Tra gli anni ‘60 e gli anni ‘70, con l’aiuto dei servizi segreti di un certo paese straniero, ha fondato un esercito cui è stato affidato il compito di attaccare regolarmente i confini della Cina allo scopo di distruggere i progressi sociali ed economici raggiunti dalla comunità tibetana. [...] A partire dal 1990, ha intensificato le azioni separatiste, incoraggiando soprattutto i giovani tibetani a lasciare illegalmente la madrepatria. [...] Da un punto di vista religioso, ha calpestato i precetti del Buddismo e ha disonorato la profondità della fede dei tibetani. [...] Colui che viene spesso definito “il garante dei diritti umani” ha perseguitato tutti i buddisti tibetani che non condividevano i suoi metodi distorti. [...] L’anno scorso, ha gridato a gran voce che le Olimpiadi di Pechino avrebbero rappresentato l’ultima grande occasione per i tibetani [...] per fare pressioni sul governo della Repubblica Popolare, e con queste parole ha spinto i suoi seguaci non solo a intralciare la fiaccola durante il suo percorso, ma anche a commettere una serie di crimini violenti a Lhasa il 14 marzo scorso. Sono state picchiate e uccise persone innocenti, sono stati distrutti edifici pubblici e abitazioni private, e sono stati attaccati tutti coloro che cercavano di soccorrere i feriti. [...] A questo punto, credo sia scontato concludere affermando che i tibetani vivrebbero meglio se il Dalai Lama la smettesse di distruggere la loro serena quotidianità, ed oggi spetta loro l’arduo compito di difendersi dalle prevaricazioni di [Tenzin Gyatso] e dei suoi seguaci”.

  • claudia astarita
  • Lunedì 28 Aprile 2008

Brasile: la maledizione dei successori di Lula

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  • Tags: America Latina, Brasile, elezioni, Lula, politica, scandali
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[i](Fotos Ricardo Stuckert)[/i]

Nel 2010 il Brasile andrà alle urne per eleggere il suo nuovo presidente, il successore di Lula (assai gradito secondo i sondaggi dai brasiliani). Che, da parte sua, ha già detto di non avere nessuna intenzione di volere cambiare la Costituzione per potersi ricandidare per la terza volta. Tuttavia la campagna elettorale è già iniziata con largo anticipo, anche grazie al clima politico rovente in vista delle elezioni amministrative di ottobre di quest’anno. E allora la domanda che ci si pone è: chi sarà il candidato che Lula sceglierà come suo successore? Del resto lo stesso presidente del Brasile ha già assicurato che, chiunque sarà il suo “delfino”, sarà lui a indicarlo personalmente.
Sino a poco tempo fa il nome più accreditato era quello di una donna, Dilma Rousseff, ministro della Casa Civil (l’equivalente del nostro ministro degli interni ndr), ex guerrigliera del Partido dos Trabalhadores, il partito fondato dallo stesso Lula nel 1980. Ma uno scandalo sull’uso delle carte di credito da parte dei membri del governo e le accuse di avere ordinato lei stessa la stesura di un dossier per screditare l’ex presidente Fernando Henrique Cardoso, oggi all’opposizione, ne ha fortemente compromesso l’immagine. Al punto che entro il 6 maggio prossimo Dilma dovrà essere ascoltata da una Commissione del Senato. Di certo per il momento si sa che anche la Polizia Federale sta indagando. Sia su chi ha fatto uscire i dati del dossier, considerato “presunto” dal governo e “autentico” dall’opposizione, sia su chi lo ha redatto.
Ciò che tuttavia non sfugge agli occhi degli analisti politici è che quanto sta accadendo a Dilma è assai simile a quanto accaduto in passato ad altri due pupilli di Lula, l’ex ministro dell’Economia Antonio Palocci e l’ex guerrigliero (ed ex ministro della Casa Civil) José Dirceu. Entrambi travolti da scandali legati a corruzione e tangenti negli anni passati ed “illo tempore” tutti e due tra i candidati papabili alla successione. Insomma, la successione alla presidenza è oramai considerata dai brasiliani una vera e propria maledizione. Al punto che gli altri possibili candidati graditi a Lula, ovvero il governatore di Minas Gerais Aécio Neves, Ciro Gomes, il deputato eletto con il maggior numero di voti in Parlamento e il governatore di Rio Sérgio Cabral, già tremano all’idea di essere travolti e temono nuovi scandali in cui stavolta potrebbero essere loro i protagonisti.

  • paolo.manzo
  • Lunedì 28 Aprile 2008

Elezioni a sindaco di Londra: sfida all’ultimo voto

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  • Tags: Boris-Johnson, brian-paddick, ken-livingstone, Londra
  • 3 commenti

Metropolitana di Londra. (credits: flickr)
Le Olimpiadi potrebbero decidere anche le prossime elezioni del sindaco di Londra, che ospiterà i giochi nel 2012. Un giro d’affari immenso: nella Lower Lea Valley, l’area a nord est della capitale che ospiterà il Parco olimpico, saranno creati cinquantamila posti di lavoro e quarantamila nuovi edifici. Il voto sarà tra meno di due settimane, il primo maggio: i sondaggi danno favorito il candidato conservatore Boris Johnson su Ken Livingstone, il laburista che ha già ricoperto per due volte la carica di Sindaco di Londra. Eppure “Ken il Rosso” sta rimontando, ma pesano le accuse di corruzione negli ultimi otto anni di mandato. E si allunga l’ombra di Brian Paddick, il Lib-Dem terzo nei sondaggi, che di recente ha preso le distanze da Livingstone, chiarendo al Times che l’idea di averlo come capo “gli manda i brividi lungo la schiena”. Ma non si è neppure schierato ufficialmente con Boris Johnson. Per i media inglesi questa sfida è anche un giudizio sul primo ministro laburista Gordon Brown, al potere da nove mesi.Un’animazione del progetti edilizi per le Olimpiadi. Nelle immagini appare la “Battersea power station”, la centrale energetica scelta dai Pink Floyd per la copertina dell’album “Animals”


La sicurezza sarà un terreno di scontro decisivo nella città con il più alto numero al mondo di videocamere per la sorveglianza. Johnson propone nuovi poliziotti nelle strade, a bordo dei bus e nei treni. Livingstone punta a aumentare la frequenza delle corse in metropolitana, ma promette anche una riduzione del crimine del 6% l’anno. Paddick, ex poliziotto famoso in passato per aver proposto un atteggiamento più morbido verso i consumatori di cannabis, assicura invece una diminuzione del crimine del 20% in quattro anni.
Un plastico del futuro Parco olimpico a Londra

Il progetto del Parco Olimpico a Londra. ( credits: flickr)

Nelle votazioni del primo maggio ogni cittadino potrà esprimere due preferenze: una per il candidato prescelto, ma è la second choice facoltativa che potrebbe diventare decisiva se Livingstone o Johnson non dovessero arrivare subito alla metà dei voti validi. La figura del Sindaco di Londra è stata istituita nel 2000 e può gestire il budget per la Capitale e i comuni limitrofi (un territorio di circa 1500 chilometri quadrati), in settori sensibili come l’agenzia per lo sviluppo di Londra (Lda), la polizia metropolitana, i vigili del fuoco e i trasporti. Nelle ultime consultazioni del 2004 Livingstone aveva raggiunto il 35,7 % dei voti, superando il conservatore Steve Norris, fermo al 28,2% dei consensi.

  • luca.delloiacovo
  • Domenica 27 Aprile 2008

Afghanistan, spari talebani contro Karzai: illeso

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  • Tags: Afghanista, attentato, Hamid-karzai, kabul, talebani
  • Un commento

Il premier afghano Ahmid Karzai
Il presidente afghano Hamid Karzai è sfuggito ad un tentativo di ucciderlo compiuto dai taleban mentre assisteva a una parata militare a Kabul. Nell’attacco tre guerriglieri sono rimasti uccisi. Feriti anche alcuni parlamentari che assistevano alla parta. Tra gli spettatori ci sarebbe stato almeno un morto.
Karzai è subito rientrato al palazzo presidenziale e secondo fonti governative sta bene. Assieme a lui - ad assistere alla parata organizzata per celebrare il 16° anniversario della “liberazione” di Kabul da parte dei muhahiddin - si trovavano anche membri del suo governo e del parlamento, nonchè personalità straniere. Tra queste c’erano gli ambasciatori di Usa e Gran Bretagna, un rappresentante dell’Onu, il comandante delle Forze internazionali in Afghanistan, il generale americano Dan McNeill. Nessuno di loro è rimasto ferito. Tutti comunque, quando sono cominciate le esplosioni, provocate presumibilmente dai razzi lanciati dai taleban, e le raffiche di armi automatiche, si sono gettati a terra e appena possibile sono fuggiti. “Ci sono delle vittime tra gli afghani, ma sono pochi”, ha detto il portavoce dell’Onu Aleen Siddique senza però potere precisare se per vittime si dovessero intendere morti o feriti.
L’attacco è stato subito rivendicato da un portavoce del taleban, Zabihullah Muhjahid: “Siamo noi che abbiamo compiuto l’attacco. Abbiamo lanciato razzi contro la sfilata. Avevamo sei dei nostri sul posto e tre di loro sono rimasti uccisi”. Secondo varie testimonianze, poco dopo che Karzai si era sistemata sulla tribuna si sono sentiti colpi di armi automatiche e esplosioni. Qualcuno ritiene che i taleban sparassero da un edificio vicino al luogo della sfilata, alla quale partecipavano un migliaio di soldati. Secondo una fonte di polizia una persona sospetta è stata arrestata.

  • redazione
  • Domenica 27 Aprile 2008

Golan: tra Olmert e Assad spunta Erdogan

OkNotizie

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  • Tags: Bashar Al Assad, Ehud-Olmert, golan, Israele, Recep-Tayyip-Erdogan, siria, Turchia
  • Lascia un commento

[i](Credits: Ansa)[/i]

Dopo otto anni di stallo, un primo elemento sicuramente positivo c’è: Siria e Israele hanno cominciato a parlarsi di nuovo. In questa fase di “annusamento”, però, entrambe le nazioni hanno ritenuto più prudente, come già segnalato da Panorama.it nei giorni scorsi, affidare la ripartenza dei colloqui di pace a un Paese che come nessun altro può ricoprire questo ruolo: la Turchia.
Oggi il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan si è recato a Damasco: un viaggio programmato da tempo in occasione del primo forum economico turco-siriano, ma che ha acquisito tutto un altro valore da quando lo stesso Erdogan, durante un recente colloquio telefonico col presidente Bashar al-Assad, ha prospettato l’intenzione da parte di Israele di restituire le alture del Golan in cambio della pace. Un compito, quello assunto da Erdogan, di sicuro prestigio ma al tempo stesso di non facile realizzazione. Non appena sono infatti trapelate le indiscrezioni di stampa, un gruppo di leader della comunità israeliana residente nella zona contesa ha scritto al primo ministro turco invitandolo a portare avanti la mediazione tra i due Paesi, evitando però di mettere come condizione imprescindibile la restituzione di questo lembo di terra. “Quest’area – hanno spiegato – appartiene alla gente di Israele”.
Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, gli autori della missiva hanno chiesto ad Erdogan di basare i colloqui seguendo lo stesso modello utilizzato dalla Turchia e dalla Siria per risolvere la disputa relativa alla regione di Hatay, annessa poi alla Turchia nel 1939. L’incontro tra Erdogan e al-Assad sembra essersi concluso positivamente. Il leader turco ha definito infatti “fruttuoso” l’incontro senza però svelare i dettagli del messaggio consegnato al presidente siriano. Proprio quest’ultimo aveva confermato giovedì scorso, in un’intervista ad un quotidiano del Qatar, di esser stato informato della disponibilità del premier israeliano Ehud Olmert a restituire alla Siria, in cambio di pace, il Golan. Le Alture sono state occupate da Israele nel 1967 e dopo 14 anni sono state annesse allo Stato ebraico senza che vi sia stato mai alcun riconoscimento internazionale. I negoziati tra i due paesi sono bloccati dal gennaio 2000, da quando l’allora presidente siriano, il defunto Hafez al-Assad padre dell’attuale raìs, non riuscì con la mediazione americana a riottenere quel territorio, importante sia da un punto di vista strategico, sia per le sue consistenti risorse idriche.

La trattativa sul Golan secondo la tv iraniana Presstv.ir

  • tiziana.prezzo
  • Sabato 26 Aprile 2008

Violenza e feriti in Giappone per il passaggio della fiaccola

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  • Tags: fiaccola-olimpica, Giappone, nangano, scontri-feriti
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Scontri a Nangano, in Giappone, al passaggio della fiaccola olimpica
Si è conclusa dopo quattro ore segnate dal caos la staffetta della torcia olimpica in Giappone. Almeno tre persone sono state arrestate e quattro ferite tra la folla che, sventolando bandiere tibetane o cinesi, si è assiepata lungo il percorso della fiaccola per manifestare anche in modo violento. Sostenitori di Pechino e manifestanti filotibetani si sono picchiati mentre oppositori della repressione in Tibet lanciavano immondizia contro i tedofori lungo le strade di Nagano, invase da migliaia di studenti cinesi con bandiere rosse.
Dopo una serie di tappe asiatiche relativamente tranquille, centinaia di monaci tibetani, attivisti e nazionalisti anticinesi che sventolavano le bandiere imperiali giapponesi hanno lanciato pattume, uova e petardi contro la staffetta lungo un percorso vigilato da tremila agenti: un livello di sicurezza generalmente riservato al passaggio dell’imperatore Akihito.
Tre manifestanti - due giapponesi e un taiwanese - sono stati arrestati per aver cercato di strappare la torcia dalle mani dei tedofori. La staffetta, che sarebbe dovuta partire dal tempio buddhista di Zenkoji, ha invece preso il via da un parcheggio per evitare che coincidesse con una celebrazione organizzata dai monaci per le vittime dei disordini di Lhasa. Circa 300 persone si sono raccolte in preghiera a Zenkoji mentre una ventina di monaci leggeva i nomi delle vittime scanditi dal suono del gong.
Prossima tappa della torcia sarà Seul e poi Pyongyang, dove le autorità nordcoreane hanno assicurato una staffetta “sicura e che lascerà il mondo a bocca apert”.
Le proteste di Nagano hanno coinciso con l’apertura di Pechino ai colloqui con i rappresentanti del Dalai Lama, accolta con soddisfazione dagli Stati Uniti e dall’Unione europea.

  • redazione
  • Sabato 26 Aprile 2008
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