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3.969 morti accertati, almeno 3000 dispersi, 98.000 sfollati. Sono le cifre ufficiali fornite stamane dalla tv di Stato birmana. Ma il bilancio potrebbe essere assai più pesante, fino a quindici mila morti, secondo quanto ha dichiarato Nuova Cina, l’agenzia di Pechino, che ha citato fonti anonime del governo birmano. Qualunque sia la contabilità, appare sempre più chiaro che la tempesta tropicale di categoria 3 (Nargis) che sabato si è abbattuta sulla Birmania meridionale ha lasciato dietro di sé una scia di distruzione e di morte, spazzato via interi villaggi, lasciato senza energia elettrica né acqua potabile intere regioni del Paese, tra cui quella di Yangon, Irrawaddy, Bago, Karen and Mon. Di fatto, ridotto allo stremo un Paese già in ginocchio dalla dittatura.
Fattore tempo. La macchina dei soccorsi internazionali si è messa in moto, ma la difficoltà - ha riferito il portavoce della Federazione della Croce Rossa internazionale, Michael Annear - è quella di raggiungere centinaia di comunità rimaste isolate, lungo strade devastate dal ciclone e ormai non più percorribili. È una disperata corsa contro il tempo, resa ancora più complicata dalle restrizioni che la Giunta militare che governa Myanmar, fatta eccezione per la Corea del Nord la più chiusa e isolazionista di tutta l’Asia, impone ai cooperanti internazionali e agli stranieri. Stretta all’angolo, la Giunta ora avrebbe deciso di dare “un cauto via libera” - secondo quanto dichiarato da un portavoce delle Nazioni Unite - agli aiuti internazionali provenienti dall’Onu, ma la macchina degli aiuti non può attendere gli esiti dei colloqui, né le cautele della Giunta, nemmeno i niet della Casa Bianca a fornire aiuti che siano approvati dai Generali al potere. Qualsiasi incertezza potrebbe provocare un’ulteriore ecatombe umanitaria, favorire l’esplodere delle epidemie.
Segnali grotteschi. Ci sono alcuni segnali surreali che questa mattina giungevano da Myanmar. Mentre intere popolazioni rischiano di morire a causa di epidemie infettive provocate dalla mancanza d’acqua potabile, il governo birmano ha ribadito - con un comunicato - che il referendum costituzionale fissato per il prossimo sabato 10 maggio che dovrebbe sancire il rafforzamento della dittatura non sarà rinviato. Di più: “La popolazione - ha scritto stamane il quotidiano ‘New Light‘ - attende con trepidazione l’appuntamento”.
Nessun italiano coinvolto. La Farnesina intanto rende noto che non ci sono italiani tra le vittime e i feriti. La responsabile dell’Unità di crisi, Elisabetta Belloni, ha spiegato che al momento del passaggio del ciclone Nargis si trovavano nel Paese “120-150 italiani”, per metà circa residenti, per l’altra metà “turisti partiti con tour operator”. Messasi in contatto con l’Associazione di categoria dei tour operator e con l’ambasciata italiana ha ricevuto garanzie che non vi fossero italiani neanche tra i dispersi. “Naturalmente le nostre ricerche continuano, visto il numero elevato delle vittime”, ha continuato, “ma dal punto di vista della situazione degli italiani siamo relativamente tranquilli”. Una trentina di turisti italiani ha raggiunto già ieri Bangkok e dalla Farnesina c’è “fiducia” che gli altri possano rientrare al più presto.
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- Lunedì 5 Maggio 2008
![[i]5 maggio 2008[/i] - Il bilancio del passaggio del ciclone Nargis sulla Birmania meridionale ha raggiunto i 3.969 morti. Lo riferisce la televisione di stato. Il ciclone tropicale ha devastato in particolare le regioni di Rangoon e del delta del fiume Irrawaddy.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/aprile08/myanmar-tifone/normal_myanmar01.jpg)

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