Il referendum per l’autonomia di Santa Cruz in Bolivia ha ottenuto oltre l’85% di “Sì”. Non si tratta ancora di risultati definitivi (ci vorranno ancora almeno tre giorni) ma di exit poll. Tuttavia il quadro che si delinea è chiaro. Da un lato emerge indiscutibile il desiderio di autonomia di una regione che è la più industrializzata e ricca di idrocarburi del paese.
Dall’altro, invece, la linea politica del presidente Evo Morales Aymara che poche ore fa davanti alle telecamere della Cnn ha definito il voto di domenica “illegale” salvo poi lanciare un appello al “dialogo” ai politici di Santa Cruz affinché si discuta “di una vera autonomia dei popoli e non solo di gruppi di potere”. In un messaggio alla nazione, il capo di stato boliviano ha detto che “non si può ingannare il popolo dicendo che c’è un vincitore con oltre l’80% dei voti” perché in base ai dati del nostro ministero degli Interni, “se si somma la forte astensione ai No si arriva comodamente al 50% di rifiuto” di uno statuto “separatista e divisionista”. Questioni strumentali quelle dell’astensionismo. In realtà, a detta degli analisti, il presidente boliviano è uscito indebolito dal referendum che ha cercato di impedire sino all’ultimo e in molti considerano quella di domenica la sua sconfitta politica più grave da quando nel gennaio 2006 è arrivato, primo indio della storia, al potere.
Le dichiarazioni di Morales alla CNN in spagnolo
Per evitare la secessione nei giorni scorsi Morales aveva addirittura citato Pristina, come esempio da non seguire e dichiarato che “per evitare di fare la fine del Kosovo bisogna restare uniti”. Non a caso la Bolivia non ha riconosciuto l’indipendenza di Pristina da Belgrado. Adesso, il timore di La Paz è che che altri dipartimenti - l’equivalente delle nostre regioni - seguano la strada indicata da Santa Cruz.
Naturalmente di tutt’altro avviso Rubén Costas, il sindaco di Santa Cruz secondo cui il voto di domenica significa l’inizio di “cammino verso un paese moderno che trasformerà la Bolivia nella nazione unita più decentrata di tutta l’America Latina”. La via auspicata da tutti è che si torni al dialogo tra le parti ma è difficile pensare che i politici di Santa Cruz siano disposti a farlo nei termini pianificati originariamente da Morales, che voleva inserire il tema dell’autonomia in una complicata riforma costituzionale che oramai tiene banco da quasi un anno. È probabile invece che dopo la vittoria del referendum, i politici di Santa Cruz si siano convinti di poter declinare la loro autonomia senza dovere per forza attendere il permesso di La Paz. Ecco perché oggi Morales è più debole di qualche giorno fa.
- Lunedì 5 Maggio 2008
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Commenti
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Il 6 Maggio 2008 alle 2:13 giansolo451 ha scritto:
Non basta essere indio (e coltivatore di coca…) e vetero-socialista per essere un politico innovatore. L’America Latina ha bisogno di politici che sappiano governare davvero e soprattutto fare molti meno proclami populisti. Purtroppo in America Latina c’e’ quest’ondata di populismo di sinistra “coatto” (in senso italiano e in senso romanesco) che segue il pessimo esempio della rozzezza e crassa stupidita’ di Chavez…
Il 16 Maggio 2008 alle 21:22 lupolupo ha scritto:
Stai sbagliando, Morales sta governando bene ed infatti è approvato dalla maggioranza dei boliviani.
Solo i ricchi non lo amano.
Forse perchè sta diminuendo le disuguaglianze? ragiona!
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