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Cresce di ora in ora il numero delle vittime del ciclone Nargis che sabato ha devastato, con venti violentissimi che hanno soffiato fino a 240 km orari, il sud-ovest della Birmania, colpendo in particolare le regioni dell’ex capitale Rangoon ma anche quelle attorno al delta del fiume Irrawaddy, la grande risaia del Paese, dove c’è anche la città di Bogalay, la più colpita, con oltre il 95% delle case distrutte e un bilancio di diecimila morti. Potrebbero essere decine di migliaia le vittime (l’ultima informazione parla di 22 mila morti), 300 mila i dispersi e più di centomila le persone rimaste senza casa a causa di quella che è quasi sicuramente la peggior catastrofe naturale del mondo dai tempi dello tsunami del 2006.
Immagini da Mrtv
Aiuti rallentati. Due milioni di euro provenienti dall’Unione europea. Un milione di dollari provenienti da Pechino, grande protettrice della Giunta al potere. 250 mila dollari dagli Stati Uniti. E una macchina degli aiuti che si è messa in movimento ma al rallentatore, con i primi sopralluoghi nelle zone disastrate, nonostante gran parte delle strade siano ormai impraticabili e il governo militare che governa Myanmar (l’antica Birmania) dal 1962 guardi con diffidenza - come ha denunciato Laura Bush - l’arrivo di migliaia di operatori (carichi di acqua potabile, zanzariere, tende per gli sfollati, cibo) decisi ad atterrare all’aeroporto di Rangoon dalla vicina Bangkok. La precondizione all’arrivo degli aiuti, posta dalla Giunta militare, è che la distribuzione degli aiuti avvenga sotto la supervisione delle Nazioni Unite e che tutta l’operazione sia previamente concordata con le autorità locali. Una precondizione che non è piaciuto affatto al governo degli Stati Uniti, che assegnerà all’oppositrice Aung San Suu Kyi, una delle massime onoreficienze del Paese, la medaglia d’oro del Congresso, prima comcessa solo a Winston Churchill, il Dalai Lama e Gandhi.

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Indice contro la dittatura. Anche le agenzie Onu puntano l’indice contro la Giunta militare al potere. L’Unisdr, l’agenzia per il contenimento delle calamità, ha accusato i generali al potere nel Myanmar per l’assenza di un sistema di preavviso dei disastri naturali. C’è poi il rischio che all’ecatombe provocata dal ciclone si aggiunga un’altra ecatombe, quella epidemie infettive provocata dalla mancanza di acqua potabile ma anche di riso, a causa della distruzione dei raccolti. In un Paese di 56 milioni di abitanti, con oltre 400 mila appartenenti alle forze dell’ordine, salta agli occhi inoltre - anche a Rangoon, epicentro della rivolta arancione di settembre - l’assenza dei soldati e degli uomini in divisa. E stupisce che ancora oggi la Giunta non abbia deciso di rinviare se non in alcune aree il referendum previsto per il 10 maggio , una sorta di Road Map, così l’hanno presentata, per arrivare a elezioni multipartitiche nel 2010.
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Il VIDEO servizio
- Martedì 6 Maggio 2008
![[i]5 maggio 2008[/i] - Il bilancio del passaggio del ciclone Nargis sulla Birmania meridionale ha raggiunto i 3.969 morti. Lo riferisce la televisione di stato. Il ciclone tropicale ha devastato in particolare le regioni di Rangoon e del delta del fiume Irrawaddy.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/aprile08/myanmar-tifone/normal_myanmar09.jpg)

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