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Primarie Usa: tre scenari per il voto in Indiana e North Carolina

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  • Tags: Barack Obama, Hillary Clinton, presidenziali-usa-2008, primarie-usa
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Barack Obama e Hillary Clinton

Leggi il delegate calculator del NyT
Siamo alle battute finali. Le primarie democratiche in North Carolina e Indiana hanno un numero di delegati in palio (rispettivamente 115 e 72) come in nessun altro Stato che ancora si deve recare alle urne (guarda il grafico). Chiaro che per Hillary Clinton, alla quale il NyT assegna 1602 delegati contro i 1735 del rivale, quella di oggi è davvero l’ultima chance (ricorsi in Michigan e Florida permettendo) per recuperare terreno nei delegati elettivi e cercare di conquistare i 300 superdelegati (su 796) ancora indecisi. Gli scenari, secondo quanto scrive stamane il New York Times, sono tre, a secondo che nel voto di oggi, che sarà reso noto quando in Italia saranno circa le prime ore del mattino, vinca Obama o Hillary. Il numero per ottenere la maggioranza è 2025. A Obama ne mancano solo 290, a Hillary 423.

Prima ipotesi: Hillary vince in Indiana e North Carolina
Stando ai sondaggi un’eventuale doppietta dell’ex Fist Lady è altamente improbabile: Obama conserva un vantaggio di otto punti - secondo Zogby - in North Carolina e di soli due punti in Indiana. Ma se riuscisse a vincere, e a maggior ragione se trionfasse con un margine consistente in entrambi gli Stati, rientrerebbe prepotentemente nei giochi, sposterebbe gli equilibri psicologici del match, indurrebbe gran parte dei 300 superdelegati ancora indecisi a sciogliere la riserva. Steve Jarding, un consulente del Partito democratico, sintetizza così la situazione: “Se Obama dovesse perdere entrambi gli Stati bisognerebbe tornare con la mente a quello che è successo nelle ultime quattro settimane e vi apparirebbe l’ingombrante presenza del reverendo Wright”, l’ex pastore del senatore che, con le sue dichiarazioni omofobiche e anti-bianche, ha rischiato di giocare un brutto scherzo al suo pupillo. Ultimo particolare: Hillary finora ha vinto in sette Stati popolosi su otto, sfondando tra la middle e working class bianca e tra gli over 60. Un particolare nient’affatto trascurabile su cui fa leva la senatrice per sostenere di avere il profilo giusto per sconfiggere McCain. Se dovesse ottenerne nove su dieci, avrebbe gioco facile a sostenere che lei vince dove bisogna vincere: in quegli Stati che assegneranno la Casa Bianca. Certo, per Obama una doppia sconfitta non sarebbe il colpo del KO, ma una mazzata da cui dovrebbe subito rialzarsi.

Seconda ipotesi: Obama vince in North Carolina e in Indiana
Partita virtualmente chiusa. Se Hillary dovesse perdere in entrambi gli Stati - ha sentenziato Jerry Meek, presidente del Partito in North Carolina - “non vedo come potrebbe continuare a combattere”. La tenace senatrice potrebbe essere anche tentata dal combattimento a oltranza, ma - secondo gli analisti - darebbe la triste impressione del soldato giapponese nella giungla. Quello che continua a combattere quando la guerra è già conclusa. A quel punto, ha detto Matthew Dowd, lo stratega della campagna Bush del 2004, “sarebbe praticamente impossibile per lei ottenere la nomination”, qualsiasi ricorso di carte bollate decida di fare.

Terza ipotesi: Obama vince in North Carolina e Hillary in Indiana
Uno scenario possibile, anzi, probabile a dar retta ai sondaggi della vigilia. La battaglia per la nomination continuerebbe. Hillary - che pure difficilmente riuscirebbe a vincere solo grazie ai delegati ottenuti col voto popolare - ha un obiettivo: convincere i superdelegati (governatori, notabili e parlamentari) a votare contro la maggioranza dei delegati elettivi e ci potrebbe riuscire se, il 3 giugno, quando termineranno le primarie, dimostrerà di essere a poche lunghezze da Obama nella conta dei delegati elettivi (attualmente 1493 vs 1338) ma più avanti nella conta totale dei voti (a maggior ragione negli Stati più popolosi). Attualmente Obama ha ottenuto 14.8 milioni di voti, e Hillary 14.2, esclusi quelli di Florida e Michigan. Due Stati potenzialmente favorevoli a Clinton ma privati del diritto di essere rappresentati per avere anticipato le primarie a una data precedente rispetto alle altre tornate elettorali. Sarebbe quest’ultima l’arma segreta della senatrice: riaprire i giochi facendo votare due Stati dove i vertici del Partito hanno escluso dalla conta per ragioni giuridiche. Un’arma disperata, ma quella in corso tra Obama e Hillary può diventare anche una guerra di carte bollate, oltre che di veleni e bordate dialettiche.

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Chi vorreste vedere come prossimo presidente degli Stati Uniti?

Barack Obama con la moglie Michelle in Texas, 4 marzo 2008.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]

  • redazione
  • Martedì 6 Maggio 2008
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