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Apertura all’Europa, agli investimenti stranieri e collaborazione con il tribunale dell’Aja: sono le parole d’ordine anti-isolazioniste che hanno consentito alla coalizione del Partito democratico guidato dal presidente Boris Tadic (103 seggi su 250) di vincere domenica le elezioni in Serbia sbaragliando, a pochi mesi dalle vittoriose elezioni presidenziali, l’ultrà nazionalista Tomislav Nikolic, leader di un partito (Srs, 76 seggi) il cui presidente è ancora oggi il criminale di guerra Vojislav Seselj. Certo, la coalizione di Tadic (composta dal Partito democratico e dai liberali del G17 Plus) dovrà allearsi, per costruire una maggioranza autosufficiente, con altri gruppi etnici, con l’Ldp liberale di Cedomir Jovanovic (13 seggi) forse anche con la Dss del premier Kostunica (30 seggi) ma, per coloro che si battono per la pace, si tratta di una buona notizia cui ha certamente contribuito - alla viglia delle elezioni - la firma con Bruxelles dell’Accordo di Stabilizzazione e Associazione (AEA) , considerata il primo passo verso l’adesione di Belgrado all’Unione.
Ora l’Europa acceleri. Il trionfo di ‘Per una Serbia Europea’ è ritenuto importante anche perché ottenuto a soli tre mesi dalla dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte di Pristina, vissuta da gran parte dell’opinione pubblica serba come l’ennesimo affronto dei “secessionisti” sponsorizzati dalla comunità internazionale. Alla fine però ha prevalso la voglia di normalità, in un Paese isolato, fiaccato da una corruzione endemica, con un’inflazione reale cresciuta negli ultimi sei mesi del 30% e un’economia sommersa che produce buona parte del Pil. I serbi non hanno cambiato opinione rispetto alla storia recente. Ritengono ancora di essere stati vittime di una profonda ingiustizia. Ma questa volta hanno deciso di voltare pagina. E se l’ottanta per cento dei cittadini, secondo gli ultimi sondaggi, si augura un ingresso in Europa (il 45% tra i serbi radicali), ora tocca all’Europa offrire risposte senza timidezze né doppiezze. Per isolare coloro che soffiano sul confronto militare, finanziano i gruppi paramilitari a Mitrovica e che, guarda caso, guardano alla Russia, più che all’Europa, come grande protettrice della popolazione slava.
- Lunedì 12 Maggio 2008
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