- Tags: Abu Mazen, Al-Fatah, Hamas, Israele, palestrina
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Trattare con Hamas. Aprire subito un confronto con il movimento integralista palestinese. Questa volta l’idea non è targata Massimo D’Alema, bensì Bernard Kouchner, il ministro degli Esteri di Sarkozy, che, parlando ieri ai microfoni di radio Europe-1, ha confermato che Parigi ha avviato ormai da mesi colloqui diplomatici con i leader del movimento integralista palestinese. Poco importa, per Parigi, che Hamas non abbia mai accettato le condizioni preliminari poste dal Quartetto (Usa, Ue, Russia, Onu): riconoscimento formale di Israele, cessazione del lancio di missili Qassam su Sderot e degli attentati suicidi, riconoscimento della legittimità della presidenza Abu Mazen. Alla base del ragionamento di Kouchner (che giovedì sarà a Gerusalemme), c’è una considerazione pragmatica e forse anche un desiderio di ritagliare alla Francia un ruolo chiave in vista del passaggio di consegne presidenziale negli Stati Uniti: Hamas - ragionano a Parigi - è una forza politica di massa che rappresenta una parte consistente della società palestinese. Ed escluderla dai colloqui diplomatici bilaterali significherebbe votare all’insuccesso qualsiasi ipotesi di accordo di pace bilaterale. Amano citare Rabin, gli uomini di Sarkò, quando sosteneva che la pace si fa con i nemici, dei quali bisogna favorire in ogni modo l’evoluzione moderata, come è accaduto ad altri movimenti terroristi, come l’Ira irlandese o l’Olp di Arafat ai tempi di Oslo.
Ed ecco il punto. Secondo Yves Aubin de la Messuziere, l’ex ambasciatore francese in Iraq inviato da Parigi un mese fa nei Territori, “i leader di Hamas sono pronti ad accettare uno Stato palestinese entro i confini del 1967″. Non proprio quello che chiede Israele, eppure - secondo la diplomazia francese - un primo passo che aiuterebbe un’evoluzione del movimento integralista palestinese (come già successe con l’Olp prima di Oslo) , diviso del resto tra un’anima pragmatica che fa capo a Hismail Haniyeh e Mahmud Zahar e un’ala dura che punta sul rilancio degli attentati suicidi. Israele e Stati Uniti hanno già bollato come inopportuna l’iniziativa di Parigi, desiderosa di ritagliarsi un ruolo autonomo in tutta l’area mediorientale. Per Gerusalemme la questione è semplice: per parlare bisogna essere in due. E con Hamas, il cui sogno segreto è forse ancora quello di “buttare a mare tutti gli ebrei”, è impossibile aprire qualsiasi trattativa. Finché per lo meno, i suoi leader non decideranno di riconoscere il diritto all’esistenza dello Stato ebraico. Eppure che una trattativa con il solo Abu Mazen sia votata all’insuccesso è ormai chiaro anche ad alcuni leader dello Stato ebraico. E’ di ieri la notizia che in modo sotterraneo proseguono i contatti tra il ministro della Difesa Ehud Barak e gli emissari di Hamas in Egitto. Certo: non sono contatti diretti, ma mediati da Omar Soleiman, responsabile dell’intelligence egiziana. Ma sufficienti a suscitare polemiche politiche in Israele: “Negoziamo con Hamas, in aperto contrasto con le decisioni del governo, secondo cui ciò potrà avvenire solo quando avrà accolto le condizioni del Quartetto”, ha accusato il vicepremier israeliano Haim Ramon.
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- Martedì 20 Maggio 2008

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