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Il caso Ronaldo fa ancora parlare di sé. Mentre perfino il grande Caetano Veloso in un suo spettacolo gli ha dedicato una sua vecchia canzone sui travestiti è appena uscito anche in Brasile uno dei più completi studi sul travestitismo brasiliano “Travesti: Sex, Gender, and Culture among Brazilian Transgendered Prostitutes”. Panorama.it ha incontrato il suo autore, Don Kulick, direttore del Centro per gli studi sul genere e la sessualità della New York University.
Cosa ne pensa del caso “Ronaldo”?
Sintetizza le contraddizioni del Brasile che è il paese dell’America Latina con il più alto numero di travestiti. Sono ovunque, perfino in tv e nelle telenovelas. Eppure la grande contraddizione è che la società poi finisce anche qui con il condannarli. Dal mio punto di vista Ronaldo ha mentito quando ha detto che non sapeva che quelle due donne erano travestiti. In Brasile i travestiti lavorano solo in alcune strade e non in altre. Se vai in una strada sai che trovi solo loro. E poi altra cosa strana è che nessuno abbia ancora chiarito cosa il giocatore abbia fatto con loro in quelle tre ore precedenti alla chiamata della polizia. Questa si chiama ipocrisia.
Perché un uomo decide di fare il travestito?
È un processo che comincia dai tempi dell’adolescenza, se non addirittura dalla tarda infanzia. Ho conosciuto travestiti che mi hanno raccontato di aver cominciato ad esserlo all’età di 12 anni ma che per vergogna nei confronti della famiglia sono usciti presto di casa. È solo fuori che hanno cominciato a tutti gli effetti a vestirsi da donna perché questo accentua il femminile che è in loro. Prendendo ormoni e imbottendosi di silicone.
Perché un uomo decide di andare con un travestito?
La maggior parte degli uomini che pagano per andare con i travestiti sono sposati o fidanzati come è stato il caso di Ronaldo. Non sono gay ma eterosessuali. Per cui quando il giocatore ha dichiarato nell’intervista alla televisione brasiliana, subito dopo lo scandalo, che non avrebbe mai potuto andare con i travestiti perché lui è eterosessuale in realtà non ha fatto altro che confermare quanto sapevamo. Come antropologo ho trascorso 9 mesi a Salvador de Bahia per cercare di capire meglio il profilo di un cliente tipo. Si tratta di uomini di tutte le razze, età e classe sociale. La maggior parte ha un’età compresa tra i 17 e i 45 anni. Sono affascinati in parte dal concetto di “diverso” che il travestito porta con sé, in parte dalla trasgressione ma anche dall’idea che così possono tirare fuori la loro parte femminile. Sono tanti, infatti, gli uomini che hanno paura di avvicinare altri uomini, mentre approcciare dei travestiti è psicologicamente più facile perché apparentemente sono come le donne.
E in Italia?
Ho fatto ricerche anche sui travestiti brasiliani in Italia, tra il 2000 e il 2001. Da voi sono arrivati in grosso numero a partire dagli inizi degli anni ’80 perché era più facile dal punto di vista dei controlli e delle leggi sull’immigrazione. Hanno cominciato così a creare delle reti: chi arriva in Italia sa benissimo che va a prostituirsi. E poi in Italia i clienti sono più ricchi e pagano di più.
Ci sono differenze geografiche tra le varie zone d’Italia?
Nel 2001 a Milano c’erano circa 1000 travestiti brasiliani e circa 900 tra peruviani, colombiani e venezuelani. Tutti preferiscono il Nord e il Centro al Sud d’Italia perché il clima è maschilista e altrimenti dovrebbero vedersela anche con Camorra e Mafia. La cosa singolare è che nel vostro paese la maggior parte dei travestiti sudamericani sono viados, cioè hanno un ruolo femminile nel rapporto sessuale. Pare che ai clienti italiani piaccia questo.
Le scuse di Ronaldo (Studio Aperto)
- Sabato 24 Maggio 2008
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