Di Fabrizio Paladini, foto di Maki Galiberti - Guarda la GALLERY con le storie degli atleti
Macché fiaccola, macché Tibet. Più che la tunica rosso porpora dei monaci buddisti è il nuovo costume della Speedo a tenere banco. È questo che agita e fa litigare i dirigenti delle varie squadre. Quelli che lo indosseranno per contratto e quelli che invece dovranno gettarsi in piscina con i costumi Adidas o Arena, sperando che nel frattempo la tecnologia produca qualcosa di più scivoloso, di più galleggiante, che possa tenere il passo dei rivali americani. Un esempio? Il nostro Filippo Magnini (sponsor tecnico Arena) lo ha indossato di soppiatto per una prova in vasca corta. Cinquanta metri stile libero in 21 secondi e 8 con lo Speedo contro il suo 22”7.
Ci sono le foto di questa specie di tuta spaziale nell’acqua con zavorre varie: niente, lo Speedo non affonda, ma la federazione internazionale ha dato il suo ok (va’ a capire se soltanto per disinteressate ragioni) e ora le altre aziende di abbigliamento devono rispondere in tempi brevissimi. A Pechino la squadra italiana sarà più o meno di 320 atleti. Obiettivo: una trentina di medaglie per bissare le ottime edizioni di Atene 2004 e Sydney 2000. Ma stavolta la Cina toglierà a tutti: per la prima volta dovrebbe vincere il medagliere, scavalcare gli Stati Uniti, trionfare nella veste di paese organizzatore e paese conquistatore, di potenza nuova dalla forza devastante. Non solo pil, dunque, non solo città costruite in una notte, ma anche sport, vetrina mondiale per avvicendare il velocista di colore, il ciclista italiano, il nuotatore australiano, la ginnasta romena con nuova grazia e potenza orientali. Gli italiani stanno arrivando. C’è chi si prepara da anni, chi ha ottenuto l’insperato passi l’altro ieri ad appena un’ottantina di giorni dal via. Il Coni per la prima volta ha ceduto il marchio Casa Italia a una società di marketing americana, la Octagon, che per 3 anni darà al nostro sport 12 milioni di euro. Gli sponsor penseranno al guadagno. Sarà l’Olimpiade del business e dello sponsor estremo, del costume spaziale e della ipertecnologia made in China. Ma sarà anche e sempre l’Olimpiade degli atleti, del cuore di mamma, del «vinci per noi». Ecco qualche nostro campione ritratto in famiglia perché la pasta al forno, in fondo, rende più di microfibra e titanio.
- Lunedì 26 Maggio 2008

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