Barack Obama in un bar di Charleston, West Virginia
Di Marco De Martino
La loro missione è identica: unificare i partiti che ancora li vedono come outsider. Per riuscirci Barack Obama usa l’arma del corteggiamento: invece di cercare di convincere i democratici che ancora non credono in lui, li chiama regolarmente chiedendo consigli sulla propria campagna elettorale. La strategia sembra funzionare: dopo Bill Richardson e John Edwards, oltre 300 superdelegati si sono schierati dalla sua parte, portandolo più vicino alla nomination. Più difficile è il compito di John McCain, che deve convertire deputati e senatori che dubitano della sua qualifica di conservatore. Anche di recente alcuni di loro hanno nuovamente espresso dubbi sulla posizione troppo liberal del candidato repubblicano sull’immigrazione e il cambio di clima. «Comunque vada a finire, da queste elezioni emergeranno due partiti trasformati » prevede con Panorama il politologo Larry Sabato, uno degli osservatori più acuti della politica americana. «McCain deve reinventare un Partito repubblicano indebolito da una presidenza impopolare, una guerra che non ha più molti sostenitori e un’economia difficile. Il compito di Obama è ridefinire quello che per 16 anni è stato il partito della famiglia Clinton». Mentre ancora Hillary non si è ritirata dalla competizione, Obama ha già ridimensionato i fedelissimi di Clinton, chiedendo che i finanziamenti della campagna non vadano alle loro organizzazioni ma direttamente a lui. Decisione che ha di fatto tagliato i fondi a John Podesta, ex capo staff di Bill Clinton, che con il suo gruppo Fund for America si apprestava a intervenire nella campagna. Obama tiene pure a distanza gruppi come il Democratic leadership council, anima del partito ai tempi dell’amministrazione Clinton, invece accoglie a braccia aperte i molti clintoniani che si stanno avvicinando a lui.
L’ultima è Patty Solis Doyle, fino a 2 mesi fa manager della campagna di Hillary, che presto comincerà a lavorare con Obama. Strada in salita per McCain, non solo perché molti grandi finanziatori di George W. Bush non sembrano intenzionati a sostenerlo. «Il brand del Partito repubblicano è seriamente danneggiato e non è detto che McCain ce la faccia a trovare una nuova direzione» valuta il sondaggista John Zogby. Solo il 39 per cento degli americani dice di identificarsi oggi con il Partito repubblicano, contro il 53 per cento che si dichiara democratico. Il che porta il consulente Dick Morris a sintetizzare così il paradosso di questa campagna: «Da una parte c’è un candidato che non può essere eletto, Obama, nominato da un partito che non può essere sconfitto. Dall’altra c’è un candidato eleggibile, McCain, che corre per un partito destinato a perdere».
n
n
n
n
n
LEGGI ANCHE: Gli altri articoli di Panorama.it e gli speciali di New York Times, Cnn, del Washington Post e Youtube
- Lunedì 26 Maggio 2008


LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.