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Abusi sui bambini: quando l’orco è un operatore umanitario

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  • Tags: caschi-blu, Costa-dAvorio, Haiti, Nazioni-Unite, ong, operatori-umanitari, peacekeepers, sudan
  • Un commento

Bambini intorno a un soldato dell' ONU

I più piccoli hanno appena 6 anni, le più a rischio sono le ragazzine di 14-15 anni, ma neppure i loro coetanei hanno scampo. Spesso orfani, senza più nessuno che si preoccupi per loro o un posto dove vivere. Come quella giovanissima di Haiti che dormiva per strada quando “un gruppo di persone ha deciso di guadagnare qualcosa portandola a un uomo che lavora per un’organizzazione internazionale” ha raccontato un testimone teen ager. “L’uomo ha dato alla ragazza un dollaro e lei era felice di avere del denaro. Erano le due del mattino. Lui l’ha presa e l’ha stuprata. Il giorno dopo lei non riusciva neppure a camminare”.

Il rapporto di Save the Children. Queste parole crude, che svelano un orrore insopportabile sono state raccolte da Save the Children (leggi il rapporto), l’Ong che si batte per i diritti dei bambini. Per mesi il personale dell’organizzazione ha visitato il paese centramericano, la Costa d’Avorio e il sud del Sudan incontrando bimbi e adolescenti, ponendo domande difficili, ascoltando storie sulle mostruosità commesse da chi quelle piccole vite avrebbe dovuto proteggerle: caschi blu, personale dell’Onu, membri locali e stranieri delle ong, senza differenze di incarico e a volte di sesso. Sono coinvolti autisti, educatori, soldati e dirigenti, soprattutto uomini, ma anche donne.

Il tema degli abusi, cui la Bbc online ha dedicato oggi l’articolo di apertura, è riassunto in un rapporto dal titolo emblematico, Nessuno a cui dirlo. Perché accanto alle dimensioni sconcertanti del fenomeno, l’aspetto più odioso emerso da questa indagine è proprio il silenzio cui le vittime sono condannate per paura di non essere credute, di subire ritorsioni, di portare per sempre lo stigma della comunità, ma soprattutto di perdere i regali che gli aguzzini “umanitari” offrono come ricompensa per il sesso: “Sta usando quella ragazza, ma senza di lui lei non mangerebbe” confessa una giovanissima ivoriana.

Difficile ribellarsi. Nei paesi poveri, sconvolti da recenti guerre, molte famiglie, gruppi di rifugiati, villaggi interi e soprattutto bambini soli dipendono dalle organizzazioni umanitarie per la loro sicurezza, il cibo, tutto. Per questo ribellarsi contro gli aguzzini travestiti da salvatori può rivelarsi impossibile. “La gente non denuncia gli abusi perché teme che le agenzie smettano di lavorare qui e noi abbiamo bisogno di loro” riassume con spietata lucidità un ragazzo sudanese. “A chi dovremmo dirlo?” si chiede disperato un coetaneo di Haiti. “I poliziotti sono spaventati dai peacekeeper e non possono fare niente e poi ho sentito che anche la polizia fa queste cose”.

L’inferno è fatto di parole e gesti sconci, orribili lusinghe e violenze. Il 65 per cento degli intervistati ha identificato i commenti pesanti come il più frequente degli abusi di cui si macchia il personale umanitario, il 55 per cento ha riportato storie, soprattutto di ragazzine indotte a fare sesso in cambio di qualcosa da mangiare, del sapone e (raramente) beni di lusso come telefonini. Spinte a volte dagli stessi compagni di giochi che i mostri hanno trasformato in complici: “Tutti noi lavoriamo nel campo militare sin da quando i primi uomini sono arrivati qui nel 2003″ spiegano tre quattordicenni della Costa d’Avorio. “Vendiamo sculture e gioielli per dare una mano alle nostre famiglie. Se ci sono altre cose che vogliono e non ne possono parlare di fronte ad altre persone, ci invitano nelle loro stanze e lì chiedono ogni tipo di favore. A volte ci domandano di procurare loro delle ragazze, della nostra età. Spesso gruppi di otto o dieci uomini si dividono tra loro due o tre ragazze. Quando abbiamo provato a consigliare quelle più grandi, hanno rifiutato, le vogliono della nostra età. Alla fine abbiamo trovato alcune che l’avevano già fatto ed erano contente per i regali che venivano loro promessi. Lo sappiamo che è una cosa cattiva” concludono. “Ma così riusciamo a trarne dei profitti: soldi, ma anche magliette, orologi e scarpe da tennis”.

Meno frequente (30 per cento) ma anche più temuta la violenza sessuale da parte di singoli e gruppi. “Ogni tanto i militari vengono qui e stanno in un accampamento locale, che si trova vicino a una pompa dove vanno a prendere l’acqua anche le ragazze del villaggio” ha spiegato un teen ager del Sudan. “Questi uomini le chiamano e le portano nei loro alloggi. Una di loro è rimasta incinta e poi è scomparsa. E’ successo nel 2007 e ancora non sappiamo che fine abbia fatto”.

Organizzazioni coinvolte. Tuttavia i risultati dell’inchiesta di Save the Children squarciano il velo su un’emergenza che sfugge quasi completamente alle statistiche ufficiali: poche agenzie dell’Onu e praticamente nessuna grande Ong raccoglie e soprattutto pubblica dati su questo fenomeno. Tra il 2004 e il 2006 il dipartimento cui fanno capo i caschi blu (Dpko), che sono risultati i più coinvolti nei casi di abusi, ha rilevato 112 episodi, il Programma alimentare mondiale 2, l’Alto commissariato per i rifugiati 3 e i Volontari delle Nazioni unite 5. Neppure Save the children è immune e nel 2007 ha indagato su 15 casi, di cui sette riguardano accuse contro partner e otto contro il personale della stessa organizzazione, tre delle quali risultate infondate.

L’accaduto ha comunque portato, scrive l’Ong nel rapporto a un rafforzamento delle procedure di controllo interne. “Nonostante le dichiarazioni di impegno a risolvere il problema da parte dei governi e delle organizzazioni internazionali, il nostro rapporto documenta come gli abusi nei confronti dei minori continuino” commenta Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia, “e soprattutto ci lascia intendere che per ogni caso identificato ce ne siano probabilmente molti che rimangono nascosti o sconosciuti”. Che fare? Save the Children chiede all’Onu di far sì che nei paesi dove è forte la presenza di personale internazionale, sia reso più facile ai piccoli e alle loro famiglie riportare i casi di violenze e soprattutto che siano prese misure rapide nei confronti di chi le commette. Suggerisce infine la creazione di un super “cane da guardia” globale che tenga sotto controllo gli sforzi compiuti dalle agenzie e dalle ong internazionali per contrastare gli abusi.

Scandali sessuali e peacekeepers: conferenza Onu 2007

Il VIDEO servizio:

  • froiatti
  • Martedì 27 Maggio 2008
Francia: Tv pubblica senza spot »
« Pechino 2008: famiglie e medaglie

Commenti

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Il 27 Maggio 2008 alle 14:38 Portatori di pace II « L’isola dei Lotofagi ha scritto:

[...] Il peggio e’ quando queste cose le fanno quelli (caschi blu dell’ONU e dipendenti delle Ong) che in teoria sono li’ per sfamare, aiutare, proteggere; e sotto il ricatto della necessita’, che impone il silenzio alle piccole vittime. [...]

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