- Tags: Afghanistan, caveat, Isaf, kabul, Nato, regole-di-ingaggio, talebani
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L’acceso dibattito degli ultimi giorni intorno alla modifica dei caveat che limitano l’impiego delle truppe italiane in Afghanistan nasconde in realtà un’altra questione spinosa: quella del conseguente cambiamento delle regole d’ingaggio applicate dal nostro contingente.
Caveat e regole d’ingaggio. Si tratta infatti di due aspetti diversi anche se tra loro strettamente legati. I caveat sono i limiti imposti dalla politica all’utilizzo dei contingenti militari. Uno dei più importanti tra quelli finora adottati dall’Italia in Afghanistan riguarda i tempi di risposta alle richieste alleate di supporto in settori diversi da quelli presidiati dagli italiani nell’ovest afghano e a Kabul.
Finora Roma si prende ben 72 ore per rispondere agli alleati, un tempo volutamente eccessivo per le esigenze operative che infatti ha impedito l’invio di truppe e mezzi italiani in aiuto ai britannici nella provincia di Helmand che confina con il settore occidentale a comando italiano.
Le regole d’ingaggio definiscono in quali condizioni e con quali modalità i soldati possano aprire il fuoco contro i talebani. Alcuni paesi che aderiscono all’Isaf applicano già da due anni le Roe (Rules of Engagement) che consentono di attaccare preventivamente i talebani mentre Italia, Germania, Spagna e altri paesi non consentono ai propri soldati di condurre azioni offensive.
Risposta da 72 a 6 ore. Abbreviando i tempi di risposta italiani alle richieste alleate a sole sei ore le truppe italiane si rendono disponibili ad essere impiegate anche in settori diversi. In pratica significa appoggiare britannici, canadesi, olandesi, americani e australiani che nel sud conducono azioni belliche e offensive. Il comando inglese non chiederà certo il supporto italiano per distribuire viveri e giocattoli a orfani e vedove ma più probabilmente sarà interessato a poter contare sulle forze speciali della Task Force 45, sugli elicotteri da attacco Mangusta o sui fanti aeromobili della Brigata Friuli oggi schierati tra Herat e Farah.
Per questo modificare i caveat per consentire ai nostri soldati di affiancare gli alleati che la guerra contro i talebani la combattono per davvero significa che il nostro contingente dovrebbe adottare, per coerenza pratica, regole d’ingaggio “combat” simili a quelle degli anglo-americani. Roe (Rules of Engagement) che consentiranno innanzitutto ai nostri soldati di partecipare direttamente alle operazioni contro i talebani anche nel nostro settore dove la caccia ai jihadisti viene finora effettuata dalle truppe afghane e dagli americani dell’operazione Enduring Freedom. Del resto tra Shindand e Farah, i punti più critici del Regional Command West guidato dal generale Francesco Arena, la situazione sta peggiorando rapidamente con attacchi ai comandi di polizia, attentati suicidi nei mercati e bombe stradali che ieri hanno ucciso 8 civili nel distretto di Delaram. Un attentato che cade a soli due giorni dall’attacco mortale che ha ucciso un militare americano e due afghani nel distretto di Bala Buluk durante un combattimento nel quale sono morti anche 15 talebani.
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- Mercoledì 28 Maggio 2008

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Commenti
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Il 2 Gennaio 2010 alle 14:44 Rassegna Stampa Militare ha scritto:
[...] Fonte: http://blog.panorama.it/mondo/2008/05/28/afghanistan-perche-dopo-i-caveat-litalia-deve-cambiare-le-r… [...]
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