Sui giornali israeliani il tam tam è sempre più forte: gli Usa bombarderanno l’Iran per evitare che Teheran possa sviluppare la bomba atomica. Una delle tesi più accreditate è quella lanciata pochi giorni fa dal quotidiano Jerusalem Post secondo cui George W. Bush darà l’ordine di attaccare Teheran prima di terminare il suo mandato. Da tempo anche importanti analisti arabi scommettono sul blitz tra luglio e settembre. Il presidente americano, in un’intervista rilasciata settimana scorsa, al termine del suo secondo recente viaggio in Medioriente, ha ribadito la volontà di perseguire la strada diplomatica, ma ha anche specificato che con gli ayatollah l’opzione militare è ancora sul tavolo. Una scelta, questa, che avrebbe l’appoggio anche del candidato repubblicano John Mccain, che alcuni mesi fa, in un comizio elettorale, diede luce verde al bombardamento su Teheran.
Il comizio di McCain
La parola all’esperto. “Io sono abbastanza sorpreso del fatto che non ci sia ancora stato”, spiega a Panorama.it John Pike, uno dei più quotati esperti militari statunitensi, già direttore di GlobalSecurity.org, fondata nel 2000 e nota come uno dei più autorevoli think tank indipendenti sulle questione geo-strategiche e di intelligence. Dal suo osservatorio di Alexsandria, Virginia, Pike sembra scommettere non sul se, ma solo su quando verrà lanciato l’attacco. “Mi chiede quali politiche si possono adottare con Teheran? Si può far finta che gli iraniani non vogliano costruire la bomba atomica. Oppure accettare il fatto che tra poco l’avranno”. Traduzione: si può prevedere qualche altro sforzo diplomatico, ma il blitz è qualcosa di più di un’ipotesi. I piani militari del resto sono già pronti. Tra Iraq e Golfo Persico, gli Usa dispongono già delle forze sufficienti per colpire. L’elenco degli obiettivi è stato stilato da tempo. Nel mirino ci sono la centrale nucleare da 1000 mega-watt di Bushehr, le strutture di Nataz e Arak. Ma, come è trapelato nei mesi scorsi, i missili e gli aerei che partiranno dalle portaerei e dalle basi del Golfo potrebbe essere diretti anche contro alcuni bersagli militari convenzionali, come le caserme delle Guardia Rivoluzionaria Islamica, i Pasdaran.
Strike di poche ore. “Non ci saranno segnali che ci indicheranno che l’attacco è vicino” dice ancora John Pike. “Semplicemente, un giorno ci alzeremo e sapremo che sarà stato fatto”. Secondo il direttore di GlobalSecurity.org, non sarà una campagna aerea di giorni, ma uno strike di poche ore. Un’operazione chirurgica e limitata accompagnata da un chiaro messaggio alle autorità di Teheran: nessuna ritorsione oppure colpiremo altri obiettivi. E cioè: la Casa Bianca non punta certo ad un’escalation, ma è disposta ad affrontarla. Anche perché questa minaccia potrebbe evitare possibili ripercussioni politiche e militari nel vicino Iraq, a maggioranza sciita. “Non possiamo farci molte illusioni. Gli Usa e Israele sono convinti che gli Ayathollah vogliano la bomba atomica. Se non saranno gli Stati Uniti a colpire, lo faranno gli israeliani. Nessuno crede in una soluzione diplomatica”. Di questo avrebbe parlato George W. Bush nelle sue recenti visite in Israele e in Arabia Saudita. Ottenendo luce verde anche da parte araba. L’ascesa dell’Iran come potenza nucleare fa molta paura anche ai governi sunniti della regione.
Ahmadinejad sulla tv iraniana
- Mercoledì 28 Maggio 2008

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Commenti
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Il 28 Maggio 2008 alle 11:40 melloni ha scritto:
Si sapeva già da mò che per compiacere “l’unica democrazia del Medio Oriente”, essa sì abilitata ( da chi ? ) a possedere qualcosa come 300 o, addirittura, 500 ordigni nucleari - ordigni, non impianti civili ! - la più screditata amministrazione della non gloriosa storia statunitense è pronta da alcuni mesi a rischiare il peggio, forse a novembre. “Semplicemente, un giorno ci alzeremo e sapremo che sarà stato fatto”. Già fattoooo!!! Ma non sarà una semplice iniezione … Occhio al calendario !
Il 28 Maggio 2008 alle 19:54 outdoor ha scritto:
Grazie a Panorama per l’informazione. Per la conferma di questa iniziativa militare non dobbiamo attendere le dichiarazioni del sig. John Pike, “uno dei più quotati esperti militari statunitensi”. Basta osservare l’andamento del prezzo del petrolio degli ultimi sei mesi. E’ aggiottaggio o, se volete in linguaggio piu’ profano, imboscamento della merce in oggetto. Viste le variabili in giuoco ed il ventaglio delle opzioni, il Governo dovrebbe scriversi la fatidica lista delle priorità. A buon intenditor…….
Il 29 Maggio 2008 alle 12:37 pierpaolo ha scritto:
“Io sono abbastanza sorpreso del fatto che non ci sia ancora stato”
Sì, anch’io.
Però non ci spiegate perché non c’è ancora stato. Qualche buon motivo ci dev’essere, oppure a Washington sono tutti scemi? (eccetto il buon John Pike, ovviamente).
Se questo buon motivo c’era, perché dobbiamo pensare che non ci sia più?
Ovviamente, l’ipotesi dell’attacco chirurgico (tipo daily hospital) è semplicemente demenziale. Una conseguenza non potrà essere evitata: l’uscita dell’Iran dal Trattato di Non Proliferazione.
Dopo di che Israele si spopola di sionisti (gli arabi, invece, rimangono). E che fanno gli USA?
Il 29 Maggio 2008 alle 13:34 melloni ha scritto:
«Un popolo che è stato regolarmente perseguitato da duemila anni è moralmente giustificato, in termini di giustizia distributiva, ad essere particolarmente spietato quando si tratta di aver cura della propria esistenza, specie in materia di diritto morale - che dico, di dovere - di uccidere ed essere ucciso, se ciò è essenziale per garantire la propria esistenza, fosse pure al prezzo di altri valori e di altre persone. Allo stesso modo, i dirigenti ebraici devono sostenere le misure durissime prese contro terroristi che, potenzialmente, mettono in pericolo degli ebrei, anche al prezzo di violazioni di diritti dell’uomo e del diritto umanitario internazionale. E se la minaccia è particolarmente grave, il ricorso ad armi di distruzione di massa da parte di Israele è giustificato quando sia necessario ad assicurare la sopravvivenza dello Stato, per quanto grande sia il numero di vittime civili innocenti. Data la situazione attuale del popolo ebraico, l’imperativo di garantire la sua esistenza è un dovere morale imperativo, che supera tutti gli altri»
Yezekhiel Dror, «When Survival of the Jewish People Is at Stake, There’s No Place for Morals», Forward, 23 maggio 2008.
Grande, sintetico esempio dello spirito apocalittico ebraico. Avanti così che va bene ! Evviva Israele ! Evviva il popolo eletto !
Il 23 Settembre 2010 alle 11:59 Il vicepremier israeliano: pronti ad attaccare l’Iran - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] il vice primo ministro aggiunge che l’attacco militare contro l’Iran sarà realizzato “con l’accordo, con la comprensione e con l’appoggio degli Stati Uniti”. Lui stesso è reduce da un viaggio a Washington, dove ha trattato ai massimi livelli la [...]
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