Il Messico? Potrebbe presto essere ricordato come l’esempio classico di fallimento dello stato, almeno per quanto concerne le politiche di sicurezza e di lotta al narcotraffico. A sostenerlo, oltre all’agenzia Usa Stratford, sono i 420 morti ammazzati solo a maggio, di gran lunga il mese più sanguinoso della recente storia messicana. Al centro dell’emergenza lo stato di Sinaloa, situato nel nord-est del paese sulla costa del Golfo della California ma, soprattutto, base dell’omonimo cartello della droga che ha scatenato la guerra. Per cercare di porre un freno alla mattanza, il presidente messicano Felipe Calderón ha inviato con la massima urgenza duecento soldati specializzati in lotta al narcotraffico e guerriglia urbana che si andranno ad aggiungere ai 2.700 uomini di Polizia, Esercito e Marina, già sul territorio da metà maggio.
Narcos all’attacco. Ma è a Culiacán, la capitale di Sinaloa, che l’attacco alle forze di polizia si è fatto più cruento, con sette poliziotti abbattuti il 27 maggio scorso. Testimonia lo scrittore messicano Elmer Mendoza, già vincitore di numerosi premi internazionali: “Vivo in una città sotto assedio. In panetteria e al mercato di frutta spuntano giovani soldati con in pugno fucili Barret calibro 50. Sono piccoli di statura e probabilmente vengono dal sud del paese. Il presidente ha dichiarato guerra al narcotraffico e ha conquistato tre città: Ciudad Juárez, Tijuana e Culiacán, la mia”.
Ma se è una vera conquista lo dirà il tempo perché la guerra contro il narcotraffico, trasformatasi in una vera e propria emergenza nazionale, è tutt’altro che vinta. Per Stratford, tradizionalmente vicina all’intelligence di Washington, l’escalation della violenza dei cartelli di droga messicani potrebbe rendere plausibile un intervento statunitense nelle aree sotto attacco. A cominciare da Ciudad Juárez, città dello stato di Chihuahua sulle rive del Rio Grande di fronte alla texana El Paso, lo scorso fine settimana messa a ferro e fuoco dalle bande dei narcos. Che avevano avvertito per e-mail che sarebbe stato il week-end “più sanguinoso della storia” e che, purtroppo, hanno mantenuto la promessa. Solo domenica 25 maggio i morti ammazzati sono stati 25, tra cui 8 poliziotti.
L’iniziativa di Calderon. Per cercare di arginare la violenza, giovedì 29 maggio Calderón ha incontrato d’urgenza i governatori degli stati di frontiera statunitensi. A Bill Richardson (New Mexico), Tick Perry (Texas) e Arnold Schwarzenegger (California), ha ricordato che “la battaglia contro il narcotraffico che sta combattendo il Messico tutti i giorni costa la vita ai poliziotti del mio paese, nonostante la maggior parte dei consumatori di questa droga sia statunitense”. In sintesi: noi ci mettiamo i morti, voi i consumatori. Per evitare di essere accusati di “stare a guardare”, tutti e tre i governatori si sono detti favorevoli alla cosiddetta “Iniziativa Mérida”, il piano statunitense di finanziamento alla lotta contro il narcotraffico in Messico che dovrebbe essere approvato dal Congresso e che prevede un primo stanziamento di 450 milioni di dollari.
- Lunedì 2 Giugno 2008
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Il 19 Giugno 2008 alle 15:38 Sin City - Sin Nation : Giornalettismo ha scritto:
[...] LA GUERRA - I cartelli della droga messicani sono in piena attività: fanno 40 miliardi di dollari di ricavi l’anno, soprattutto esportando negli USA, pari quasi al 5% del PIL messicano. I narcotrafficanti hanno deciso di alzare il tiro: alti funzionari della polizia sono stati uccisi proprio a Città del Messico, e non in una roccaforte dei narcos come la città di Sinaloa; nel mese di Maggio sono morte 420 persone, e 15 poliziotti sono morti soltanto nei giorni 25 e 27… praticamente una guerra civile, di intensità neanche tanto bassa. Gli USA temono che la violenza passi oltre in confine, arrivando fino in California e nel resto degli States, e hanno pronto un piano di aiuti militari, la “Merida Initiative“, che potrebbe costare agli USA un paio di miliardi di dollari nei prossimi anni: una cifra non trascurabile, anche se si considera che gli Stati Uniti già spendono 45 miliardi di dollari l’anno per combattere la “war on drugs“. Con in mano il 5% del PIL, i trafficanti possono fare concorrenza alle capacità militari del governo messicano, e potranno probabilmente ridere dei 500 milioni di dollari iniziali della iniziativa “Merida“. [...]
Il 22 Marzo 2009 alle 17:31 La “guerra preventiva” di Barack: uomini e armi contro i Narcos messicani » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] La dimensione della guerra è in un numero: 7.200. Dall’inizio del 2008, secondo le autorità messicane, è il numero di persone che sono morte nel paese centroamericano a causa del narcotraffico. Duecento delle quali decapitate “come avvertimento”. Intere città nel nord del Messico sono in mano ai narcos e gli scontri sempre più violenti delle bande armate con l’esercito lasciano sul terreno molte vittime. Il presidente Felipe Calderòn ha fatto della guerra senza quartiere ai cartelli la principale sfida del suo mandato, schierando i militari perché buona parte della polizia si è dimostrata foraggiata dai trafficanti. “I miei uomini muoiono ogni giorno ma la maggior parte dei consumatori di questa droga è americana” si è lamentato Calderòn con i governatori di California, New Mexico e Texas. Presto però il presidente messicano avrà un alleato importante: Barack Obama. Il presidente americano è preoccupato dell’instabilità del popoloso vicino meridionale. Ma il centro delle sue preoccupazioni non è più l’immigrazione illegale, bensì il traffico di droga. E così ha deciso di inviare in Messico agenti federali, tecnici militari e risorse per combattere i cartelli attivi nel nord del paese. Un impegno reale sul campo, oltre al sostegno finanziario che era stato deciso da Bush con il piano Mérida. Lo svela il Washington Post, secondo cui si tratta della prima importante iniziativa in tema di sicurezza domestica (anche se riguarda uno stato confinante più che il territorio americano) della nuova amministrazione. Città del Messico sarà visitata presto da Hillary Clinton e dal segretario alla sicurezza nazionale Usa Janet Napolitano, incaricata da Obama di studiare un piano di sicurezza per il confine. E di intensificare l’azione della polizia nella persecuzione dei trafficanti negli Usa. Non solo di droga, ma anche di armi. Lo stesso presidente visiterà il Messico a metà aprile. Parallelamente, dice il quotidiano della capitale statunitense, l’offensiva sarà anche finanziaria per tracciare i percorsi dell’ingente quantità di denaro (stimata da 18 a 39 miliardi di dollari) mobilitata dal narcotraffico tra Messico e Stati Uniti. E’ stato l’aumento degli episodi violenti al confine tra due paesi (con i narcos dotati di veri e propri arsenali militari a Ciudad Juarez) a convincere gli esperti della sicurezza interna che la questione doveva essere messa sullo stesso piano di importanza delle guerre in Iraq e Afghanistan e della stabilità del Pakistan. Se lo Stato messicano capitola contro i signori della droga, questo il ragionamento, poi dovremo trovarci noi a fare i conti con loro ai nostri confini. Una “guerra preventiva”, insomma, anche se gli Usa si limiteranno a inviare personale specializzato e aiuti. Per ora. [...]
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