“Stanotte è la fine di uno storico viaggio e l’inizio di un altro. Stanotte posso dire, dopo 54 dure battaglie, che sarò il candidato democratico per la presidenza degli Stati Uniti”. Il senatore Barack Obama, il primo nero nella storia americana ad avere concrete possibilità di diventare presidente degli Stati Uniti, ha proclamato questa notte a St. Paul (Minnesota) la vittoria nella sfida infinita per la nomination democratica.
Il discorso della vittoria a St. Paul
Trattativa segreta. Ormai matematicamente sconfitta, Hillary Clinton sta meditando il momento più adatto per annunciare il ritiro. A quanto scrive la stampa americana, sono in corso trattative segrete tra lo staff di Obama e quello di Hillary per assegnare all’ex First Lady una carica chiave, come quella di vicepresidente o di presidente della Corte Suprema. In attesa della rivincita presidenziale nel 2012, quando la Clinton avrà 65 anni, un’età ancora adatta per candidarsi a presidente degli Stati Uniti. Obama ha reso omaggio alla sua sfidante con parole che indicano la voglia di mettersi alle spalle le spaccature di un anno di campagna elettorale giocata sul filo della tensione e della delegittimazione reciproca. “È una leader che ha ispirato milioni di americani con la sua forza e il suo coraggio. Io sono oggi un candidato migliore perché ho avuto l’onore di competere con Hillary Rodham Clinton”. Un modo, anche, per ricompattare l’elettorato e allontanare l’incubo della scissione interna di cui negli ultimi giorni ha parlato la stampa americana, con i Clinton come punte di diamante della spaccatura all’interno del partito democratico.
Sfida McCain-Obama. Obama ha celebrato la sua vittoria in un luogo altamente simbolico: lo stesso palazzo dello sport dove a settembre si svolgerà la convention repubblicana che proclamerà ufficialmente la candidatura del senatore John McCain, l’eroe del Vietnam che, stando agli ultimi sondaggi, potrebbe perdere contro il senatore dell’Illinois.
Obama, con gesto di sfida, si è preso il gusto di iniziare la fase finale della campagna elettorale, quella contro i repubblicani, dalla ‘tana’ del nemico attaccando il repubblicano per la sua politica troppo simile a quella di George W. Bush. “Non si può parlare di cambiamento quando McCain ha votato per George Bush al Senato il 95 per cento delle volte - ha detto Obama - Non è cambiamento quando offre altri quattro anni di politiche economiche di Bush. Non è cambiamento quando promette di continuare la politica in Iraq che chiede tutti ai nostri coraggiosi soldati e niente ai politici iracheni”.
Yes, we can. Obama ha parlato ad una folla di oltre 30 mila persone, 17 mila nello stadio e 15 mila fuori, con il suo tono ispirato e carismatico strappando frequenti applausi e cori del caratteristico ‘Yes, we can’ diventato da tempo il grido di battaglia dei suoi sostenitori. “America, questo è il nostro momento, questo è il nostro tempo - ha detto alla folla - È il momento di voltare la spalle alla politica del passato e di offrire una nuova direzione al paese che amiamo. Il viaggio sarà difficile. La strada sarà lunga. Ma se restiamo uniti, ce la possiamo fare”.
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- Mercoledì 4 Giugno 2008


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